Se la tecnologia è riuscita a semplificarci tante attività, non sarà mai in grado di sostituire il potere e la bellezza di un libro e le emozioni e le riflessioni che solo dalle pagine di un libro possono derivare. Tutto questo si è capito grazie all’evento “Napoli Città Libro. Leggere una storia nuova” perché i libri sono riusciti a riunire una comunità intera e a far diventare Napoli per 4 giorni, dal 24 al 27 maggio, il centro del mondo. Istituzioni, esponenti culturali internazionali, scuole, famiglie e 120 case editrici hanno infatti partecipato al Salone del Libro e dell’Editoria allestito nel complesso monumentale di San Domenico Maggiore. Il progetto parte dal lavoro di tre editori napoletani Diego Guida, Alessandro Polidoro e Rosario Bianco che hanno costituito il comitato Liber@arte con lo scopo di far ritornare il Salone a Napoli dopo 9 anni.

L’evento, con Napoli in prima linea, è stato fondamentale per l’immagine dell’intero Sud Italia. Sono stati più di 20.000 i visitatori, un bilancio che ha inorgoglito gli organizzatori perché è stato inaspettato e ha fatto capire che se si investe per la cultura i benefici si traggono sempre. Proprio Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, vista la crescita che Napoli ha avuto sotto il profilo artistico-culturale nell’ultimo periodo ha affermato: «Abbiamo deciso di ripartire e di investire nel momento economico più difficile per l’Italia perché la cultura è tutto. Cultura e turismo vogliono dire orgoglio e economia». Partecipare al Salone e ascoltare i dibattiti che partivano dalle parole di un libro per poi diventare fonte di dialogo con esponenti culturali è stato un vero arricchimento. Questa rassegna, stando alla partecipazione, ai numeri, al successo e ai vantaggi che si sono avuti ha offerto tante chiavi di lettura. La prima è che Napoli sta dimostrando con i fatti che è cambiata, che grazie alla cultura, a questi eventi e a tutti coloro che la stanno scegliendo nell’ultimo periodo è rinata e si è ripulita un’immagine per troppo tempo sporcata dalla violenza e dalle sue debolezze. La seconda è che il Sud Italia con i cittadini in prima linea, pronti a rispondere e a collaborare in qualsiasi occasione, incarna la necessità del cambiamento. La terza è che se i libri hanno il potere di far capire e creare tutto questo, bisogna insegnare ai giovani che non si può e non si deve perdere l’abitudine a leggere, a toccare e girare le pagine, a riflettere partendo dalle parole di un libro.

La rivoluzione culturale parte da qui.

di Mara Parretta

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018