Napoli – Cinema e Diritti Umani

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Si è conclusa il 28 novembre la dodicesima edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, svoltasi per la prima volta online su un sito che ha offerto fino al 2 dicembre la visione al pubblico di tutti i film in gara.

Il festival, nato grazie all’associazione “Cinema e Diritti“, vuole promuovere i diritti universali raccontando, attraverso le immagini di film e documentari, la storia di persone e popoli in cammino per raggiungere gli obiettivi di libertà, democrazia e uguaglianza. L’obiettivo del festival è quello di rendere Napoli, con tutti i suoi problemi e le sue debolezze, una città centrale nella discussione dei diritti e della dignità umana. Da qui gli organizzatori credono possa partire una circolazione più libera e agevole delle informazioni che riguardano le trasformazioni sociali in atto, perché senza l’informazione anche gli altri diritti sono terribilmente mutilati e ogni decisione è falsata da gravi squilibri.

Questa edizione del festival è stata dedicata a Mario Paciolla, cooperante napoletano morto in circostanze ancora poco chiare nel luglio scorso, durante una missione Onu per supervisionare l’applicazione dell’accordo di pace firmato nel 2016 tra le Forza Armate Rivoluzionarie della Colombia e il governo colombiano.

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Il tema di quest’anno, “DIRITTI IN GINOCCHIO – PANDEMIA, SOVRANISMI E NUOVE DISCRIMINAZIONI”, è stato trattato attraverso l’intervento di numerosi ospiti. Personaggi come Mimmo Lucano e Alex Zanotelli e rappresentanti di Amnesty International e altre associazioni per la tutela dei diritti umani hanno sottolineato la necessità di assicurarsi che le limitazioni e i provvedimenti emergenziali resi indispensabili dalla pandemia non sovrastino la tutela dei diritti fondamentali delle nostre società.

Il Concorso Cinematografico è stato suddiviso in quattro sezioni (DOC, SHORT, YOUTH e CIAK MIGRACTION) e in 3 categorie di premi, oltre le numerose menzioni.

A vincere il primo premio della categoria Ciak Migraction è il documentario “Siamo qui da vent’anni” di Sandro Bozzolo. Il film, ambientato nella provincia di Cuneo, ci presenta la realtà della produzione agricola d’eccellenza nel territorio e tutta la mescolanza di popoli che si nasconde dietro di essa. Il regista è stato premiato dalla giuria per la sua abilità, anche se partendo dalla realtà di una piccola provincia, di affrontare il tema delle migrazioni da tutti i punti di vista, rappresentando sia le prime che le seconde generazioni di migranti e denunciando le leggi ingiuste che con le quali convivono nel nostro Paese.

I premi della giuria FICC (Federazione Italiana dei Circoli del Cinema) come cortometraggio e lungometraggio sono stati vinti rispettivamente da “The pain of the sea” di Mohammad Reza Masoudi e da “Colombia in my arms” di Jenni Kivistö e Jussi Rastas. Il primo ci racconta in soli 8 minuti l’inizio tragico e invisibile del viaggio di immigrati siriani e iracheni verso la Turchia. Il cinema del regista con la sua scrittura sobria, densa ed efficace, dovrebbe rientrare, dice la FICC, nei programmi educativi della scuola dell’obbligo. Nel lungometraggio di Kivistö e Rastas troviamo invece una visuale a trecentosessanta gradi della situazione colombiana. I registi approfondiscono le ragioni nascoste della falsa democrazia e ci mostrano la complessità politica dell’attuazione dell’accordo di pace tra governo e forze rivoluzionarie. Nel film si intrecciano le storie di un guerrigliero delle FARC, dei coltivatori di coca e di un aristocratico di destra.

Ad aggiudicarsi il Premio Human Rights Short è invece il cortometraggio svedese “2nd class” di Jimmy Olsson, che tratta della lotta all’odio e al razzismo attraverso l’istruzione delle nuove generazioni.

Infine il Premio Human Rights Doc va a “Digitalkarma” di Mark Olexa e Francesca Scalisi. Il documentario viene definito dalla giuria come la radiografia precisa, intima, straziante di un fenomeno sociale, quello dei matrimoni forzati, è tuttavia non un film banalmente informativo, ma un’opera di grande sensibilità, attenzione, capacità di relazione. Un film coraggioso che insegna senza pretendere di farlo.

di Marianna Donadio

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