Morra: «Con la Legge Spazzacorrotti siamo avanti in Europa»

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Roma, Informare incontra il presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra

Dal 14 novembre 2018 è il nuovo presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, da anni nelle fila del Movimento 5 Stelle, oggi più che mai occupa una posizione rilevante nell’azione politica contro le mafie. Secondo Transparency International l’Italia è al 25esimo posto su 31, tra i Paesi dell’UE per corruzione percepita. All’interno di questi numeri c’è anche la logorante economia mafiosa, la quale vede nell’infiltrazione politica e imprenditoriale una vera e propria montagna di affari. Ma non c’è solo questo aspetto al quale la politica deve necessariamente dare risposte, una delle preoccupazioni maggiori è infatti il costante avvicinamento degli adolescenti a realtà mafiose. Siamo stati dal presidente Morra, per comprendere meglio le priorità della Commissione nel contrasto mafioso e per conoscere la sua visione riguardante le dinamiche in cui agisce la mano criminale.

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Il Movimento 5 Stelle ha molto dibattuto sull’importanza di un’azione legislativa decisa contro le mafie. Sotto quest’aspetto come giudica la riforma 416ter? Sarà un importante aiuto per contrastare la collusione politico-mafiosa?
«La riforma del 416ter è una riforma fortemente voluta dal Movimento, ma credo anche da tutta quella politica che vuole spezzare definitivamente i legami con le mafie. La lotta alle mafie, ma soprattutto la lotta contro i legami politico-mafiosi, devono appartenere a tutti. È una battaglia fondamentale perché il politico colluso commette un vero e proprio tradimento di Stato».
Qual è il dato che la preoccupa maggiormente in relazione alla criminalità organizzata?
«La loro capacità di penetrazione all’interno del tessuto economico. Ripeto spesso che la mafia più pericolosa è quella dei colletti bianchi, quelli capaci di spostare capitali ingenti con un click e di affamare interi pezzi del nostro territorio. Le mafie aggrediscono l’economia da sempre e diventano sempre più silenziose e sommerse, queste sono le mafie da attaccare e fermare».
Parliamo di testimoni e collaboratori di giustizia. Spesso avvertono un abbandono dello Stato ed una difficoltà ad avere riconoscimenti essenziali. Come si muoverà la Commissione nei loro confronti e cosa auspica nell’azione di Governo?
«Ci muoveremo con la dovuta e necessaria attenzione, in stretta collaborazione con il Ministero dell’Interno e soprattutto il sottosegretario Luigi Gaetti che sta svolgendo un lavoro importante proprio in merito a questo tema, con grande competenza. La nostra massima attenzione c’è e non verrà meno».
La mafia cresce lì dove decrescono alternative. Sempre più giovani rientrano tra le fila degli affiliati, cosa bisogna dare alle future generazioni per allontanarle dalla via mafiosa?
«La strada della cultura, dell’educazione è la strada maestra. Le mafie si combattono sia sul piano del contrasto giudiziario, ma soprattutto creando una cultura della legalità che deve essere profonda, costante e diffusa. Si è costantemente sottovalutato questo aspetto che invece è assolutamente necessario: educare alla legalità significa azzerare le mafie».
La corruzione, secondo uno studio Europeo, ci costa 230 miliardi l’anno. Dietro molti di questi soldi c’è lo zampino della criminalità organizzata. Perché in Italia il dibattito sulla corruzione viene spesso dissociato da quello riguardante la criminalità organizzata? E come si spiega il fatto che, mentre per la lotta alla mafia abbiamo strumenti all’avanguardia, nella lotta alla corruzione siamo ancora indietro rispetto a molti paesi Europei?
«Credo che con la nuova legge Spazzacorrotti ci siamo posti molto in avanti in Europa, aprendo una strada importante che anche altri Paesi possono seguire. Mafie e corruzione sono lo stesso volto del problema, le mafie prosperano nella corruzione e per troppo tempo si è voluto tenere disgiunto questo fenomeno dalla
criminalità organizzata. Ed è un grave errore».
Di recente ci sono state in Sicilia numerosi arresti tra gli affiliati del presunto capo della mafia e latitante Matteo Messina Denaro. Quanto è vicina la sua cattura?
«Mi auguro vicina, molto vicina. I continui arresti sono semplicemente la dimostrazione che lo Stato c’è, che non arretra e non si fermerà fino alla sconfitta definitiva di questo cancro».

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di Antonio Casaccio e Antonio Di Lauro

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