Milanofiori: i 7 minuti di cui siamo tutti colpevoli

Raffaele Cecoro 29/10/2022
Updated 2022/10/29 at 3:32 PM
6 Minuti per la lettura

Giovedì 27 Ottobre, alle ore 18.30, il Centro Commerciale Milanofiori di Assago è stato teatro di un raid che ha visto protagonista Andrea Tombolini, un quarantaseienne affetto da una malattia psichiatrica che ha accoltellato in maniera casuale dei clienti mentre erano intenti a fare la spesa uccidendone uno e ferendone gravemente altri.

L’aggressore è stato prontamente etichettato come folle, pazzo, squilibrato. Da quello che è emerso in queste ore il signor Tombolini è affetto da una grave forma di depressione, una situazione che si è aggravata a seguito di un intervento chirurgico che egli ha subito alla colonna vertebrale, tra l’altro era stato in pronto soccorso nei giorni scorsi a causa di ferite che si era inferto a causa di comportamenti autolesionisti.

Che cos’è la depressione

La depressione è una malattia molto comune e secondo gli ultimi dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ne soffrono circa 350 milioni di persone nel mondo, quasi il 5 per cento della popolazione globale, nel corso del 2020, è diventata la seconda causa di disabilità dopo le patologie cardiovascolari. La situazione si è aggravata nel corso della pandemia con la conseguente chiusura.
In Italia, secondo gli ultimi dati, soffre di depressione oltre una persona su 10. Ma solo uno su tre chiede un aiuto medico. L’accesso alle cure nel nostro paese è spesso difficile e aleggia ancora una forte aurea di pregiudizio verso tale patologia proprio per le etichette con le quali si definiscono i malati psichiatrici.

C’è un legame tra depressione e atti violenti?

Nel 15-30 per cento dei casi diagnosticati vi è l’insorgenza di atteggiamenti violenti proprio per questo diventa fondamentale riconoscere e curare la malattia: una maggior comprensione dei segnali d’allarme e una terapia corretta e tempestiva potrebbero infatti permettere l’aggravarsi del quadro clinico e la riduzione di questi tragici episodi.

Folle, pazzo, squilibrato: le etichette non aiutano

L’uso di etichette, di cui si sta facendo smodato uso in queste ore, vede redazioni giornalistiche intente a sbattere in prima pagina il mostro di turno con un lessico in salsa Halloween: horror, paura, strage aumentando lo stigma verso persone che andrebbero tutelate per la loro immensa fragilità.

Il Prof. Claudio Mencacci, medico psichiatra, sul punto scrive: “È pesante come un macigno la vergogna e il marchio di disgrazia e di disagio che pesa sulle malattie mentali. Stigma, etichetta, stereotipo tutto a indicare una discriminazione, una svalutazione, un «noi diversi dagli altri». Questa ingiustizia crea sofferenza in molte persone affette da disturbi psichici, dai più severi (schizofrenia, disturbi bipolari, ossessivi-compulsivi, anoressia) ai più comuni (depressione, ansia panica e cronica). Una stigmatizzazione che impatta su diverse aree della vita, dalla condizione socioeconomica alle relazioni interpersonali, al ritardo o alla mancanza di diagnosi e cure adeguate, alla qualità e quantità di vita. Tanti sono i pregiudizi sulle malattie mentali: pericolosità (nonostante i dati confermino che non vi sono correlazioni tra malattia e violenza nella maggior parte dei casi), inguaribilità, incapacità di lavorare. Questa stigmatizzazione è un problema di salute pubblica che pesa sull’intera società.“

Cosa fa lo Stato Italiano?

L’Italia, nonostante sia stata avanguardista sulla chiusura dei manicomi grazie a Franco Basaglia, investe solo il 3,5 per cento del budget della sanità per il settore della salute mentale, le medie di altri grandi paesi europei vantano una forbice tra il 10-15 per cento. Questo significa lasciare sguarniti di personale i servizi, che attualmente hanno un deficit di operatori sanitari che va dal 25 al 75 per cento in meno dello standard. Il cosiddetto Bonus psicologo, contributo per sostenere le spese di assistenza psicologica dei cittadini relative a sessioni di psicoterapia non basta. In Italia gli ospedali con reparti di psichiatria attivi sono molto pochi.

Le soluzioni

Oltre che alla riduzione dello stigma verso tali patologie un rapporto dell’OMS del 2004 affermava che “la prevenzione di questi disturbi è ovviamente il modo più efficace per ridurre il carico della malattie”.

La guida del 2011 dell’Associazione Psichiatrica Europea (EPA) sulla prevenzione dei disturbi mentali affermava: “Ci sono prove considerevoli che varie condizioni psichiatriche possono essere prevenute attraverso l’attuazione di interventi efficaci basati sull’evidenza”.

Lo stesso dipartimento di Salute del Regno Unito in un rapporto sull’incidenza economica per la promozione della salute mentale e la prevenzione delle malattie mentali ha rilevato che “molti interventi hanno un eccezionale rapporto qualità-prezzo, sono a basso costo e spesso si autofinanziano nel tempo, risparmiando sulla spesa pubblica”.

Nel 2016, l’Istituto Nazionale di Salute Mentale ha riaffermato la prevenzione come area prioritaria della ricerca.

Appare lampante che in questa vicenda Andrea Tombolini è al contempo l’autore di un gesto violento e vittima di un sistema sociale e sanitario che dopo la legge Basaglia è ancora incapace di prendersi cura delle persone affette da disturbi mentali. La chiusura dei ghetti fisici non ha ancora aperto le menti di una società che dimostra ancora di credere fermamente nello stigma del matto da legare.

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *