Naples sense of place, di Alex Trusty

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“Quello che ti colpisce di questo luogo è l’umanità, la generosità, l’ottimismo e la spensieratezza dei napoletani, l’attaccamento a questa città che non vogliono lasciare mai e dove vogliono sempre tornare”.

Alessandro Fidato, con il suo pseudonimo di Alex Trusty, fotografo appassionato ed entusiasta, ha da poco concluso la sua mostra fotografica “NAPLES SENSE OF PLACE” al Pan, palazzo delle Arti di Napoli. Lui nella vita fa il manager ma è sempre stato appassionato di fotografia in bianco e nero. Alex nasce a Roma ma, per il suo progetto, sceglie di immortalare Napoli e le sue bellezze a 360 gradi. Questo perché, ai suoi occhi, è una città che dà il vero “Sense of Place”: il senso del luogo, caratteristica di quei luoghi con una forte identità, una vera anima, per certi versi un luogo sacro, che li rende speciali ed unici. La mostra è stata un vero successo, a tal punto che presto potremo vederla esposta in un altro affascinante edificio partenopeo.

Alex, come si è appassionato al mondo della fotografia?
«La mia passione per la fotografia è nata quando ero solo un bambino. All’interno della camera oscura, mio padre, appassionato di fotografie e in particolare ritratti, sviluppava le sue foto e io, intanto, lo osservavo con curiosità. Ricordo con il sorriso le luci particolari e l’odore acidulo che caratterizza la camera oscura da cui è iniziato tutto. Da ragazzo, poi, ho coltivato il mio interesse intraprendendo dei corsi di fotografia, sempre più avanzati, per poi fare dei workshop con altri fotografi, fino a quando sono arrivato alla mia prima mostra al Pan».

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Lei è originario di Roma, perché ha scelto di immortalare Napoli per il suo progetto?
«Io sono un fotografo romano ma nella mia vita ho vissuto anche negli Stati Uniti, a Milano, e poi per 8 anni a Napoli. Napoli è un luogo affascinante e d’ispirazione per un fotografo, poiché citando il famoso architetto Gio Ponti: “Dio è stato molto generoso con Napoli: la collina ed il mare, e ancora il Vesuvio e le isole”. Questo per dire che è una città baciata dalla bellezza. Inoltre è anche ricca di panorami meravigliosi, che io ho immortalato in molte delle mie fotografie. Il così detto landscape, ovvero una specializzazione della fotografia, accompagnata anche dalla cityscape, altrettanto magnifica, cioè i paesaggi urbani, le stradine, i palazzi, i quartieri. Poi fondamentale, alla base di tutto, l’archeologia e la storia antichissime e straordinarie che fanno da colonna portante della città di Napoli».

Come si sviluppa il processo artistico di un fotografo come lei?
«La prima regola per un fotografo, è portare sempre con sé la propria macchina fotografica, in modo tale da essere sempre pronto a scattare non appena è ispirato. L’attenzione può essere richiamata da un edificio, da un vicolo, da un paesaggio, una persona, un’ombra, un raggio di luce. Successivamente, man mano, matura un’idea nella mente e nasce un progetto, basato su tale idea; così si dà il via alla ricerca e agli scatti. Per la creazione di un progetto, i soggetti scelti possono essere immortalati decine e decine di volte, da diverse angolazioni, a diversi orari del giorno, finché non si scatta esattamente la fotografia che rispecchia a pieno la tua idea e che farà parte della tua mostra. Inoltre, la fotografia è continua ricerca. Quando 5 anni fa ho deciso di creare Naples sense of place, ogni momento libero uscivo per le strade di Napoli e andavo alla ricerca dei soggetti giusti, tenendo ben in mente la mia idea. Poi, dopo migliaia di fotografie, ho scelto i 44 scatti esposti che rispecchiavano perfettamente la mia idea e rappresentavano al meglio il senso del mio progetto».

Alex, cosa vuole trasmettere con i suoi scatti?
«La fotografia è la mia avventura! Io cammino per le strade della città, mi fermo, percepisco delle sensazioni, provo delle emozioni e le trasformo in scatti. Io amo la fotografia e amo che le persone guardino con i miei occhi, attraverso le mie fotografie. Il motivo principale per cui scatto in bianco e nero è perché sono daltonico. Il mio obiettivo è proprio permettere alle persone di guardare la mia realtà attraverso i miei occhi che, per l’appunto, apprezzano molto di più le tonalità di grigio. Infine io amo comunicare con il mondo e per questo mi piace “scambiare gli occhi” con altri fotografi come me, confrontando i nostri scatti».

di Benedetta Calise

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N°218 – GIUGNO 2021

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