Morassut
«Il processo di transizione verso un modello di economia circolare è ormai avviato e irreversibile. L’Italia sta cambiando. Il rapporto presentato oggi conferma il buon posizionamento del nostro Paese nel campo del riciclo, ma fotografa anche una realtà disomogenea, con forti criticità.»

«La sensazione è quella di una realtà in espansione, dove il mondo delle aziende contribuisce alla definizione degli obiettivi, è soggetto attivo nella transizione ecologica, ma dove permangono delle resistenze, che non permettono l’affermarsi di questo modello in maniera uniforme sul territorio nazionale. Il fatto che il 60% degli impianti si concentrino nel nord Italia è un tema politico da affrontare» Così Roberto Morassut, Sottosegretario di Stato per l’Ambiente, in occasione di L’Italia del Riciclo 2019, rapporto giunto alla decima edizione, promosso e realizzato dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Fise Unicircular (l’Unione Imprese Economia Circolare).

«Questa contraddizione di un Paese che spinge e cresce ma che ha una serie di limiti continua   chiede di intervenire su due aspetti.»

«Quello normativo, agendo sulla macchina pubblica, e quello fiscale. Per esempio a settembre è stata approvata una prima norma sull’End of Waste, abbiamo preso in mano una situazione bloccata dando una risposta concreta alle aziende. Ora dobbiamo accelerare nel recepimento del pacchetto economia circolare entro luglio 2020 e nell’emanazione dei singoli decreti EoW.»

Sul tema fiscale sottolinea: «L’uso della leva fiscale in maniera accorta ed aperta è uno strumento importante ed utile a sostenere la transizione, andando ad orientare e modificare comportamenti e stili di vita. Abbiamo discusso della plastic tax, prima o poi dovremo affrontare la carbon tax. È doveroso. Ci aspetta una stagione di grandi dibattiti funzionali alla transizione. È compito del Governo superare gradualmente le contraddizioni e le distanze che in questo momento caratterizzano il Paese.»

Infine, conclude su Roma «Leggo sui giornali che per la Capitale non si devono fare impianti e poi Ama invece dice che si debbono fare. Non siamo nel campo di una discussione scientifica ma questa e’ una surreale discussione politica. Io credo che si debba seguire una metodologia di condivisione istituzionale – aggiunge – come si è fatto fino ad ora che coinvolga tutte le responsabilità dei vari livelli istituzionali  e dotare questa città di impianti”. “Non entro nel merito di quali impianti – specifica – perché spetta alle istituzioni che sono responsabili, ma una città come Roma che produce una quantità di rifiuti record non può stare senza impianti”. “C’è un tema evidente di decisione politica che non può essere superato attraverso tatticismi, balletti e propaganda.»

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