Muoversi: giunge all’ottava edizione il festival dell’erranza

Non so quando l’erranza è diventata errare/errore, ma so che è un nobile e ‘naturale’ modo di vivere, se è vero che nell’immaginario popolare si fa coincidere il movimento con la vita tout-court.

Muoversi, andare, tornare è forse lo stato naturale dell’uomo che per diventare stanziale ha dovuto rubare la definizione alle piante: mettere radici. Cambiare, mutare prospettiva, muoversi è stato per millenni principio di conoscenza, prima ancora che una necessità.

Basti pensare, a titolo esemplare, al fatto che la Grande Atene, l’Atene di Pericle dove sono nati princìpi che ancora oggi guidano le sorti del mondo (democrazia, educazione/paideia, libertà …), era una città di ‘transumanti’, di erranti perenni: il grande Gorgia era di Lentini in Sicilia, Protagora di Abdera come Democrito (nord-est della Grecia), Ippia di Elide, l’architetto Ippodamo di Mileto sulla costa oggi turca …

informareonline-festival-erranza (3)I Romani di buona famiglia non hanno mai pensato che la loro formazione potesse esaurirsi nella loro città natìa, quale che fosse, e il Medio Evo ha visto chierici vaganti fino all’apoteosi del Gran Tour, obbligatorio per chiunque aspirasse ad una buona cultura.

C’è poi un altro mondo, quello dei nomadi, che ha fatto di necessità virtù e si muove seguendo le stagioni, rincorrendo le oasi, alla ricerca di terreno da coltivare per un poco e poi via con tende, cavalli, mucche, cammelli, capre, alla ricerca di nuovi cieli e nuovi orizzonti.

E poi ancora c’è l’evoluzione del nomadismo: la famiglia è stanziale, ma il pastore si muove con la proprietà da mantenere e far crescere per garantire benessere alla famiglia stessa.

E’ la transumanza.

Per millenni i pastori hanno improntato le loro vite ai ritmi del caldo e del freddo, dell’erba verde e del riparo necessario alle greggi, quasi loro alter ego più che forme e strumento di sostentamento per la famiglia, per la tribu, per il villaggio.

I pastori hanno segnato il territorio in tutto il mondo con le loro pecore, le loro capre, i loro cammelli e dromedari, con i loro passi, i loro piedi aprendo strade ‘speciali’ sempre identiche a sé per millenni, i tratturi, mentre l’appellativo ‘pastore’ assumeva nobile significato al punto che ancora oggi si usa il termine ‘pastore’ per indicare la guida di una comunità: il vescovo.

In realtà, per quel che qui ci riguarda, dobbiamo dire che sono stati i Romani a ‘codificare’ l’uso dei ‘tratturi’ (tractoria) con leggi specifiche, mentre i Normanni ebbero la felice intuizione di dichiarare Regio Demanio tutte le aree tratturali (sec. XII) che da allora in poi furono sempre tutelate addirittura con una magistratura specifica. Oggi, sappiamo, il valore della transumanza è stato addirittura riconosciuto dall’Unesco.

A Piedimonte Matese, cuore del Parco del Matese, già da qualche anno, si celebra il valore di questa importante tradizione e pratica di vita con il ‘Festival dell’Erranza’, ormai giunto all’ottava edizione.

Al Festival è collegato un importante Premio Letterario Nazionale Festival dell’Erranza 2020 dedicato alla Transumanza.

Per partecipare si richiedono scritti inediti da inviare entro il 10 settembre  2020.
Per qualsiasi informazione, è bene visitare la sezione dedicata al Premio nel sito www.festivaldellerranza.it oppure scrivere a associazionerranza@gmail.com o direzione@festivaldellerranza.it.

A curare il tutto c’è un gentile e paziente Signore: Roberto Perrotti.

di Jolanda Capriglione 

 

 

 

 

 

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