Nando Misuraca e “Anime bianche”

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Nando Misuraca

“Inconsapevoli eroi” è il nuovo album di Nando Misuraca, in uscita la prossima primavera. Ogni storia, raccontata attraverso la musica, è legata a momenti di vita vissuta e tematiche sociali con cui l’artista ha dovuto confrontarsi e che inconsapevolmente ha trasformato in un importante messaggio alla società.
Ne è dimostrazione il brano “Anime Bianche”, che il giornalista e musicista ha deciso di dedicare a suo padre, caduto sul lavoro: ‘’Siamo anime bianche, angeli con le ali di calce, eroi di niente, numeri senza medaglie’’ – canta Nando Misuraca, che nella canzone dà idealmente voce a suo padre. Quando Nando è venuto a trovarci in redazione, era evidente che indossasse una corazza al fine di proteggere le proprie emozioni; con voce provata ha raccontato di quando all’età di soli diciotto anni, ha perso suo padre Bruno, un Geometra Capocantiere scivolato e caduto in una frana durante il suo turno di lavoro. Nando parla dell’accaduto come un vero e proprio “outing’’ dopo venti anni dal lontano 1999, anno della tragedia. Una disgrazia che non conosce modo corretto o sbagliato per essere superata. «Una cosa sicura è che quando arriva una notizia del genere chiunque è impreparato, come lo sono stato io, come lo è stata la mia famiglia.
È stata una frana anche per noi. È stato un terremoto simile a quello dell’80, uno di quei terremoti che ti sconquassa l’esistenza. Da quel momento inizi una nuova vita: noi ci siamo dovuti rimboccare le maniche e ri-imparare a vivere».
Una voce che urla forte all’unisono è quella di Nando e della sua famiglia, insieme chiedono aiuto e conforto a delle Istituzioni che hanno smesso di ascoltare.
La luce dopo un tunnel buio è stato l’incontro con la CGIL Fillea, nata per gli edili.
Quanto è stato importante per te questo incontro?
«È stato un importante motore propulsore, soprattutto dal punto di vista emotivo perché avere a che fare con persone che tutelano o che, comunque, gestiscono gli interessi degli operai è stato come tornare a casa. Ho ritrovato mio padre, sempre stato attento alla sicurezza degli operai. La CGIL è stata importante anche dal punto di vista economico perché ha finanziato interamente il videoclip del brano “Anime Bianche”. Sono una sorta di angeli custodi: stanno tutelando questa storia, l’hanno presa a cuore, un gesto che a me ha fatto bene».
Nando Misuraca, ormai cresciuto, si dice contento. È felice perché la canzone ‘’Anime Bianche’’ è riuscita a toccare gli animi di più persone, d’altronde era il suo obiettivo: protagonista di una vicenda che a venti anni dalla morte di suo padre, non ha ancora avuto giustizia. Ricordiamo che l’Italia è uno dei Paesi europei ad avere il maggior numero di norme relative alla sicurezza sul lavoro, ma rimane evidente come le morti bianche siano considerate ‘’morti di serie B’’ se messe a confronto alle morti di mafie o militari che, a differenza dei primi, sono maggiormente tutelati. Dovrebbe essere una vita senza morti però, quando capita, bisognerebbe quantomeno avere lo Stato vicino. «Per noi non è stato così… -continua Nando- Tre persone sono state condannate ma non hanno pagato, sono riusciti ad utilizzare la burocrazia per scappare».
Riuscirai mai ad ottenere un riscatto?
«Loro sono stati condannati a tre anni di carcere, non li hanno scontati e mai lo faranno. Il riscatto emotivo per la figura di mio padre è un qualcosa per la quale ci stiamo incamminando, io spero ci sia qualcosa di più grande per gli altri operai che ogni giorno rischiano e perdonano la vita».
“Dobbiamo ribadire che la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale di cittadinanza”, ha detto il Capo dello Stato Sergio Mattarella lo scorso gennaio. Sicuramente le situazioni degli anni ‘70/ ‘80 nei cantieri erano ancora più precarie di oggi. Attualmente ci sono maggiori sicurezze ma il problema è ancora vivo: 800, è il numero esorbitante dei caduti sul lavoro solo in Italia, nel 2018. Se per ogni persona si conta un nucleo familiare di circa tre componenti, il numero delle vittime è ancora più eclatante. Una strage che dovrebbe assordare ma che resta una silenziosa carneficina.

Tratto da Magazine Informare N°190

Febbraio 2019