maurizio de giovanni

Napoli attraverso gli occhi di Maurizio De Giovanni 

Silvia De Martino 14/06/2024
Updated 2024/06/15 at 1:25 PM
5 Minuti per la lettura

Napoli nel suo incessante scorrere caotico travolge ed impressiona chi con mente creativa cerca di immobilizzarla e in qualche modo di racchiuderla all’interno di un’opera artistica. Che sia essa un libro, un quadro, una scultura, un film. Napoli muove le corde dell’anima, di chi la vive, come figlio di questa città ed incantato se ne innamora, e di chi, passando invece, ne riesce a cogliere le contraddizioni e in esse anche la sua bellezza. Dall’anima partenopea prendono vita le parole, soprattutto nei romanzi dello scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. I suoi gialli, i suoi personaggi, le sue narrazioni dettagliate e approfondite hanno un comune denominatore: Napoli. «Nella mia letteratura Napoli è sempre protagonista, non è ispirazione. Riveste il ruolo centrale in ciò che scrivo: se non fossi stato napoletano, non avrei mai scritto nemmeno una parola».  

È l’amore, banalmente potremmo dire, che muove tutto. E quello stesso amore, anche per la propria città, può far sorgere la necessità di vivere quella connessione ad uno stadio più profondo: facendola diventare parte di sé, della propria creatività e narrazione. Napoli oggi è consapevole della sua bellezza e della sua attrattività verso il resto del mondo. Napoli oggi si apre a migliaia di visitatori ogni giorno. «Sono molto contento del fatto che si stia vivendo un periodo di enorme sviluppo turistico. In questo mondo digitale, in cui c’è un elevato passaparola ed una trasmissione immediata delle cose, avere una città che presenta sé stessa con questa bellezza, questa forza e questo interesse, è una cosa fantastica». Maurizio De Giovanni ai nostri microfoni, però, ci tiene a sottolineare un concetto importante. «Ciclicamente Napoli si è sempre proposta ai massimi livelli: abbiamo sempre avuto un’enorme creatività e, quindi, attrazione sul mondo. Vari artisti internazionali passavano per Napoli: era un viaggio di formazione culturale che rientrava nell’istruzione dei massimi esponenti della cultura europea e mondiale. Non c’è niente di nuovo sotto questo punto di vista. Abbiamo attraversato un lungo Medioevo, in cui, a causa di pessime amministrazioni e di un atteggiamento tutto italiano che lascia il Meridione ai margini, abbiamo avuto un’esclusione. Ma era l’esclusione ad essere impropria. Che Napoli sia una città da considerare ai vertici non è una novità».  

Il tassello mancante per lo sviluppo di Napoli 

«Quello che manca secondo me è una strategia di sviluppo culturale. È come se Napoli fosse stata colpita dall’improvviso benessere e proponesse sé stessa in maniera passiva. Mi sembra che sia lasciato tutto all’iniziativa individuale: c’è una reazione, ma non un’azione svolta con organicità. Vedo tutto molto lasciato in mano agli individui e alle istituzioni individuali: manca un coordinamento tra queste realtà». De Giovanni evidenzia, dunque, la mancanza di una progettualità che possa favorire questo movimento positivo. «Avremmo bisogno di un tavolo permanente fatto con industriali, operatori culturali e con le istituzioni: questi tre elementi che operino insieme per determinare le strategie di sviluppo. Si potrebbero organizzare festival della letteratura, dell’arte, del teatro e invece ci sono solo iniziative individuali che non hanno organicità».  

La Napoli del Commissario Ricciardi 

Un dono straordinario tormenta e stimola il Commissario Ricciardi, che nella Napoli degli anni ’30 risolve i misteri attraverso le immagini degli ultimi istanti di vita delle vittime. Un’ambientazione storica rigorosa, che nei dettagli rievoca e riporta in vita quella Napoli che fu. Quanto è lontana? «Napoli ha dei valori perenni, quali l’accoglienza, l’attitudine alla comunicazione interpersonale, il contatto tra le classi sociali. E questo, com’era ai tempi di Ricciardi, è vero ancora adesso. Ai tempi di Ricciardi Napoli era molto più emotiva, attraversata da passioni ed emozioni. Adesso Napoli è una capitale europea del terzo millennio e come tale deve essere considerata».  

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