benedetto xvi

Morto a 95 anni Benedetto XVI, finisce l’era dei due papi

Giovanni Cosenza 31/12/2022
Updated 2022/12/31 at 11:05 AM
8 Minuti per la lettura

Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger, 265° pontefice della Chiesa Cattolica di Roma, è morto oggi 31 Dicembre 2022, nel Monastero Mater Ecclesia dove viveva dopo le dimissioni del 2012. Era stato Papa Francesco, nell’udienza generale del 28 dicembre, ad allertare i fedeli di tutto il mondo chiedendo di pregare per il suo predecessore: «Vorrei chiedere a tutti voi una preghiera speciale, per il Papa emerito Benedetto, che nel silenzio sta sostenendo la Chiesa. Ricordarlo – è molto ammalato – chiedendo al Signore che lo consoli, e lo sostenga in questa testimonianza di amore alla Chiesa, fino alla fine».

Le condizioni di salute del papa emerito si sono aggravate nei giorni precedenti il Natale quando alle difficoltà a parlare – fonti vicine al Monastero riferiscono che Papa Ratzinger non parlava già da mesi – si è aggiunto un serio problema respiratorio, dovuto all’avanzare dell’età, che aveva richiesto la sorveglianza medica. La salma del Papa emerito verrà esposta il 2 Gennaio durante i dovuti funerali a Piazza San Pietro.

La vita prima di Roma

Joseph Aloisius Ratzinger nacque il 16 aprile 1927 in Baviera, a Marktl, in una famiglia modesta da Joseph, commissario di gendarmeria, e Maria Rieger, figlia di artigiani. Nel 1939, all’età di 12 anni, entrò in seminario e, dopo aver svolto il servizio militare – la Germania attraversava la follia nazista – rientrò in formazione e il 29 giugno 1951, all’età di 24 anni, fu ordinato prete per la diocesi di Monaco di Baviera, insieme al fratello Georg, morto 2 anni fa.

Il futuro pontefice rivelò subito la sua intelligenza vivida e nel 1953, appena due anni dopo la consacrazione sacerdotale, discusse la tesi dottorale in teologia su Sant’Agostino di Ippona, figuira di filosofo e teologo al quale rimarrà sempre legato. Qualche anno dopo, nel 1957, ottenne la cattedra di teologia all’università di Monaco ed esercitò l’attività di docenza e di ricerca nelle più importanti istituzioni universitarie fino a quando nel 1977, da Papa Paolo VI, fu nominato arcivescovo metropolita della sua città e subito creato cardinale.

Dopo solo quattro anni, Giovanni Paolo II, nel frattempo succeduto a Papa Montini, lo nominò Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il dicastero pontificio deputato alla salvaguardia del depositum fidei, la retta fede. E in qualità di prefetto dovette affrontare parecchie questioni spinose: l’omosessualità, la teologia della liberazione, la pedofilia di membri del clero, il sacerdozio alle donne, rimanendo sempre e fedelmente ancorato alla tradizione della Chiesa, orientamento che gli valse il titolo di ultra conservatore. Joseph Ratzinger era unito da profonda amicizia a Giovanni Paolo II, che ne riconosceva le grandi doti umane ed intellettuali.

L’elezione a Papa

E fu proprio Karol Wojtyla, che sarebbe morto di lì a poco, ad affidargli le meditazioni per la Via Crucis del Venerdì Santo del 2005, e che apparirono essere una sorta di indirizzo programmatico per la Chiesa del terzo millennio: «Signore, spesso la tua Chiesa ci sembra una barca che sta per affondare, una barca che fa acqua da tutte le parti. E anche nel tuo campo di grano vediamo più zizzania che grano. La veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli! Siamo noi stessi a tradirti ogni volta, dopo tutte le nostre grandi parole, i nostri grandi gesti. Abbi pietà della tua Chiesa!».

Il 2 aprile 2005 Giovanni Paolo II terminò i suoi giorni e Joseph Ratzinger fu eletto Papa il 19 aprile 2005, assumendo il nome di Benedetto XVI.

Un pontificato tribolato

Quello di Benedetto XVI fu un pontificato tribolato, scosso da continui scandali: da quelli interni alla curia romana, con la fuga di notizie dall’appartamento pontificio – il Papa aveva avviato una profonda riforma dell’apparato curiale – agli scandali che vedevano anche alti prelati accusati di pedofilia, come il potentissimo fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Scandali contro i quali il papa si spese senza risparmiarsi, inasprendo severamente le pene canoniche contro i reati di pedofilia, e che avrebbe posto le basi per l’azione del suo successore, Papa Francesco.

Benedetto XVI consegna a Francesco il dossier sui casi di pedofilia nella Chiesa

Ma fu anche un tempo che diede sicurezza alla Chiesa, orientata secondo rigore dottrinale e di prassi pastorale, in continuità col pontificato di Giovanni Paolo II, di cui il teologo Ratzinger fu la spina dorsale. Un pontificato anche innovativo: fu Benedetto XVI ad aprire le porte ai preti sposati, provenienti dall’anglicanesimo, o ad accogliere i transfughi della chiesa scismatica del vescovo svizzero Marcel Lefebvre, che Karol Wojtyla aveva scomunicato. Un pontificato solo all’apparenza conservatore, ma sempre ispirato al Concilio Vaticano II, che tentava di modernizzare la Chiesa per renderla più vicina agli uomini e alle donne di oggi.

Le dimissioni

Era l’11 febbraio del 2012 quando durante un concistoro per la canonizzazione dei martiri d’Otranto, a norma del canone 332 del Codice di Diritto Canonico, che al comma 2 richiede «che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata», Benedetto XVI, nello stupore dei presenti, rassegnò le dimissioni: «Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20:00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice».

E il 28 febbraio, dal balcone della villa pontificia di Castel Gandolfo, Benedetto XVI salutò per l’ultima volta i fedeli, prima di ritirarsi nella preghiera e nel silenzio, interrotto da qualche breve apparizione pubblica.

L’ultimo saluto di Benedetto XVI da Romano Pontefice, prima di ritirarsi

Dal quel 28 febbraio la Chiesa non fu più la stessa: due Papi, quello emerito e quello regnante, consuetudini profondamente cambiate, prassi canoniche modificate, uno stile diverso di vivere il pontificato, non senza la confusione dei fedeli, tipica delle epoche di passaggio. Anche i funerali saranno una novità: per millenni è stato il cardinale decano a presiedere le esequie del pontefice defunto. Questa volta è presumibile che sia Francesco a celebrare i funerali di Benedetto.

Un Papa che celebra i funerali del suo predecessore. Un unicum nella bimillenaria storia della Chiesa e tutto per un grande atto di coraggio di un uomo, Joseph Ratzinger, di profonda fede, di elevatissima statura morale ed intellettuale che ha aperto le porte ad un radicale rinnovamento della Chiesa.

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