na fabbrica

‘Na Fabbrica: a Napoli un coworking di artisti

Fabio Di Nunno 20/06/2024
Updated 2024/06/20 at 1:37 AM
5 Minuti per la lettura

Ha aperto le porte, nel centro storico di Napoli, “‘Na Fabbrica”, un enorme open space a due piani con sei laboratori e studi fissi, nonché un’area comune per ospitare artisti esterni e organizzare laboratori e workshop, una zona relax dove poter leggere un libro o condividere esperienze e pensieri, un angolo bar e cucina. Informare ha incontrato Antonio Conte e Federica Marigliano, ai quali abbiamo chiesto come nasce la loro idea di Na’ Fabbrica. 

«Nasce una sera d’estate, al centro storico, da un aperitivo tra amici e un periodo complicato, attimi di smarrimento e cambiamento. Menti piene di progetti e pensieri contrastanti, voglia di fare e sogni grandi come una casa, come una fabbrica: che idea! Ci dicemmo: andiamo a vedere questo posto, magari ce ne innamoriamo! Così è stato. Lo spazio, l’altezza, l’aria industriale, le grandi finestre. Immagini bellissime che ci hanno conquistato. Eravamo consapevoli che non sarebbe stato facile, ma quando le persone giuste si incontrano tutto diventa possibile. Ci siamo rimboccati le maniche e, giorno dopo giorno, con tanta fatica e altrettanti sorrisi, abbiamo trasformato uno spazio vuoto nell’idea che avevamo in mente: un luogo dove artisti e artigiani possono creare in libertà, un ambiente che resta volutamente aperto e connesso in ogni sua parte, per far sì che il lavoro individuale possa essere influenzato ed arricchito da quello di tutti gli altri. Infatti, crediamo fortemente nel lavoro di squadra, nell’importanza del confronto e nella bellezza della condivisione. Il logo stesso, realizzato da Chiara Formisano, in sei colori, rappresenta la squadra che siamo e gli altrettanti sei laboratori che vanno a formare ‘Na Fabbrica». 

I LABORATORI DI ‘NA FABBRICA

Il laboratorio arancione è quello di Antonio Conte. Laureato all’Accademia di Belle Arti di Napoli, comincia poi a dedicarsi alla pittura. Mostra un interesse spiccato per la comunicazione massificata e la civiltà dell’immagine. Le sue riflessioni si concentrano sul rapporto tra potere e politica globale e il consumismo, contrapposto alla solidarietà ed alla condivisione. Negli anni ha sperimentato la scultura e le installazioni, che accentuano la vena relazionale insita nella sua concezione dell’arte, ma il suo medium preferenziale è la pittura. 

Il laboratorio rosa è quello di Federica Marigliano, in arte Deslow, dedicato alla ceramica, il cui amore accompagna l’artista fin da bambina, attratta dal lavorare con le mani la terra per poi trasformarla. Dalla produzione personale ai corsi di lavorazione al tornio, Federica passa la vita con le mani sporche di argilla a sperimentare tecniche di decorazione e impasti differenti. 

Giallo è il colore del laboratorio di Maria Silvestri Marela, un’artista artigiana dall’animo green, che recupera vecchi strumenti musicali abbandonati per creare gioielli dal design particolare e raffinato. Corde di basso, tasti di pianoforte e ponticelli di violino che diventano anelli, bracciali e collane ispirati alla musica. Il suono rivive, l’arte riscopre il valore delle cose quando queste sembrano silenti. 

Il colore azzurro è quello che contraddistingue il laboratorio di Marialaura Sanzone. Nata da una famiglia di artisti, si avvicina all’arte dopo un’esperienza in Giappone. La sua arte esprime la natura selvaggia femminile in tutta la sua bellezza e fragilità portando un messaggio di consapevolezza e accettazione di sè. Una donna che vuole parlare alle donne ed essere fonte di ispirazione per trovare la propria voce interiore. 

Il laboratorio verde è quello di Cristina Zanoboni, toscana di nascita e napoletana d’adozione, laureata in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Firenze e specializzata in Scenografia per il cinema e la televisione all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove è cultrice della materia di Scenotecnica. Ha lavorato per il cinema e il teatro. Nel 2023 è nominata “Best Set Design” al PADI Film Festival, in Australia, per il cortometraggio a tema sociale “La nostra estate”, di Carlo De Benedictiis. 

Infine, il laboratorio rosso, di Alessandro Scarano, Luigi Reccia e Raffaele Aquilante, tre creativi, tre fotografi, dove vecchie fotografie ritrovate sono unite a lavori contemporanei, apripista ai loro nuovi progetti. 

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