Miniera progetto artigianato

Miniera: il progetto in lingua napoletana per raccontare l’artigianato napoletano

Redazione Informare 13/02/2022
Updated 2022/02/13 at 4:14 PM
5 Minuti per la lettura

Cominciò tre anni fa come un gioco, un modo per realizzare qualche post per la pagina Facebook della nostra associazione culturale Miniera che si trova ai Quartieri Spagnoli di Napoli. Poi io e Salvatore (Iodice, il presidente) ci rendemmo contro che in ballo c’era qualcosa di estremamente importante, per noi, e per l‘identità napoletana: la salvaguardia dell’artigianato. Capimmo che i social potevano attendere, che per lanciare certi messaggi bisognava scavare più in fondo e dedicare più di qualche riga- magari scritta in fretta e in furia solo per acchiappare qualche like.

Così tra una riflessione profonda e una scarpinata tra vicoli, basoli e mura antiche della città- andando a visitare alcune delle tante botteghe che popolano i quartieri napoletani- abbiamo cominciato a dar vita al progetto “I moderni volti della Napoli antica”.

I protagonisti di questo progetto sono i volti e le mani di quelle persone che rappresentano i valori e la passione della Napoli antica. Questo lo abbiamo ritrovato, appunto, soprattutto negli artigiani- ma anche in tanti altri lavoratori i cui strumenti principali sono le mani – e nelle loro storie.

Abbiamo ascoltato, parlato, fotografato, preso appunti, analizzato, compreso e fatto domande. Così abbiamo messo a punto- cioè stiamo mettendo a punto- uno spaccato sulla realtà dell’artigianato e dei lavoratori napoletani. Una realtà che è impregnata di tanto orgoglio e passione ma che allo stesso tempo è offesa dall’indifferenza delle istituzioni e logorata dal tempo, ovvero dai tempi moderni che hanno dimenticato- nei suoi confronti ma non solo- la riconoscenza. È un po’ ciò che accade per la storia e la cultura di Napoli, le cui rappresentazioni- i monumenti- sono in balia del degrado, dell’abbandono e della vergogna.

Presentiamo i protagonisti di questo progetto attraverso una serie di scatti fotografici e delle didascalie – scritte in napoletano- che raccontano il loro lavoro, la loro storia e, soprattutto, che contengono il loro grido di allarme. Abbiamo ritenuto importante riassumere in quelle didascalie quel che ci è stato raccontato. Più importante ancora- da cui ne deriva maggiore responsabilità- è stato scegliere di riportare quel che non è stato detto. Ci sono cose che la voce non racconta ma che vengono gridate dai volti e dalle mani.

Il napoletano è la lingua che noi parliamo e che gli intervistati parlano. Ed è la lingua con la quale pensiamo più velocemente, cosi come capita al pubblico che ci potrà seguire. Certo, il nostro uso della lingua napoletana non è proprio ortodosso, non è del tutto corretto, cerchiamo di migliorarci ma di errori ci sono e ce ne saranno sempre ma non ci importa, non vogliamo proporci come maestri di lingua così come non vogliamo candidarci come fotografi, vogliamo solo dire qualche cosa anche noi e abbiamo deciso di farlo così. Attraverso la lingua della nostra terra è possibile far uscire fuori i pensieri senza che essi perdano colore e calore.

Non vogliamo creare un progetto fotografico, non siamo fotografi, ma abbiamo il desiderio e la necessità di raccontare ciò che ci circonda, ci appassiona e ci sta a cuore. Questo tema ci sta molto a cuore così come a tanta gente- anche a chi ancora non lo sa.

Il progetto è ancora work in progress. La seconda parte sarà più difficile ma anche più bella, diventerà sempre più arduo scovare nuovi artigiani ma lo scopo è proprio questo. Vogliamo che la memoria di questi lavoratori non vada mai perduta e che i giovani possano apprendere della loro esistenza e del loro lavoro e laddove sia possibile, imparare quel tipo di lavoro.

La parte conclusiva prevedrà una raccolta editoriale di queste storie ed una mostra fotografica. Per raggiungere questi obbiettivi, ci stiamo avvalendo della collaborazione e del lavoro prezioso della giornalista e progettista Giorgia Scognamiglio– da qualche mese unitasi alla squadra di Miniera.

di Fabio De Rienzo

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