Napoli e Brasile, un secolo di connessioni

Giovanna Di Pietro 10/07/2024
Updated 2024/07/10 at 1:15 AM
3 Minuti per la lettura

Un secolo di connessioni lega Napoli e il Brasile, a partire dagli anni Venti dello scorso secolo lo stile di vita partenopeo ha conquistato l’arte, la cultura e la musica brasiliana. Un secolo di immigrazione che, ancora oggi, continua a influenzare la nuova generazione di oriundi.

La nuova mostra al Museo MADRE di Napoli “Vai, vai Saudade” mette in luce il rapporto tra i due Paesi. A cura di Cristiano Raimondi, la mostra è un racconto dell’arte brasiliana a partire dal Dopoguerra. Grazie ai contributi di 52 artisti, il Brasile emerge come “una terra fertile di idee e rivoluzioni artistiche, un paese che ha saputo costruire un’identità basata sulla valorizzazione del multiculturalismo e fusione di linguaggi plurimi”. Infatti, l’influenza napoletana ha attecchito nel Sud America in diversi modi.

L’influenza meridionale in Brasile

L’influenza meridionale in Brasile si è concentrata soprattutto nella capitale, San Paolo, dove i primi immigrati napoletani arrivarono alla fine dell’Ottocento. Così, i costumi e gli usi partenopei, dalla cucina alla religione, diventano parte integrante della cultura brasiliana. L’immigrazione ha raggiunto cifre impressionanti agli inizi del Novecento, si calcola infatti che in soli 50 anni, a partire dal 1870, arrivarono in Brasile circa 1,5 milioni di immigrati italiani.

Attualmente, circa il 20% della popolazione brasiliana rivendica origini italiane, molti dei quali risiedono proprio a San Paolo. Un intero barrio della città brasiliana, Mooca, è divenuto famoso all’inizio del ventesimo secolo per la presenza di tantissimi immigrati italiani. Ancora oggi, il quartiere è popolato dai discendenti degli emigrati italiani, gli oriundi, dalle province della Campania e della Calabria. A dimostrazione di questo legame, a Mooca si celebra le tradizionale festa religiosa legata al Santo Patrono di Napoli, San Gennaro da circa un secolo.

Le influenze musicali

Oltre all’arte e al folklore, Napoli e il Brasile sono legati da numerosissime influenze musicali. A partire dagli anni ’50, diversi cantanti brasiliani proposero le loro reinterpretazioni delle canzoni tradizionali napoletane. È il caso della cantante Maysa Matarazzo, che interpretò “Malatia” in chiave jazz, e il cantante Osny Silva, che interpretò “Core ‘ngrato” nel 1953. A San Paolo, la canzone napoletana trova popolarità grazie al noto cantautore Adoniran Barbosa, che tradusse e ripropose diversi brani del repertorio partenopeo.

Gli anni Novanta segnano una svolta per la musica napoletana, che spopola in Brasile grazie alle reinterpretazioni di cantanti e musicisti brasiliani. Il chitarrista Toquinho, ad esempio, incise una versione strumentale di “Comme facette mammeta” e tradusse in lingua brasiliana “Tutta n’ata storia” di Pino Daniele.

Ancora oggi, Napoli si lega al Brasile grazie alle connessioni musicali di musicisti contemporanei, come i Comoverão, il duo formato da Simona Boo e Diego Imparato, e il gruppo femminile SesèMamà, formato da Brunella Selo, Elisabetta Serio, Annalisa Madonna e Fabiana Martone.

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