Napoli esoterica: le superstizioni partenopee

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Nel resto del mondo superstizioni ed esoterismo non sono altro che antiche tradizioni che non trovano posto nella razionalità moderna, ma a Napoli è diverso. In questo luogo c’è spazio per l’irrazionale e per le credenze popolari.

I corni, più che un souvenir, rappresentano veri e propri amuleti che si donano a chi si vuol bene.
Bene e odio, i concetti alla base dell’esoterismo napoletano: quel “beato te” porta fortuna solo se a dartelo è qualcuno che ti vuole veramente bene altrimenti, come dicono i napoletani, “ti secca”.
E sì, perché a Napoli “ľuocchie sicche so’ peggio d’e scuppettate”, un modo di dire che sta a indicare quell’essere malfidati tipico dei napoletani, il pensare che in fondo la gente ti riservi sempre e comunque un pensiero cattivo.
Ma la magia di Napoli non si annida solo nelle abitudini del popolo, ma anche in una tradizione più oscura e sommersa.
Certe minacce mistiche si combattono con i metodi sacri, di solito però certi confini si confondono e si mescolano divenendo quasi la stessa cosa. Uno dei centri di condensazione mistica napoletani che si chiama San Domenico Maggiore.
Questa piazza, oltre a essere il crocevia della Napoli vecchia è anche snodo di leggende e di fatti occulti e misteriosi.
Per quella piazza ci passava il principe Raimondo De Sangro, simbolo vivente dell’occultismo napoletano, che all’interno della cappella di San Severo svolgeva misteriosi esperimenti alchemici, al limite tra magia e scienza, tanto strani da risultare misteriosi persino dopo trecento anni.
Ad esempio, è rimasto a lungo inspiegabile il metodo di imbalsamazione utilizzato per i due corpi presenti nei sotterranei della cappella. Con gli anni si è poi scoperto che delle due macchine anatomiche (così il principe le definiva) solo le ossa erano umane e il resto artificiale, ma ciò non rende di certo meno macabre i possedimenti di De Sangro.
È bene analizzare anche il metodo utilizzato per la costruzione del Cristo velato che, incredibilmente, sembra essere stata costruita prima di essere ricoperta dal velo.
A San Domenico Maggiore alberga un altro luogo mistico: palazzo Petrucci. Secondo le leggende popolari, questo risulta essere il palazzo più infestato di Napoli.
Ma il rapporto tra gli spiriti e i napoletani è anomalo.
Questi ultimi, infatti, trattano i fantasmi come la muffa. Certo la muffa come concetto non è mai gradevole: infesta, rovina e deteriora, ma in alcuni casi, la muffa, è positiva: contribuisce a insaporire formaggio e vino.
I fantasmi partenopei fanno esattamente questo: spesso distruggono, ma qualche volta, se trattati con riguardo ti aiutano. Ragionando su questo concetto due sono gli esempi che balenano alla mente. Per scoprire il primo è necessario avventurarsi nel Cimitero delle Fontanelle, un enorme cava di tufo che col passare dei secoli è divenuta il cimitero dei poveri e degli esuberi. In questo enorme ossario fino a qualche anno fa c’era il cosiddetto “culto delle capuzzelle” che consisteva nell’adottare un teschio, una capuzzella appunto.
Lo scopo di tale adozione consisteva nel curare le spoglie di quelle povere anime che, per le modalità truci della loro morte, si trovavano in un limbo, con la possibilità quindi di intercedere tra il mondo dei morti e quello dei vivi e, di conseguenza, di fare miracoli.
La chiesa ha ripudiato e vietato questo genere di ritualità, a riprova del fatto che certi atteggiamenti “mistici” hanno più a che fare col profano che col sacro, ma come è già stato riportato, questo limite per i napoletani non esiste.
Il secondo modo per accattivarsi gli spiriti, anche se più indiretto e instabile, è il metodo dei “monacielli”.
I monacielli sono creature che si potrebbero definire “border line”, infatti si comportano male o bene rispetto alla simpatia che provano nei confronti del padrone di casa.
Questa creatura viene chiamata monaciello perché, secondo le testimonianze di chi dice di averlo visto, è piccolo e incappucciato. Oltre che ai dispetti e a qualche piccolo fenomeno di poltergeist, il monaciello può farti trovare qualche piccolo regalino, a patto però da non rivelare a nessuno la sua presenza.
I misteri di Napoli sono troppi e tutti interessanti, e la cosa migliore che si possa fare è esplorarli con mano, toccarli, viverli.
Visitare Napoli da forestieri poi è ancora meglio, sono da invidiare coloro che la magia e i misteri di questa città non li hanno mai assaporati e se sono scettici ancora meglio, le suggestioni che vivranno nei luoghi bui e pregni di storia li colpiranno col doppio della forza.

di Giuseppe Spada


TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°208
AGOSTO 2020

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