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Napoli femminile: passione e valori per raccontare una città nel calcio

Silvia De Martino 23/01/2023
Updated 2023/01/22 at 5:57 PM
10 Minuti per la lettura

L’intervista al Presidente Onorario Raffaele Carlino

Una maglia azzurra simbolo di un’intera città. Una squadra in campo nel nome della sirena Partenope. Un gruppo di donne, cresciuto, trasformatosi negli anni, ma che continua a portare alti i valori dello sport sano e del sacrificio e la dedizione indispensabili per arrivare a giocare ad alti livelli. Il Napoli Femminile è una società calcistica, che ad oggi milita in Serie B, che ha creduto nel movimento del calcio femminile in tempi in cui “correre dietro ad un pallone” era un privilegio solo per uomini. «Nel 2004 riuscivamo a stento a schierare undici giocatrici in campo – ha raccontato il Presidente Onorario e fondatore del Napoli Femminile, Raffaele Carlino –, ma con quelle ragazze vincemmo tre campionati consecutivi partendo dall’eccellenza. Con gli anni mi sono totalmente appassionato al calcio femminile, perché vedevo le giocatrici fare immensi sacrifici per la maglia, ricevendo solo un rimborso spese».

Il Napoli Femminile racconta una storia di passione per il calcio, senza dubbio, ma ancor di più per la terra: un legame indissolubile con la città di Napoli. «All’inizio noi eravamo uno dei pochi capoluoghi di provincia, non c’erano Juventus, Inter, Milan. Era un movimento con poche iscritte, poi piano piano c’è stato questo boom: ad oggi siamo arrivati a 300/400 iscritte». Una crescita esponenziale, che ha portato ad avvicinarsi al calcio un numero sempre maggiore di giovani atlete e all’introduzione del professionismo in Serie A. «L’unica cosa che mi auguro è che finalmente arrivi un po’ di pubblico a sostenere il calcio femminile: la cosa più bella per le ragazze è vedere le persone che riempiono gli spalti –. Continua Raffaele Carlino –. A Napoli purtroppo abbiamo un po’ di problemi con le strutture: quando eravamo in Serie C e giocavamo allo Stadio Collana facevamo 2.000 spettatori, mentre in Serie A lo scorso anno a Cercola 100/200, vista la lontananza. Il nostro obiettivo è far tornare Napoli a Napoli, quindi al Collana dove siamo nati».

Cosa rappresenta per lei il Napoli Femminile?

«Rappresenta Napoli. Se un domani ci fossero sei o sette napoletane in squadra, sarei l’uomo più felice del mondo, perché dobbiamo rappresentare la città anche con le nostre calciatrici. Un esempio è Paola Di Marino, che sta con noi da sempre. Il nostro capitano è l’emblema di come le napoletane possono giocare a calcio e difendere i colori della città».

Qual è il suo ricordo più bello con il Napoli Femminile?

«Quando la pandemia mise in pausa il campionato, eravamo a +5 e non sapevamo come sarebbe andata a finire. Mi ricordo che ero sul treno da solo quando mi arrivò la notizia che eravamo salite in Serie A: mi commossi davvero tanto, fu bellissimo. Anche la partita che vincemmo a Roma con la Lazio fu stupenda: eravamo in 300/400 ed andammo in trasferta con tre pullman. Fu la giornata decisiva per salire in Serie A: sono partite che ti restano nel cuore».

Cosa ne pensa di questa stagione che sta vivendo il Napoli Femminile?

«A prescindere dai risultati, ho ritrovato giocatrici con la passione e i valori che voglio nel Napoli. Queste ragazze sono un bel gruppo, sono coese e hanno la giusta passione: questo per una società è la cosa più importante. Preferisco una ragazza meno tecnica, ma più attaccata alla maglia e alla città. Bisogna scendere in campo con la passione, la voglia e soprattutto rappresentando Napoli. Noi siamo un popolo tosto, grintoso, passionale, non molliamo mai: se abbiamo questi valori possiamo anche vincere il campionato».

Guardando al futuro, quali sono le aspirazioni del club? Oltre quella, ovviamente nel breve periodo, di tornare in Serie A…

«Dobbiamo rafforzare la società con nuovi sponsor e nuovi soci, perché in Serie A diventa molto competitivo, avendo tutti i club con il comparto maschile alle spalle. Non vogliamo fare la comparsa: non ha senso andare in Serie A per poi lottare per la retrocessione. Dobbiamo fortificare il nostro settore giovanile, con cui già stiamo lavorando bene, in modo tale da dare risorse alla prima squadra. Bisogna trovare nuovi sponsor che ci permettano di avere marchi importanti sulle nostre maglie e cercare, con i nostri direttori, di trovare calciatrici giovani e di prospettiva. Ci vuole molta più competenza per arrivare e restare in Serie A: gli errori del passato devono servirci per arrivare con delle professioniste ed essere una squadra di Serie A».

Paola Di Marino e il suo sogno con la maglia azzurra: l’intervista al capitano

Un cuore azzurro che batte e lotta in campo per la città di Napoli. Paola Di Marino, con oltre 200 presenze in maglia azzurra, ha custodito il suo sogno, ha lavorato per realizzarlo e ad oggi è il capitano del Napoli Femminile. Ai microfoni di Magazine Informare la calciatrice dalle origini procidane ha raccontato la sua storia e la sua passione per il Napoli Femminile.

Cosa ti ha portato da bambina a giocare a calcio?

«Credo fosse inevitabile, avevo sempre un pallone in mano ed ero poco interessata ad altri giocattoli. Fin dall’elementari, giocavo tutti i giorni nel cortile della scuola con i miei compagni. Ciononostante, a quell’età facevo danza, perché mia madre non voleva che giocassi a calcio. Mi piaceva, ma sapevo che il mio cuore era da un’altra parte. Infatti, alla fine ha vinto il calcio: non ho mai smesso di pensarci, finché non sono riuscita a realizzare il mio sogno».

Com’è iniziata la tua avventura con il Napoli Femminile?

«A 14 anni non è più permesso alle ragazze di giocare con i maschi. Di smettere non se ne parlava e quindi continuavo a giocare tutti i giorni per strada con i miei amici. Ed è lì infatti che mi videro e fui chiamata a fare un provino per il Napoli Femminile. Così ho scoperto la mia strada».

Ricordi la tua prima partita con la maglia azzurra?

«Il mio esordio con il Napoli è stato in Coppa Italia contro la Lazio nel 2008, credo. La partita si giocava a Roma e giocai da terzino. Non ricordo molto, se non una grandissima emozione ad indossare quella maglia che era stato il mio sogno fin da bambina. Ero tra le più piccole e ricordo poco della partita se non che perdemmo, ma provai una grandissima felicità».

Le lacrime al termine del derby con il Pomigliano dello scorso anno, simbolo del tuo legame con la maglia: come hai vissuto la retrocessione della stagione passata?

«La retrocessione della scorsa stagione è stata probabilmente la sconfitta più dura da digerire in maglia azzurra. Dopo la grande rimonta e salvezza dell’anno precedente, è stato molto doloroso retrocedere di nuovo. La città merita di stare in alto e per questo, nonostante la sofferenza, l’ho subito presa come una nuova sfida. Ora abbiamo di nuovo il compito di riportare questo Napoli in Serie A».

Cosa significa per te giocare a Napoli e indossare la fascia da capitano?

«Giocare a Napoli è un’emozione indescrivibile. Mi rende il “lavoro” più facile, perché difendere qualcosa che si ama viene naturale e tira fuori il meglio di te. Difendendo la porta, difendo la squadra, la città e la mia casa. Indossare la fascia da capitano è sempre un onore che ancora stento a realizzare. Non è un ruolo che mi viene spontaneo, parlo molto poco. Cerco di trascinare dal campo, e quest’anno è facile, perché le mie compagne sembrano aver già imparato cosa significa Napoli».

Ci lasci un commento sulla stagione corrente?

«Abbiamo grandissime aspettative per questa stagione: c’è un grandissimo gruppo ed è lì la nostra forza. Il campionato è molto lungo e difficile, su 16 squadre soltanto una verrà promossa direttamente. Noi ci crediamo e io ho tanta fiducia in questa squadra».

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