Mezzogiorno d’Italia nel dramma

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Ai tanti drammi esistenziali, sempre più indicativi del pauperismo socio-economico, nel sud del nostro bel paese, se ne materializzano, nel giro di pochi mesi, altri due ai tanti già passati sulla pelle dei lavoratori: Whirlpool  a Napoli e ILVA a Taranto.  

Un’ ulteriore destabilizzazione del tessuto umano e produttivo  per tematiche lavorative che non appaiono in condizione di avere uno sbocco positivo, né a breve, né a lungo  termine. 

Ci troviamo di fronte ad una fibrillazione interna all’area di governo e una tensione tra organi istituzionali e le multinazionali, titolari delle società menzionate in “affanno”, che gettano nello sconforto e nella disperazione una massa di mano d’opera sulla cui testa cala la spada di Damocle della disoccupazione, mitigata con la cassa integrazione.  

In una sorte di conflittualità tra le parti in causa, spicca un guazzabuglio  di cui si sono resi protagonisti tutti i governi  Renzi-Gentiloni-Conte 1con la Lega e Conte 2 col Pd, tuttora in carica, addossando allo scudo penale, inserito e cancellato più volte, la causa primaria di questo dramma umano e sconcerto istituzionale. Va sottolineato che l’impianto dell’ILVA  ha un peso consistente sul Pil nazionale per un introito finanziario dell’1.4% per le casse dello stato ed un livello occupazionale di circa 20.000 lavoratori.   

Far luce sugli accadimenti appare arduo, anche per migranti in cerca di attribuzione  delle responsabilità. L’unica sponda resta quella dell’interesse proprio che appartiene, ad una prima lettura, alle due parti in causa. 

Un assioma latino così recita: “ Pacta servanda sunt”- i patti devono essere rispettati”- esaustivo ed identificativo della storia economico-finanziaria del nostro paese. Di certo incontestabile è lo stato di disumanizzazione collettiva che non promette  alcuna visione di certezze. 

Appaiono, invece, gli interessi di gruppo che spingono per soluzioni non immediate, incomprensibili per chi attende risposte senza turbamenti e senza coerenza del patto violato. A tal uopo mi sovviene un pensiero del prosatore francese Montaigne: “la coerenza muta ed evolve secondo i tempi”. 

È la storia d’oggi, dove questo valore etico viene a più riprese calpestato per correre all’abbraccio del “vil denaro”  senza alcuna remora. D’altronde parlare di coerenza sul piano politico e su quello industriale delle multinazionali,  è come pensare di attraversare la strada, quando piove a dirotto e non bagnarsi senza ombrello. 

Non si può, però, eludere che i governanti dovrebbero programmare guardando al presente in modo esauriente, senza improvvisazioni progettuali e senza prospettive di legittimità piena del rispetto delle regole, per non trovarsi in un marasma politico ed a rimorchio di arrampicatori del capitalismo senza scrupoli. 

La chiarezza totale ed il rispetto della dignità dell’uomo, principio dell’Umanesimo a cui bisognerebbe ispirarsi nel trattare tematiche che hanno finalità umane, costituiscono un punto di riferimento che non si può tralasciare senza incorrernella mistificazione di ogni  piattaforma ideologico-programmatica .  

Sul piano politico-economico, abbandonando il liberismo di Adam Smith e la sua teoria della mano invisibile, principio del libero mercato e dove il dominus incontrastato è il potere della ricchezza monetaria, in caso di emergenza, come attualmente vive il Mezzogiorno d’Italia, sarebbe opportuno ricorrere ad un’altra  teoria, quella di John Maynard Keynes, padre della macroeconomia, che esplicita l’intervento dello Stato con investimenti utili e necessari per affrontare con risolutezza il tema del lavoro e della disoccupazione nel nostro territorio. 

Ciò presuppone un incremento della spesa pubblica che porterebbe a entrare in un’area di conflitto con l’Europa, cui si deve la norma del fiscal compact, inserita nella nostra Costituzione, che impedisce il superamento del 3% del rapporto deficit Pil italiano, a causa del debito pubblico dello Stato. Con una crescita del Pil intorno allo 0,1-0,3 e già ultimi, secondo l’UE, per crescita, investimenti, occupazione e in attuale  stato di recessione, una ulteriore perdita del lavoro e dell’attività industriale arrecherebbe un ulteriore danno alle casse  pubbliche, già dissestate. 

Necessitas dat legem”- la necessità crea la legge– e di conseguenza gli attori istituzionali nostrani dovrebbero  per questo dramma tutto del Sud Italia trovare soluzioni, anche battendo i famosi pugni sul tavolo dell’UE, onde evitare che la luce del Mezzogiorno si spenga in maniera irreparabile.   

 

di Raffaele Villani

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