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Nairobi: le donne si mobilitano per l’ambiente

Elisabetta Rota 03/03/2024
Updated 2024/03/02 at 3:00 AM
4 Minuti per la lettura

Ogni giorno a Nairobi, in Kenya, un piccolo team di donne del posto si riunisce sulla spiaggia per raccogliere i rifiuti. Si tratta di un’idea di Purity Gakuo, un’imprenditrice locale che nel 2020 ha messo in piedi una startup capace di trasformare i rifiuti plastici in mini freezer portatili a energia solare.

Il progetto

L’obiettivo della giovane imprenditrice non è solo quello di salvaguardare l’ambiente. Il fine è anche riuscire a creare posti di lavoro e possibilità di crescita per l’economia locale. Inoltre, viene data la possibilità a tante donne di avere un proprio impiego e di crearsi un proprio spazio al di fuori degli impegni familiari.

I rifiuti vengono ceduti a Kuza Freezer, che li trasforma in pellet. Questo materiale subisce poi una trasformazione ulteriore, andando a formare pannelli e celle frigorifere di varie dimensioni. È preferibile, però, che le assi siano di dimensioni ridotte per rendere i congelatori più versatili e facili da trasportare.

Così, dalle bottiglie di plastica riciclate, prendono forma congelatori che sono molto richiesti soprattutto tra i piccoli venditori di pesce locali e gli ambulanti di generi alimentari. Ciascun congelatore è fornito di una batteria ricaricabile tramite un pannello solare, garantendo fino a sette ore di funzionamento autonomo.

Si tratta di un progetto capace di ridare nuova vita ad oggetti che altrimenti rimarrebbero abbandonati e che contribuirebbero ulteriormente all’inquinamento del luogo. Un “concept” che mira al benessere del Pianeta rendendo utile anche elementi potenzialmente dannosi.

Il triste retroscena

Quello dei rifiuti è un serio problema per Nairobi e per il Kenya in generale. Nairobi, con 5 milioni di abitanti, vede il 60% della sua popolazione costretta ad abitare nelle 110 baraccopoli circostanti. Circa il 26% dei bambini tra i 5 e i 14 anni lavora in condizioni disumane, con 300.000 bambini impiegati, di cui 60.000 vivono per strada. Tra questi, circa 6.000 lavorano nella discarica di Dandora, la più grande e inquinata dell’Africa.

La discarica si estende per oltre 2,5 chilometri quadrati, ricoprendo il terreno con scarti e rifiuti. Ogni giorno, circa 850 tonnellate di rifiuti vengono versate qui e smistate a mani nude da mamme, bambini e uomini, per poi essere differenziate e vendute a meno di 15 scellini al kg (meno di 10 centesimi di euro).

È un panorama surreale di fumo e sacchetti di plastica che volteggiano nell’aria. Qui, persone e animali cercano tra i rifiuti mentre camion scaricano continuamente. Tra strade non tracciate, ripari improvvisati e bambini che giocano, questo luogo è un universo segnato dall’impronta costante di milioni di individui in cerca di sopravvivenza.

Il progetto Kuza Freezer, dunque, è un piccolo ma essenziale passo per aiutare l’ambiente e guidare le persone verso una strada nuova. Una strada dove la dignità non è sommersa dai rifiuti e dove l’uomo e la natura coesistono pacificamente.

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