Musei Casertani, questi sconosciuti!

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Che importanza è data alla visita di un museo?

Quanto tempo spendiamo della nostra vita per girare nel centro storico, magari del paese più vicino?
Purtroppo parliamo di una generazione che spesso dà valore al superfluo, quindi non è difficile pensare che al giorno d’oggi alcuni vengano definiti, musei fantasma.

Nel territorio casertano si contano circa 48 strutture museali; tra queste, 15 raccolgono il patrimonio dell’antichità, 5 sono di tipo composito e 7 di tipo storico.
Secondo i dati, solamente eccezioni come la Reggia Vanvitelliana o il museo dell’Antica Calatia di Maddaloni mantengono un livello incoraggiante di presenze, mentre sono numerosi i siti difficilmente accessibili o con problemi riguardanti la carenza del personale.

Magari potremmo nutrire le nostre speranze confidando nei milioni di turisti che ogni anno visitano il nostro territorio… ma anche qui ritroviamo risultati deludenti. Ce lo spiega Pasquale Iorio, referente delle “Piazze del Sapere”, associazione che si sta occupando della questione “musei sconosciuti”. Iorio afferma:

«Flussi turistici pochissimi o, nella maggior parte dei casi, nessuno degli oltre 850mila visitatori che ogni anno arrivano alla Reggia, si sposta nei musei del territorio».

Viene spontaneo interrogarsi sul perché del continuo accadersi di questo fenomeno “d’ombra” riversatosi sul sistema museale casertano e provinciale. Per rispondere a questo quesito ritroviamo le parole di Jolanda Capriglione, docente all’università della Campania, che spiega: «I nostri musei sono quasi tutti collocati in siti, palazzi antichi di grande pregio, purtroppo, però, le ultime riforme ministeriali con la scelta di dare grandi risorse ai grandi attrattori, ne toglie, di fatto, molte al territorio e ai piccoli musei».

La cultura è fondamentale, come il conoscere il proprio passato attraverso siti di grande valore, di cui spesso non conosciamo neanche l’esistenza. È doveroso concedere spazio anche alle strutture più piccole e meno conosciute, ma non per questo meno importanti. Come ad esempio il Museo archeologico dell’Agro Atellano che si è classificato all’ultimo posto nel 2018 per numero di presenze, circa 1710 visitatori all’anno.
Questo è dovuto ad una duplice problematica: da una parte ritroviamo i vari fondi a disposizione che vengono investititi solamente nei siti di maggior accoglienza, dall’altra le scarse vie di collegamento che rendono difficile raggiungere strutture meno conosciute.

Di Clara Gesmundo

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