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Migliorano le condizioni di Salman Rushdie, lo scrittore accoltellato a New York

Nicola Iannotta 14/08/2022
Updated 2022/08/14 at 3:58 PM
4 Minuti per la lettura

Salman Rushdie, lo scrittore indiano, naturalizzato britannico, poco più di 24 ore fa è stato vittima di un attentato.

Rushdie è stato accoltellato sul palco del Chautauqua Insititution poco prima dell’inizio di un suo convegno nello Stato di New York, ed è giunto in ospedale in gravi condizioni di salute.

Fortunatamente, nelle ultime ore, il suo agente Andrew Wylie ha fatto sapere che le condizioni del suo assistito, per quanto siano comunque gravi, stanno migliorando. Salman Rushdie è stato staccato dal respiratore ed è ora di nuovo in grado di parlare.

Chi è Salman Rushdie?

Salman Rushdie nacque nel nel 1947 a Bombay da una ricca famiglia di fede islamica. Le condizioni della sua famiglia permisero a Salman di trasferirsi in Inghilterra e studiare al King’s Collage di Cambridge.

Nel 1988 lo scrittore pubblicò un libro che ebbe forte risonanza e irritò molte persone. Si tratta del suo quarto romanzo, dal titolo “I versi satanici”: una storia fantastica ma chiaramente allusiva nei confronti della figura di Maometto e quindi ritenuta blasfema dai musulmani.

La pubblicazione e la diffusione del libro creò una frattura, profondissima, fra lo scrittore e la comunità islamica. Qualche mese più tardi, infatti, l’ayatollah dell’Iran Ruhollah Khomeini pronunciò contro Rushdie una fatwa, ovvero una condanna a morte. Una condanna che costrinse Rushdie a vivere sotto protezione. Una condanna che costrinse Rushdie a vivere con paura. Una condanna che costrinse Rushdie a percepire il perenne senso di precarietà della sua vita quotidiana, perché, dopo che la fatwa fu annunciata, si susseguirono una serie di tentativi di uccidere non solo lui, ma anche i suoi collaboratori e sostenitori. E giungiamo così al 12 agosto 2022, giorno in cui l’imperfetto fatale colpo va a segno.

La fatwa contro Rushdie

Quando nel 1989 l’ayatollah Khomeini pronuncia la fatwa contro Rushdie nel mondo scatta la polemica. Il giornale newyorkese Riverdale Press pubblica un editoriale dove difende accanitamente l’opera dello scrittore indiano. Qualche giorno dopo, nella redazione del giornale di New York scoppia una bomba.

Lo stesso anno, nel mese di agosto, un altro ordigno scoppia in un albergo londinese. Questo secondo evento fu studiato e accuratamente analizzato da un giornalista del Times che scoprì si trattava di un attentato alla vita dello scrittore. In quell’occasione però a morire non fu Rushdie ma il suo attentatore, sulla cui lapide vi compare l’epigrafe «Il primo martire a morire in una missione per uccidere Salman Rushdie».

Nel 1991, due anni più tardi il traduttore italiano di Rushdie, Ettore Capriolo viene picchiato e accoltellato nella sua casa di Milano. Lo stesso anno muore il traduttore giapponese e sono picchiati e minacciati il traduttore e l’editore norvegesi.

La fatwa nei confronti dello scrittore è stata ribadita nel 2005, 2017 e 2019 dall’ayatollah Ali Khamenei.

Rushdie da parte sua, in più occasioni ha raccontato che il 14 febbraio di ogni anno, anniversario della promulgazione della sua condanna, riceve un biglietto di San Valentino dall’Iran per ricordare quell’amore scisso fra lui e la comunità islamica e trasformato in eterno odio.

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