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Se potessimo fare un’ecografia alla città di Napoli, i Quartieri Spagnoli si mostrerebbero come il suo intestino: le viuzze intersecate l’un l’altra, strette e nascoste tra i palazzi come in un abbraccio tra due innamorati, formano un reticolo che si sviluppa tra Corso Vittorio Emanuele, in alto, e Via Toledo, in basso.

L’intestino, diviso in tenue e crasso, è anche un organo in continuo movimento, abitato da miliardi di microrganismi invisibili che si occupano del funzionamento di attività fondamentali per il corpo intero. Così, all’interno dei quartieri, si nascondono uomini e donne, che mantengono in vita quelle strade, sopperendo all’assordante mancanza dell’aiuto esterno. È qui che incontriamo Salvatore Iodice, falegname nato e cresciuto nei Quartieri. Negli occhi porta con sé la saggezza di chi la strada l’ha conosciuta bene. Ad accompagnarlo è la voglia frenetica di guardare avanti e di mettersi in gioco. Insieme a Fabio De Rienzo, ha fondato l’associazione culturale Miniera, il cui impegno è stato fin da subito quello di aprire le porte ai giovani del quartiere, offrendo prospettive lavorative, un mestiere e un futuro.

Anche Fabio è nato nei quartieri. Dopo essersi allontanato per circa vent’anni, una serie di coincidenze l’hanno riportato sulla strada di casa, facendogli incrociare quella di Salvatore. Fotografo, articolista, poeta, neanche lui riesce ad inquadrarsi in una figura definita, ma la cosa certa è la voglia di raccontare, qualunque sia il mezzo, la città e i volti senza nome che vi abitano.

Tra loro è nata la giusta sinergia, che ha reso possibili iniziative come RiciclArte, con l’obiettivo di combattere il fenomeno delle strade sporche.

«Prima mi facevo tante domande, fino a che ho capito che non era quella la strada giusta. Così ho smesso di guardare agli altri e ho deciso di fare qualcosa» – spiega Salvatore – «Insieme ai ragazzi del quartiere abbiamo iniziato a raccogliere spazzatura e mobili abbandonati. Con questi abbiamo creato cestini per le carte, segnaletica e panchine, e con magliette e lenzuola abbiamo creato delle tele su cui realizzare dei dipinti.

Tutto qui dentro è fatto di materiale riciclato, a dimostrazione di come si possa creare un’opera d’arte finita a costo zero, a servizio della collettività, ma anche vendibile. E quando mi dicono “che lo fai a fare, se metti i segnali li tirano, i murales li imbrattano”, io rispondo che se non sottoponi mai le persone alla bellezza, loro non risponderanno mai. Non si possono fare le cose in base a quello che potrebbe succedere dopo».

Panchine, segnali, tutti oggetti che invitano le persone a restare e non più a fuggire come si faceva in passato.

«Ci sono stati cambiamenti significativi, in positivo. Prima la gente aveva paura di passare, adesso ci sono tanti turisti che vengono a conoscere il quartiere e a visitare la bottega» – continua Salvatore.

Com’è tipico dei “vasci”, infatti, le sue porte sono sempre aperte. C’è un colorato via vai di persone che passano a salutare “o’ mast” e di bambini che entrano scorrazzanti, quasi come se quella bottega fosse soltanto un prolungamento della strada.

Eppure, quei bambini non si sbagliano, perché Miniera non è soltanto un laboratorio di falegnameria, è un luogo in cui sentirsi a casa. «Stiamo cercando di accumulare anche dei libri, così chi non vuole usare attrezzi e pennelli, può stare qui per leggere o può stare al computer. L’importante è toglierli dalla strada. I ragazzi devono essere stimolati, hanno bisogno di input».

A rafforzare il team è stato poi l’ingresso di Genny, giovane, energico e pieno di idee, vive a ridosso dei quartieri, a Piazza Carità.

Una testimonianza importante: «Ero a scuola e la mia professoressa diceva che i Quartieri Spagnoli sono i quartieri più brutti di Napoli, ho cercato più volte di farle cambiare opinione senza riuscirci, fino a che non ho portato un video che è arrivato fino a Salvatore. Da quando l’ho conosciuto non mi sono più staccato. Poi, da quell’esperienza mi sono appassionato e sono diventato videomaker».

Tra i vari progetti, i ragazzi di Miniera hanno girato un docufilm intitolato “Manime” che sarà proiettato prossimamente nell’agorà di Piazza Garibaldi e al Maschio Angioino.

L’obiettivo è quello di dar voce ad artigiani napoletani che portano avanti mestieri ormai in via di estinzione. «Noi non sapevamo di star girando un documentario, non abbiamo competenze tecniche né attrezzature, solo la voglia di raccontare», spiega Fabio, a dimostrazione di come la volontà renda possibile qualsiasi cosa.

«Credo che per cambiare qualcosa che non ci sta bene non si deve aspettare il momento giusto o l’aiuto esterno. Ho fatto come si deve fare nella vita: uno piglia e fa». Salvatore, infatti, non ha mai ricevuto aiuto dall’alto. Proprio per questo è stato eletto Consigliere per la 2° Municipalità e Presidente della Commissione Cultura e Turismo, in modo da concretizzare quanti più progetti è possibile. Perché «tutti possono fare, ma se non fai non sei». La rivoluzione nasce tra la gente, “miezz’a via”, basta soltanto cominciare.

di Giorgia Scognamiglio
Foto di Gaetano Scognamiglio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

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