Mutilazione genitale femminile, 125milioni di donne coinvolte

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Appartenere al “genere femminile” è spesso un peso, un continuo dover dimostrare che “donna” non è l’equivalente di “debole”.

A Madrid si torna a parlare della “Mutilazione Genitale Femminile” (MFG), una delle poche località in cui ancora ci si sente in dovere di scendere in piazza, per rivendicare i diritti delle donne contro una tale ingiustizia.
Le MFG vengono definite come “un fenomeno complesso, che include pratiche tradizionali che vanno dall’incisione all’asportazione, parziale o totale, dei genitali femminili esterni.” Queste pratiche vengono applicate soprattutto sulle bambine con età inferiore ai 15 anni.
Nel mondo il numero di donne oggetto di questa violenza è molto più alto di quanto in realtà si pensi, circa 125 milioni. Un dato destinato ad aumentare considerando che, questo brutale processo, viene attualmente realizzato in ben 29 paesi africani.


Le conseguenze sulla salute delle giovani ragazze sono, per la maggior parte dei casi, estremamente gravi e dolorose. Infezioni, problemi durante il parto e infertilità sono solo alcune delle complicazioni derivanti da queste pratiche. Perché allora ostinarsi ad infierire così atrocemente nei confronti di anime pure come neonate, adolescenti o donne adulte?
Le Mutilazioni Genitali Femminili vengono messe in pratica per una serie di motivazioni, tra cui: ragioni estetiche ed igieniche, ragioni sociologiche o addirittura sanitarie. Infine, alcuni popoli credono che questa pratica sia prevista dai testi religiosi e, di conseguenza, obbligatoria.

Nello scenario della grande Madrid, le donne hanno così deciso di promuovere l’ennesima protesta contro quella che viene definita “Una violaciòn de los Derechos Humanos”, una violazione dei diritti umani. Durante la manifestazione anche gli uomini sono invitati alla comprensione ma soprattutto a contribuire all’alienazione di questa pratica.
D’altronde quello che fa riflettere è che a svolgere le operazioni siano essenzialmente donne “levatrici tradizionali o vere e proprie ostetriche”. Una persona che ha vissuto un tale dolore dovrebbe cercare di opporsi e non di contribuire a diffonderlo, ma purtroppo spesso si tratta di tramandare una tradizione con la quale si è cresciuti, e che si pensa sia giusta se non addirittura giustificata.
Nel mondo sono tante le battaglie per affermare ogni tipo di diritto appartenente al genere femminile. Le stesse donne che vengono sottoposte a tali ingiustizie, dovrebbero ribellarsi alla prepotenza di determinate leggi che ancora oggi esaltano la disuguaglianza.
Cambiare mentalità vorrebbe dire ribaltare la situazione, vorrebbe dire non sottomettersi alle culture che, al giorno d’oggi, ancora inseguono queste usanze.

di Clara Gesmundo
Ph. Marika Fazzari

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°203
MARZO 2020

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