Alla libreria “Iocisto” la presentazione del libro “Per fortuna faccio il prof”

«È un libro che dimostra che il nostro sguardo serve non solo a vedere le cose, ma anche a farle nascere e che la cultura scientifica può farsi cultura civile e propagarsi come incendio nella prateria». Così Nando Dalla Chiesa, professore e fondatore della cattedra di Sociologia della criminalità organizzata presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Milano, nella prefazione chiarisce l’intento del suo ultimo libro “Per fortuna faccio il prof”, in cui racconta la bellezza dell’insegnare a partire dalla sua personale esperienza di docente universitario.

Lo abbiamo incontrato lo scorso mese alla libreria popolare Iocisto in occasione della presentazione organizzata dall’associazione studentesca UniNa d’Inchiostro. Non solo la gioia dell’insegnamento, ma anche il profondo senso di responsabilità che il ruolo implica, emerge dalle parole di Dalla Chiesa: «Ho cercato con questo libro di raccontare ciò che vivevo per aprire a delle possibilità di cambiamento, trasmettendo l’utilità del lavoro quotidiano svolto insieme ai miei studenti».

 

Nando Dalla Chiesa

 

Nel 2009 nasce il corso facoltativo di Sociologia della criminalità organizzata, da quell’esigenza di sapere di più sulla mafia, al quale l’università fino ad allora non aveva mai dato risposta. Da allora sono sempre più numerosi gli studenti che seguono questo corso, molti dei quali decidono di discutere la tesi di laurea proprio sulla mafia, qualcuno decide poi di approfondire i propri studi in materia nei percorsi post-laurea come il “Dottorato di ricerca nazionale sulla criminalità organizzata”.

«Le tesi sperimentali degli studenti sono un patrimonio di conoscenza che va valorizzato – afferma Dalla Chiesa – tenersi insieme con chi si laurea è una condizione fondamentale per far progredire il Paese. È impensabile che si scoprano e si scrivano certe cose e non si mettano in circolo a disposizione di tutti. Conoscere è il primo passo per affrontare i problemi».

Il professore è fortemente convinto che l’università abbia una straordinaria capacità di operare nei processi di civilizzazione del Paese e che se non si capisce questo le si dà una semplice funzionalità burocratica. «Nel libro non ho voluto raccontare i mali dell’università, cosa che avrei potuto fare con altrettanta efficacia, piuttosto le sue potenzialità – e ribadisce – bisogna ripartire da essa, investendo sulla ricerca, sui giovani e sulla conoscenza scientifica che producono».

Ecco con che arma si combatte la mafia: la conoscenza. La forza della mafia, di quella efferata che gli portò via il padre Carlo Alberto, dopo poco la nomina di prefetto di Palermo, è al di fuori dalla mafia stessa.

 

"Per fortuna faccio il prof" di Nando Dalla Chiesa
“Per fortuna faccio il prof” di Nando Dalla Chiesa

 

 

«Cosa potrebbe chiedere di meglio la mafia se non che le istituzioni culturali non se ne occupino, che si rimanga nella “torre d’avorio”?! – riflette Dalla Chiesa, animandosi sulla sua idea di insegnamento – la fortuna del professore è quella di incontrare giovani nel momento di massima libertà della loro vita. Hanno il mondo a loro disposizione e l’insegnate ha il dovere di essere con loro mentre cercano di capire come essere a disposizione del mondo».

Per questa ragione il professore afferma che la rivincita più bella sta nel vedere quei giovani meridionali che studiano da lui a Milano, fare la tesi sul sistema mafioso e poi tornare nella loro Terra, per mettere ciò che hanno imparato al servizio della propria gente.

Proprio dalla convinzione di un’università partecipativa sono nate esperienze di insegnamento attivo, come il laboratorio “La nave della legalità”, collegato con il viaggio delle delegazioni scolastiche da Civitavecchia verso Palermo, e il progetto di università itinerante “La legalità difficile”, una settimana di vita, studio e ricerca comune in uno dei luoghi simbolo della lotta alle mafie. «Sono iniziative che riempiono il cuore e la testa. Vedere giovani da tutta Italia riunirsi con sacrifici e credere in certi ideali è la cosa più bella. Sono occasioni per i miei studenti di svolgere ricerca sul campo, che non significa costruirla a tavolino, ma andare a vedere le cose insieme. Viverle insieme. La bravura non è insegnare ciò che sai o hai letto nei libri, ma nel saper spiegare ed interpretare quello che tutti vediamo in modo diverso».

Questa è la vera università. Quella che punta a creare rapporti di comunità, che viene incontro alle esigenze dei giovani, imparando insieme a loro.
Per fortuna ci sono professori come Nando Dalla Chiesa.

di Fulvio Mele
Foto di Lucia Montanaro

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018

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