Art, not war: arte come antidoto di pace da usare in risposta agli orrori della guerra. È questo il messaggio cardine del Club per l’Unesco di Caserta. Contesto perfetto per l’esposizione d’arte di Mitra Kavian, Women in flowers.

Il progetto di Mitra Kavian

«12 donne insieme, di varie età, generazioni e stili pittorici hanno scelto di costituire un gruppo: Dena, dal nome di un monte», racconta la curatrice della mostra, la Prof.ssa Jolanda Capriglione. Nome imponente, potente, perfetto per donne che lottano per far sentire la propria voce.

È questo lo scenario della pittura contemporanea femminile in Iran, che accompagna le sue paladine per il mondo in molteplici mostre. Approda anche in Italia, illustrata da Mitra stessa in un convegno presso il dipartimento di Architettura dell’Università della Campania “L. Vanvitelli”.

Quadri che abbracciano differenti stili e l’intero spettro cromatico: dal marrone, all’arancio, al giallo, all’oro. Ispirati certamente al background culturale delle artiste, come ci racconta Mitra stessa: «Nel dipingere questi quadri ho scelto di riprendere le miniature, tipiche del mio Paese, ma anche i suoi paesaggi, alternando quadri di piccole dimensioni a tele molto più grandi. Teheran è una città con delle vaste distese naturali, con fiori di mille colori differenti. Tuttavia – aggiunge – c’è anche la guerra, che ho rappresentato in quadri dai colori più tetri».

La cultura che unisce

«In visita a Teheran ho potuto osservare un manoscritto fiorentino, motivo di orgoglio per le autorità locali. Le sue miniature mi hanno ricordato particolarmente le opere di Mitra» queste le parole del Prof. Antimo Cesaro, che illuminano su quanto in realtà la nostra cultura e quella iraniana non siano poi così distanti. Entrambe immense, millenarie. Entrambe storia.

Emblema di questo sfondo comune che è la storia dell’umanità è, curiosamente, il nome stesso dell’artista. Il culto del dio Mitra, infatti, era fortemente radicato nella cultura romana. Permane al mondo occidentale, troppo impegnato a individuare ciò che divide i popoli, senza concentrarsi su ciò che li unisce, nel Mitreo di Santa Maria Capua Vetere.

«Popoli che sembrano apparentemente distanti si riscoprono vicini se considerano le vere differenze culturali. Riscoprono, oltretutto, di avere in comune un forte principio femminile come colonna portante».

Conosci gli altri e conoscerai te stesso

Alla luce di questo viaggio virtuale in terre più vicine a noi di quanto si pensi, abbracciare una cultura così profondamente complementare alla nostra non sembrerebbe una cattiva idea.

«Il periodo islamico è considerato dalle autorità locali come un piccolo segmento di una narrazione molto più ampia. Ne esaltano orgogliosamente le radici, che affondano negli albori dell’umanità», afferma il Prof. Cesaro.

Radici loro, ma anche nostre, concetto rafforzato dalle parole della Prof.ssa Capriglione: «Il museo di arte contemporanea di Teheran è il primo al mondo per la sua vasta collezione di opere del 900, conosciute ovunque. L’ultima imperatrice stessa era una studiosa di architettura ed è riuscita a creare collezioni straordinarie, che abbracciano la storia della pittura a partire dall’Impressionismo. Ci sono opere antichissime ma meravigliose, un patrimonio immenso che bisogna conoscere

Impegniamoci a conoscerlo, dunque. Come? More art, less war.

di Teresa Coscia

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