È stata inaugurata questa mattina la mostra “Il Futurismo anni ’10 – anni ‘20”, costruita in esclusiva per Napoli, con straordinarie opere di Boccioni, Balla, Carrà, Severini ed altri importanti esponenti della prima e più importante avanguardia europea. L’esposizione, in programma dal 19 ottobre 2018 al 17 febbraio 2019, nella trecentesca Cappella Palatina del Maschio Angioino, presenta, per la prima volta insieme, sessantaquattro capolavori che raccontano venti anni del movimento.

L’arte, questo prolungamento della foresta delle vostre vene, che si effonde, fuori dal corpo, nell’infinito dello spazio e del tempo.
-Filippo Tommaso Marinetti-
[da ‘Manifesto tecnico della letteratura futurista’, Direzione del movimento futurista, 11 maggio 1912]

Promossa dal Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo, con l’organizzazione generale di C.O.R. – Creare Organizzare Realizzare, la mostra, curata da Giancarlo Carpi e Francesca Villanti, ospita importanti opere ammirate nelle principali collettive storiche del movimento futurista.
Per la coscienza dei cambiamenti apportati alla vita e alla percezione dell’uomo dalla modernità, l’immaginazione di questo stato di mutamento, nel Futurismo, letterario e pittorico, si è svolta attraverso tre dimensioni creative nuove e ricorrenti: la simbiosi con tecnologia, la simbiosi con la materia bruta, la simbiosi con i prodotti di consumo. La mostra ricostruisce lo sviluppo di questi temi dagli anni ‘10 agli anni ‘20, adottando un taglio sia iconografico – con al centro la rappresentazione della macchina, a volte umanizzata, dell’uomo, e della loro interazione – sia formale, entro le linee più generali della storia delle avanguardie.

Di seguito, una mia poesia dedicata al Futurismo, che ripercorre gli anni dedicati allo studio del movimento e che cerca, per certi versi, di incarnarne il carattere ironico e giocoso, spesso presente in alcuni scritti e componimenti:

“Al Futurismo”

Mi sovvenne d’improvviso
Un ricordo, poi un sorriso
Di quando un dì, senza preavviso
Iniziai, con far deciso
A indagar del movimento
Ogni impeto e tormento.
Eran molti, tutti matti
Più di tutti, Marinetti.
M’imbarcai in quell’impresa
Prima d’ora mai intrapresa
Di scovar giù nel profondo
Cosa c’era in quel gran mondo
Di persone coraggiose
Artisti, musici e… sciantose
Incurante che la cosa
Mai mi dava un po’ di posa
Tra città e cittadine
Scelsi Napoli, alla fine
Mi caricavo di mattoni
Che s’addicono ai secchioni
Molto tempo impiegai
Anni interi disperai
Nel veder un dì concluso
Quel lavor senza refuso
Molto ben me la cavai
Ad errar in quel viavai
Tra teatri e biblioteche
E con lor, persone allegre
Con cui mai io dialogai
Ma alla fin mi rallegrai
Con i loro manifesti
Che son folli, disonesti
Ma brillanti, mai funesti.

 

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