Minorenni e criminalità, un binomio di estrema rilevanza per le mafie italiane che, nei più giovani, trovano una manovalanza importante per le casse dei clan.

In Campania questo fenomeno è salito alla ribalta nazionale per le celebri “paranze dei bambini”, raccontate anche da Roberto Saviano; giovani gang criminali che si giocano una buona fetta di potere e controllo in determinate zone del napoletano. Il Centro ReS Incorrupta dell’Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, guidata da Isaia Sales (autorevole storico delle mafie), ha svolto una ricerca finalizzata all’analisi della criminalità minorenne e degli antidoti efficaci per evitare la recidiva di tanti giovani.

UN QUADRO SULLA CRIMINALITÀ MINORILE CAMPANA

La ricerca, finanziata dalla Commissione Antimafia, prende in considerazione i fascicoli dei minorenni giudicati dal Gup del Tribunale per i Minorenni di Napoli per il periodo che va dal 2012 al 2015 per reati “in odore di mafia”, ovvero quei delitti che lasciano supporre un nesso tra minorenni e criminalità organizzata. Dei 262 minorenni campione, una larghissima fetta è di sesso maschile con un apporto femminile che si aggira attorno al 15%. Molto interessante è il dato inerente alla componente straniera del campione in esame, solo il 3%, un numero che sembrerebbe allontanare quell’emergenza criminalità/immigrazione che tanto fa paura a molti italiani.
Altro quadro importante ce lo fornisce il grado di istruzione del minorenne criminale preso in esame, per molti di loro la ricerca afferma che “la licenza superiore resta un miraggio”.
Insomma: la scolarizzazione si rivela, anche nella ricerca di ReS Incorrupta, un elemento estremamente significativo. Parole che suonano da monito per un’istruzione pubblica che deve sforzarsi di garantire un ampio monitoraggio degli studenti che partecipano alle lezioni. Purtroppo, questo sembra uno scenario ancora lontano per i mezzi obsoleti di cui sono dotati i docenti e per l’infernale burocrazia che attanaglia la sinergia tra “Tribunali per i Minorenni” e scuole.

Un indizio sulla direzione della politica in merito a queste tematiche ce la fornisce la recente Manovra, che ha disatteso le aspettative in merito agli stanziamenti destinati alla scuola, un tema che ha portato alle dimissioni del Ministro dell’istruzione Roberto Fioramonti. Ma continuiamo con i dati della ricerca. Il 73% dei reati viene commesso in concorso e questo è una statistica che potrebbe sembrare silenziosa, ma non lo è affatto.
La correità, infatti, spesso funge da apripista per una futura collaborazione tra il minorenne e le mafie. Significativo anche il focus sulla condizione familiare dalla quale provengono questi ragazzi, il 58,7% dei minorenni presi in esame ha avuto in famiglia esempi di illegalità.
Con madri che generalmente non lavorano (54%), oppure che svolgono lavoretti per i quali non serve alcuna competenza specifica (24%), e padri che seguono le consorti in merito alla qualità della professione lavorativa. Ecco che, dove la stabilità lavorativa latita, sembra latitare anche la legalità.

TRA IL RISCATTO E IL RITORNO A DELINQUERE

La vera mission della ricerca di ReS Incorrupta, coordinata dalla dott.ssa Simona Melorio, è verificare l’efficacia della messa alla prova nei confronti dei minorenni protagonisti di reati “in odore di mafia”. Questo strumento consente al giudice di sospendere le attività procedimentali affinché la persona accusata del reato possa sottoporsi a un programma di recupero e sostegno, attraverso attività di pubblica utilità oltre che ad iniziative che, secondo il giudice e i servizi minorili, possano essergli d’aiuto per il suo corretto sviluppo psicologico.
La ricerca sottolinea che: “dal 1992 al 2016 c’è stata una crescita costante dei provvedimenti di messa alla prova adottati dai Tribunali italiani: da 778 nel 1992 a 3757 nel 2016 (dati DGM 2017)”, con un’applicazione del provvedimento che va per il 18% contro il 2,9% del 1992. La ricerca si articola poi in un dettaglio dell’utilizzo della Map nel 2016 che, a Napoli, ha fatto registrare un numero di esiti positivi dell’80%. Ciò significa che, nella stragrande maggior parte dei casi, la Messa alla prova conduce all’estinzione del processo.
La ricerca di Res Incorrupta si avventura poi nell’analisi della recidiva minorile (coloro che tornano a commettere reati) a Napoli su un campione di 423 minorenni sottoposti alla Map dal 2012 al 2016. La percentuale di recidivi è del 41,6% con una percentuale di NON recidivi che va al 58,4%.

Questa interessante ricerca è sì guidata da Sales e dalla Melorio, ma coadiuvata anche dall’impegno di tanti giovani ricercatori come: Annamaria Iaccarino, Rosa Russo, Emmanuele Martino e Antonio Fisichella. Una ricerca che ha come esito la necessità di utilizzare strumenti diversi e innovativi rispetto alla Messa alla prova, che però resta la misura più efficace nel nostro attuale ordinamento.

 

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°201 – GENNAIO 2020

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