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Metano: gas serra o combustibile di transizione? L’approfondimento

Redazione Informare 09/08/2022
Updated 2022/08/09 at 12:53 PM
7 Minuti per la lettura

Metano: gas serra o combustibile di transizione?

Da alcuni mesi uno dei temi più discussi dalla politica nazionale ed europea è il problema del gas naturale. I prezzi di questo combustibile, su cui paesi come l’Italia e Germania hanno puntato buona parte della propria transizione energetica, sono alle stelle a causa del conflitto russo-ucraino e, se il problema non sarà affrontato per tempo, si rischia una recessione economica e un inverno gelido per molte famiglie. Ma il gas naturale è davvero un carburante talmente miracoloso da giustificare una tale dipendenza?

COS’È IL GAS NATURALE?

Il gas naturale è una miscela di gas composta prevalentemente di metano che viene estratta da giacimenti sotterranei mediante trivellazione. Negli ultimi anni sono stati introdotti nuovi metodi per produrlo come la decomposizione anaerobica di rifiuti e scarti di varia origine, ma l’estrazione rimane il metodo prevalente. Attualmente questa fonte energetica contribuisce alla produzione del 25% dell’energia mondiale, e per oltre il 40% di quella italiana.

I principali produttori di metano sono Russia, Qatar e Usa, ma il consumo avviene generalmente altrove; lo spostamento verso i Paesi consumatori è effettuato soprattutto tramite gasdotti (condutture pressurizzate), e più raramente per nave (allo stato liquido, detto LNG). L’uso del gas naturale è cresciuto gradualmente nel corso del ‘900, spinto dal miglioramento delle tecnologie, dalla necessità di diversificare il mix energetico e dal minore impatto ambientale rispetto a petrolio e carbone.

Se bruciato per produrre energia, infatti, il metano genera il 40% in meno di CO2 rispetto al carbone, il 20% in meno rispetto al petrolio (anche se il dato varia ampiamente con l’età dell’impianto) e ciò lo rende indubbia-mente il più pulito dei combustibili fossili, ma, in questi dati, è trascurato un aspetto importantissimo, quello delle perdite.

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SUPER INQUINANTE

Il metano è uno di quelli che vengono definiti “super inquinanti”, molecole meno note e diffuse della CO2, ma con effetti climalteranti ben più forti; se disperso, è un gas serra 86 volte più potente dell’anidride carbonica(nei 20 anni successivi all’emissione, poi la differenza di impatto cala) e tali dispersioni sono frequentissime.

Per discutere l’argomento abbiamo chiesto aiuto a James Turitto, campaign manager per i “super inquinanti” per la Clean Air Task Force, un’organizzazione internazionale che negli ultimi due anni, ha lavorato (in particolare nell’Unione Europea) per cercare di influenzare le normative sulle emissioni di metano nell’industria del petrolio e del gas.

In precedenti interviste ha spesso sottolineato che i dati che le fonti ufficiali producono tendono a sottovalutare la quantità di metano che viene effettivamente emessa. Perché pensa che ciò avvenga?

«Da ricerche emerse negli ultimi cinque anni, si è visto che le emissioni di metano nell’industria petrolifera e del gas sono drasticamente sottostimate. Il motivo è che la rendicontazione attualmente si basa su fattori di emissione o calcoli basati sul tipo di attrezzatura e sul tipo e il numero di siti diversi che ogni azienda gestisce.

Quindi il calcolo avviene con degli algoritmi che cercano di prevedere quante emissioni si verificano, ma che non includono eventi imprevisti, che tendono ad essere molto, molto rilevanti. Inoltre, accade che l’attrezzatura si guasti nel corso della sua vita naturale, producendo grandi emissioni. Le “emissioni fuggitive”, non vengono catturate nelle stime.

Avremo bisogno di tutti gli strumenti e le tecnologie che sono là fuori permettere insieme un sistema di monitoraggio, poiché le perdite di metano avvengono attraverso l’intera catena di approvvigionamento, da un pozzo di petrolio o gas fino a casa di qualcuno».

Sappiamo che ha viaggiato in giro per l’Europa per filmare le emissioni…

«Sì. Per circa un anno e mezzo ho documentato e osservato il metano emesso dai siti di petrolio e gas in tutta Europa. Sono stato in 14 Paesi e ho utilizzato una speciale telecamera a infrarossi progettata per rilevare le emissioni di metano».

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IL FUTURO DEL METANO

Lei ha affermato che le emissioni di metano sono profondamente legate alla produzione, distribuzione, stoccaggio e combustione di gas naturale. Pensa che regolando e rendendo più efficiente il settore, il gas naturale possa rientrare nella famiglia delle fonti energetiche sostenibili?

«Penso che sia importante notare che non è solo la produzione di gas naturale, ma anche quella di petrolio a generare emissioni di metano. Ciò avviene perché il metano è un gas associato e l’industria petrolifera lo vede più come un prodotto di scarto. Come sappiamo dobbiamo decarbonizzare i nostri sistemi energetici il più rapidamente possibile, ciò significa ridurre la quantità di petrolio e il gas naturale che stiamo bruciando».

Di recente il Parlamento europeo ha approvato l’introduzione del gas naturale nella tassonomia dell’UE, fissando un tetto alla quantità di emissioni consentita per i nuovi investimenti negli impianti a gas. Pensa che ciò che hanno approvato sarà sufficiente?

«Abbiamo bisogno di ridurre le nostre emissioni il più possibile, sia che ciò avvenga attraverso la tassonomia dell’UE, sia che avvenga naturalmente dal fatto che i prezzi del gas sono sempre alti. Nell’UE l’inquinamento da metano proveniente da petrolio e gas non è la principale fonte, ad esempio, se si guarda all’Italia, l’agricoltura e il settore dei rifiuti sono le principali fonti di tale inquinamento.

Ma l’UE svolge un ruolo importante a livello internazionale. Il suo inquinamento da metano potrebbe essere limitato a livello nazionale, ma l’impronta di metano reale è enorme. L’Italia, ad esempio, ottiene parti rilevanti del suo gas naturale ora dall’Algeria e prima dalla Russia. Questi due Paesi hanno un’elevata intensità di metano nei loro sistemi di produzione, come confermano i dati satellitari.

La domanda proviene dall’UE e dall’Italia, ma questi decidono di non fare nulla per cercare di regolare le emissioni a monte e questo è un grosso problema che deve essere affrontato, qualcosa che l’UE non sta facendo a sufficienza in queste normative sul metano».

di Roberto Giuliano

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°232 – AGOSTO 2022

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