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La Storia Patria italiana è stata un unicum nel panorama internazionale e continua ad esserlo. Ricorrenze, quali la Liberazione dal dominio nazifascista, suscitano tutt’oggi dibattiti ambigui, con fazioni che suggeriscono di annullarle o svuotarle del loro valore più profondo. All’indomani del 25 aprile 1945, tuttavia, l’Italia si ritrova catapultata in un appuntamento con la Storia che segna ancora oggi le nostre vite: la proclamazione della Repubblica italiana. E sebbene fosse già trascorso un secolo dalle vicende risorgimentali e dalla famigerata Unità d’Italia, è proprio il 2 giugno 1946 che l’Italia mostra tutta la sua unicità, mettendo in luce quanto Nord e Sud fossero frutto di due Storie completamente differenti. Al di là della storia più remota, che vede un Sud prettamente soggiogato da monarchi, mentre al Nord si delineano le prime realtà comunali, fondamentale è il biennio 1943-45 per mettere in luce la bipartizione della penisola italiana. 

Il Regno del Sud

L’8 settembre del ’43 è una data miliare: l’apparente crollo del fascismo, con la sottoscrizione dell’armistizio con gli angloamericani da parte di Badoglio, getta l’Italia nel caos totale, spaccandola in tre. Il “Regno del Sud”, con a capo il re scappato a Brindisi, il centro dominato dal papato e il nord, attanagliato dalla fondazione della Repubblica di Salò, nelle mani di un Mussolini fantoccio di Hitler. Nell’immaginario collettivo è proprio il Nord l’unica roccaforte della Resistenza, della stremante lotta partigiana per sabotare il dominio nazifascista, ma la realtà è che è l’Italia intera a lottare, martoriata in ogni angolo dall’esercito tedesco che da alleato diventa nemico nell’arco di una notte. 

Tra Nord e Sud

L’ottica nella quale è percepito il dopoguerra, tuttavia, è nettamente diversa fra Nord e Sud. Per il Nord, la proclamazione della Repubblica italiana è vista come una conseguenza diretta e naturale della lotta al fascismo, mettendo da parte una monarchia non più adeguata a reggere lo stato. Il Sud, al contrario, vive la monarchia in un’ottica di sicurezza e protezione, quasi mitizzando la figura del re, capace di riportare equità e giustizia. Il Sud Italia oscilla costantemente fra desiderio di libertà e bisogno di protezione, ma sicuramente all’indomani della guerra gli animi sono più propensi al secondo sentimento, affiancato dalla necessità di ritrovare una guida capace di ricostruire il Sud dalle sue macerie. La campagna elettorale in vista del Referendum del 2 giugno avviene in maniera particolare al sud.  

Monarchia o Repubblica?

Svariate sono le rappresaglie per impedire ai sostenitori della repubblica di parlare al popolo immemore, oltretutto, dei vari tentativi di instaurazione del regime repubblicano nel sud Italia, fra cui quello dell’esperienza giacobina culminata nel 1799. Altro fattore di assoluta novità è l’apertura del voto alle donne, che tuttavia non sono considerate una minaccia più di tanto. Nell’ottica collettiva, avrebbero votato seguendo le direttive degli uomini di casa o dei preti, votati alla causa monarchica. La vittoria della Repubblica avviene con tredici milioni di voti a favore e undici milioni contrari. È l’intero meridione a votare per la monarchia, con una minima percentuale repubblicana, soprattutto nelle zone periferiche più industrializzate, che fanno la differenza nel quadro nazionale. Per i napoletani è una sconfitta inaccettabile: a Napoli ha vinto la monarchia, quello che sembrava il male minore, con l’80% di voti a favore soltanto nel capoluogo napoletano. I cortei dei repubblicani, con le bandiere italiane tagliate nel mezzo e private dello stemma dei Savoia sfociano in rappresaglie e tumulti, che lasciano sul campo un numero non indifferente di morti, tutti repubblicani ovviamente.  

La storia ci ha poi dimostrato che il Sud Italia, alla fine, si è rassegnato: è nata la Repubblica democratica fondata sul lavoro, con tutti i pro e contro che da anni si trascina dietro, grazie al sangue e alle vite di chi ha sperato in un futuro migliore, che però dimostriamo di non meritare ad ogni esaltazione di regimi che di democratico e repubblicano non hanno niente. 

 di Teresa Coscia

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