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“More than an athlete”. Una frase, uno slogan che pesa nel mondo dello sport. La usa spesso il cestita Lebron James, per supportare la sua campagna di beneficenza che compie ormai da molti anni, appena ha iniziato la sua carriera.

Una frase che si sposa perfettamente con le azioni intraprese ultimamente da the GOAT, Michael Jordan, lo sportivo vincente per eccellenza: la notizia di pochi giorni fa è la spesa di 7 milioni di dollari affrontata per l’apertura di due cliniche nelle periferie di Charlotte, in North Carolina.

MJ è il proprietario dei Charlotte Hornets, la rappresentativa NBA della città, e proprio in North Carolina ha frequentato il college, dominando il campionato NCAA e aprendosi le porte alla sua futura carriera.

Durante la cerimonia di apertura del Novant Health Center, His Airness non ha potuto trattenere le lacrime per quel «Mi sento fortunato» carico di responsabilità nei confronti dei più deboli a cui manca l’assistenza sanitaria, a causa del privatizzato sistema sanitario americano.

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Jordan si è espresso favorevole verso quegli atleti capaci di pensare ad altro oltre allo sport durante la carriera.

«Non ho nessun rimorso, quando giocavo pensavo solo ad essere il più forte e non potevo distrarmi. Oggi sono felice di donare ed occuparmi delle fasce più deboli della società». Aggiungendo poi di supportare la scelta di tanti atleti di usare le piattaforme social per ispirare le persone verso l’attivismo sociale e politico.

Ma la stella NBA non è l’unica nel panorama sportivo ad intendersi di beneficenza. Il sito athletesgonegood.com ha stilato una lista dei più prolifici persecutori della carità.

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Cristiano Ronaldo è il primo; capita di pensare male, ovvero che questi signori e signore dello sport possano essere solidali per ottenere pubblicità, consensi o addirittura detrazioni fiscali, ma non è per nulla così. Lui, come gli altri, ci crede davvero.

La lista delle sue donazioni è interminabile, ma quello che risalta è la continuità con cui si adopera e la scelta di sostenere chi ha bisogno anche in prima persona: oltre ad essere un donatore di sangue – non ha tatuaggi – è anche un donatore di midollo osseo.

Dicevamo, more than an athlete.

Questa frase è risuonata recentemente anche per un altro motivo.

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Il tweet di Enes Kanter
Enes Kanter è un giocatore turco dei Boston Celtics che nel 2016, a seguito del tentato golpe ai danni di Erdogan, ha scritto un tweet schierandosi contro il presidente turco. La polizia in 24 ore si presenta a casa della sua famiglia, distrugge i telefoni e sequestra i passaporti. Enes, vivendo in USA ed isolato dai suoi cari, inizia a ricevere migliaia di minacce di morte.

Il cestita, fonte di ispirazione al pari di Muhammad Alì e Colin Kaepernick, ha messo da parte la sua vita per scegliere una posizione.

Ma non tutte le storie escono con il buco. Le posizioni politiche dell’atleta sono conosciute ed i dissidi con il governo turco sono iniziati prima del 2016; Kanter caldeggia per il conservatore Fethullah Gülen, leader di Hizmet, prima alleato di Erdogan, poi divenuto nemico per le posizioni contrarie sulla Siria.

Erdogan ha accusato Gülen, che vive esiliato dal 1999 in USA, di essere la mente dietro al golpe del 2016. Non ci sono dati certi che sia andata così; l’influenza del presidente turco è però elevata, tanto da richiedere all’Interpol un mandato d’arresto internazionale per Kanter, simbolo social del dissenso.

Una situazione scomoda per il centro dei Celtics che non può praticamente mettere piede fuori dagli USA; ma nonostante il suo appoggio ad Hizmet – definito grottescamente organizzazione terroristica da Erdogan – dobbiamo considerarlo un “alleato” nella lotta contro le posizioni poco democratiche del governo turco.

Dunque essere sportivi non è solo una questione di essere atleti ma, come abbiamo visto, di fare quella cosa in più. Scegliere di seguire le proprie opinioni e non farsi condizionare dalle marchette del mondo sportivo. Essere un po’ Robin Hood e un po’ Malcolm X. Rubare ai ricchi per dare ai poveri; partecipare con le masse al cambiamento positivo.

 

di Francesco Cimmino

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