Michele Zarrillo: «Sono molto legato alle mie origini campane»

 

È uno dei cantanti più apprezzati e stimati sulla scena della musica italiana. Nella sua lunga carriera ha venduto più di un milione di dischi. Parliamo di Michele Zarrillo, nato a Roma, è secondogenito di padre proveniente da Rionero in Vulture (Potenza) e di madre originaria di Corbara (Salerno). «Mi sento molto legato alla Campania, innanzitutto perché ci lavoro da tanti anni; poi, perché ho radici meridionali molto forti», afferma.
Ottiene successo da solista, grazie alla vittoria al Festival di Castrocaro nel 1979. Nel 1981, calca il palcoscenico del Festival di Sanremo, con la canzone Su quel pianeta libero, a cui fa seguito Una rosa blu; un brano che riscuoterà un enorme successo di pubblico. «Nel mio piccolo, cerco di difendere al meglio questo angolo d’arte che porto avanti da tantissimi anni.
C’è tanta gente che segue le mie canzoni con naturalezza e spontaneità, senza farsi condizionare molto dalle mode e dal momento. Dalla mia parte, ho avuto sempre questo vantaggio, assolutamente naturale; quello, cioè, di fare delle canzoni che durano nel tempo. Non ti nascondo che per me è stupefacente, se penso anche all’epoca in cui viviamo. Vedere ragazzi che ancora cantano La notte dei pensieri, piuttosto che L’acrobata o Una rosa blu, è una cosa che m’inorgoglisce immensamente e m’incoraggia a portare avanti con sempre più entusiasmo il mio mestiere.» Nel 1987 arriva la vittoria a Sanremo nella sezione Nuove Proposte (nonostante le precedenti partecipazioni al Festival e oltre quindici anni di carriera) con il brano La notte dei pensieri. Al Sanremo 1994, Michele Zarrillo presenta il brano Cinque giorni, che ottiene un buon consenso popolare e di vendite e che viene incluso nell’album Come un uomo tra gli uomini. Due anni dopo vi partecipa ancora con L’elefante e la farfalla. Il successivo lavoro, L’amore vuole amore (ottobre 1997), raccoglie varie canzoni di Zarrillo già pubblicate, con l’aggiunta di due brani inediti (L’amore vuole amore e Ragazza d’argento) e di tre remake. Nel giugno 2000, il cantante pubblica il nuovo album dal titolo Il vincitore non c’è. Nel corso di un tour teatrale, nasce il brano L’acrobata, che viene presentato a Sanremo 2001. Nel 2017, partecipa al sessantasettesimo Festival di Sanremo, con il brano Mani nelle mani, giungendo in finale e piazzandosi all’undicesimo posto.
Nello stesso anno esce l’album Vivere e rinascere – Passioni, che sta avendo molto successo.
«Questo è un momento molto fortunato per le mie canzoni e per il tour… la musica è vita e per noi del settore è anche un mestiere, quindi bisogna portarlo avanti, a prescindere da tutto. Inoltre, fa parte della nostra quotidianità. La troviamo ovunque; è il sottofondo delle nostre giornate. L’ascoltiamo quando entriamo nei supermercati; in macchina, attraverso la radio, a casa… A volte non ce ne rendiamo neanche conto, ma è un elemento importantissimo. Proprio per questo dobbiamo proteggerne la qualità e salvaguardare i nostri figli, che rischiano di non comprendere il valore culturale della musica arrivando, talvolta, a considerarla un gioco, un vezzo, un finto mezzo per far parlare di sé o per fare commercio», conclude. L’amore ancora esiste è una delle canzoni più belle del nuovo album. Gli chiedo com’è nata: «La melodia e le parole hanno una malinconia che rispecchia molto le storie d’amore attuali. Ho la fortuna di avere dei bravissimi collaboratori e, insieme, ci siamo focalizzati proprio sui rapporti di oggi. Spesso le storie sentimentali tendono a finire perché ci sono così tante influenze esterne che prima o poi il rapporto giunge al capolinea. “Se guardi il mare mentre sogni la neve, sarà lo stesso mare a dirti non guardarmi più, mai più […]”, recitano alcuni versi. Nel senso che, se tu stai con me e la tua mente è legata ad interferenze esterne, non ci si ritrova più. Poi magari ci si pente, dopo qualche tempo, ma ormai è troppo tardi». Vivere e rinascere – Passioni, l’ultimo album, rispecchia la rinascita dopo un periodo difficile. «L’ho scritto insieme a Valentina Parise. È legato ad un piccolo incidente che ho avuto qualche anno fa (il 5 giugno 2013, Michele Zarrillo viene colpito da un infarto e ricoverato in codice rosso nel reparto di Terapia intensiva dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma, ndr.). L’unica cosa che ti può far rinascere è vivere. Sembra un gioco di parole, quasi un paradosso, ma è così. Perché, se non hai voglia di vivere, non puoi neanche rinascere. Potresti vivere una vita ma senza rinascita; una vita piatta, con un atteggiamento un po’ passivo. È proprio vivendo che si riescono a provare certe sensazioni ed emozioni». Sono nato e cresciuto a Roma, ma quando vengo in Campania a fare i concerti non mi sento per niente spaesato. Qui sto bene. Qui c’è aria di famiglia».
Una famiglia numerosa che gli vuole bene e che è lieta di ricambiare l’affetto di un artista straordinariamente orgoglioso delle proprie origini.

di Teresa Lanna

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