Nando Paone e il suo volo della libertà

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«Ho sentito subito molto vicino il personaggio, ma non per similitudine con il mio carattere, al contrario, essendo totalmente diverso da me, ho provato il gusto di esserne il contrario. Del resto cerco sempre di scegliere personaggi non molto vicini a me, per avere il gusto di calarmi in altre vesti. Credo da sempre che questa sia la prerogativa principe per un attore. Dunque, come tutti i personaggi che ho interpretato, porto con me sempre qualcosa. Pasquale Cardinale mi ha insegnato a manipolare con delicatezza i piccoli volatili, che prima di allora non riuscivo a prendere nelle mani».

A parlare è lui, Nando Paone, il celebre attore partenopeo, «innamorato da subito del progetto», che ha interpretato il ruolo del protagonista dell’intera sceneggiatura della pellicola, diretta da Carlo Luglio, dal titolo “Il ladro di cardellini”. Un lavoro attuale in cui i cardellini ed i personaggi hanno in comune il fatto di «essere ingabbiati da una problematica, che è quella di tutti gli esseri umani e, come in un’allegoria della vita, il protagonista della storia, grazie all’amore, spicca metaforicamente il volo della libertà».
Il film, girato interamente nei dintorni di Napoli, precisamente a Ponticelli, Barra, centri limitrofi e alcune località dei Monti del Matese, ha rappresentato per lo stesso Paone una riscoperta di luoghi che non conosceva «avendo vissuto gran parte della vita a Roma».
È stato, dunque, grazie al film ma soprattutto «alla sensibilità del regista, che ha scelto luoghi reconditi e le stradine meno conosciute di queste località, illuminate sapientemente da quel mago della fotografia che è Alessandro Abate, che ho potuto apprezzare quelle realtà considerate, ahimè, dai più come luoghi malfamati (escludo naturalmente il Matese), ma intrise di quella popolarità sana e struggente che solo Napoli ti può regalare». La partecipazione a questo film, nata da una chiacchierata informale con Gaetano Di Vaio, produttore della Bronx Film, ha portato successo al popolare attore napoletano tanto da ricevere, nell’ambito della diciassettesima edizione del “Montecarlo Film Festival”, il premio come migliore attore.
«Vincere un premio così importante – ha sottolineato Paone, voluto da Mico Galdieri, negli anni Settanta, da Gregoretti a Scaparro, da Dino Risi a Mario Monicelli fino ad Eduardo de Filippo – mi ha fatto ovviamente piacere, soprattutto perché una volta tanto il cinema commedia riceve un riconoscimento, guarda caso, all’estero e non in Italia, segno della visione più ampia che, in questo i francesi, maestri della commedia, hanno di questo filone.
Da noi – ha continuato – questo tipo di cinema non viene considerato come dovrebbe, perché ritenuto di serie B, anche se poi è quello che fa incassi al botteghino».

Di questa esperienza, l’attore porta dietro, tra l’altro, «le lunghe chiacchierate con il Maestro Pino Mauro, grande interprete della canzone napoletana e ottimo attore che, con la sua sapienza ottantenne e con i suoi racconti, talvolta anche dal risvolto drammatico, ci intratteneva spesso durante le pause della lavorazione». Alle spalle del noto artista vi è il consolidato sodalizio con Vincenzo Salemme, con il quale ha cominciato a lavorare «verso la fine degli anni 80 e, per lunghi anni, abbiamo condiviso successi e palcoscenico.
Lavorarci insieme è stata un po’ una rinascita; venivo dal teatro classico, dalla commedia dell’arte, avevo lavorato su testi classici napoletani. I suoi testi mi hanno aperto gli orizzonti del teatro moderno, della sua scrittura creativa. Lo spasso maggiore, l’ho provato nel cambiare ogni sera, fino all’ultima replica, qualcosa del testo o del modo di dire una battuta, sotto suo suggerimento. È il caso di dire che con lui non è stato mai possibile annoiarsi e far diventare routine l’essere in palcoscenico».
Di recente, lo abbiamo potuto apprezzare, sempre in teatro, ne “Il Don Giovanni” che lo ha visto protagonista con Alessandro Preziosi; «un’esperienza durata solo due stagioni, nelle quali posso dire di aver incontrato un bravo e serio professionista, molto lontano da quell’immaginario collettivo che lo vuole il bello della TV. Alessandro, che ha firmato anche la regia, si è dimostrato un valentissimo attore classico e un bravo direttore. Con lui è proseguita una cordiale amicizia e, insieme, aspettiamo l’occasione per incontrarci di nuovo in palcoscenico».
Una carriera di successi, insomma, quella di Nando Paone che, ancora oggi ambisce a fare quello in cui crede e si «sforza a costruire lo spettacolo che desidero fare, il personaggio che sogno di interpretare. Non sempre ci si riesce e quelle volte preferisco non lavorare».
Un attore completamente dedito all’arte, anche nei momenti bui quando «sfogo i miei istinti artistici dipingendo, scolpendo, plasmando.
Ho un cospicuo numero di lavori finiti. Mia moglie, Cetty Sommella, mi dice spesso che dovrei esporli, ma le rispondo che non ho bisogno di questa forma di esibizione, ho già la soddisfazione che basta esibendomi in palcoscenico». Quanto ai progetti futuri, per Nando «ogni nuovo lavoro è come iniziare da zero, ogni volta sono ad un nuovo punto di partenza».

di Giovanni Iodice
Foto di Anna Camerlingo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°212
DICEMBRE 2020

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