Mogol si racconta al Teatro Ricciardi: “Coltivare il talento per accendere l’arte”

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Nostalgia di un passato che non tornerà più. Per quanto pessimistica, questa è stata la sensazione che ho avuto quando, dopo lo spettacolo di Mogol ieri al Teatro Ricciardi di Capua, mettevo in moto la macchina per tornare a casa. Un tuffo nel passato con uno sguardo al presente. Giulio Rapetti, in arte Mogol, è l’autore più importante per la canzone italiana. Tante le collaborazioni con i più grandi interpreti e musicisti italiani. Una, la più proficua e fortunata di tutte, con Lucio Battisti.

Al Ricciardi di Capua, dall’intuizione del gestore del Teatro Gian Maria Modugno, Mogol racconta se stesso: parla di una musica lontana, ma che mai è andata via dal cuore delle persone. Spiega i segreti dietro le canzoni che hanno fatto la storia della canzone italiana. Noi di Informare Online, siamo riusciti a strappargli qualche parola tra l’affetto del pubblico e della presenza dei tanti ragazzi del Liceo Musicale “Luigi Garofano” di Capua.

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Grande successo per “Mogol racconta Mogol” al Teatro Ricciardi

L’evento di ieri al Teatro Ricciardi di Capua – in esclusiva per la Campania – ha celebrato le storie e le emozioni vissute dal paroliere e autore durante gli oltre quarant’anni di carriera. Una carriera di canzoni, di incontri, di storie. Nel corso della sua carriera, Mogol ha scritto e tradotto alcuni dei più importanti brani della storia della musica italiana e mondiale, tra cui Una Lacrima Sul Viso vincitore del Festival di Sanremo del 1964 cantata da Bobby Solo, Io Ho In Mente interpretato dagli Equipe 84, Oro interpretata da Mango, A Chi interpretata da Fausto Leali e Sognando California cantata dai Dik Dik, versione italiana di California Dreamin’ dei The Mamas & The Papas. Al suo fianco sul palco del Ricciardi, il chitarrista Maestro Massimo Satta e al piano il Maestro Giuseppe Barbera. Lucio Battisti, Gianni Bella, Adriano Celentano e Mina: questi i grandi della musica che Mogol ha omaggiato attraverso il ricordo dei suoi testi.

Mogol ha incontrato al Ricciardi di Capua i ragazzi del liceo musicale Luigi Garofano di Capua. A loro, il paroliere ha regalato una lezione da non dimenticare sul talento: “Il talento per sprigionarlo deve essere coltivato. Tutti possiamo accedere a qualsiasi arte. Sembra una cosa incredibile, ma è così. Quello che dobbiamo procurarci è l’automatismo che rappresenta lo stato di grazia che vi permette di dare il meglio di voi. L’automatismo viene creato lavorando con il cervello che poi agisce indipendentemente dal pensiero, come fosse un radar che vi guida. Così potrete esprimere il vostro talento a pieno”.

Le domande di Informare a Mogol: “Non ci si innamora più delle canzoni. I talent show? Spesso condotti anche da gente improvvisata”

Maestro, lei ci ha parlato di talento. Oggi chi si avvicina al mondo della musica è abituato a pensare ai talent show come un trampolino di lancio per questo settore. Quando non c’era i talent, qual era la strada di un musicista o di un cantante? Vi è oggi un percorso alternativo?

Il talent show è uno spettacolo musicale, molto spesso condotto anche da gente improvvisata. Sai, la competenza è fondamentale, ti parlo di competenza a livello internazionale: la vera competenza. Io non gli do molta importanza, basta guardare la scelta. Ad esempio, nell’ultimo Sanremo hanno dato importanza ai followers. Chi fa Sanremo è perché ha magari un milione di followers, quindi lo prendono in gara perchè garantisce un milione di ascolti. Poi, può avere anche una canzone mediocre… Diciamo le cose in modo che tutti ci possano capire: una volta una canzone bella la cantavano tutti, lo sai? Sai che stasera, quando canteremo le canzoni, vedrai che tutti si metteranno a cantare. Adesso, se andiamo a domandare da due anni a questa parte la canzone che cantano tutti, non la troviamo. E sai perché? Perché non si sono innamorati di quella canzone. Magari sono innamorati solo di quel cantante o di quella cantante. C’è una influencer che ha due milioni di followers e quello che dice poi viene fatto da tutti. Molto grave. Purtroppo, i social viaggiano ad un livello bassisimo. E quello che è grave è che qualcuno pensa che dobbiamo chiedere ai social per sapere cosa dobbiamo fare.”

Lei ricorderà il suo testo “Ragazzo solo, ragazza sola” con David Bowie. Come è accaduto?

“Accadde così: David Bowie aveva fatto una canzone bellissima, il titolo era Space Oddity: raccontava di un ordine che un comandante di una navicella spaziale dava al pilota. Io la sentii, non mi venne di tradurla pari pari. Quindi la riscrissi, cambiandola. Ebbi una grande soddisfazione: David Bowie cantò Space Oddity nella mia versione in italiano.”

 

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