Non è difficile oggigiorno imbattersi sul web in pagine facebook o instagram che si occupano di fare divulgazione nel settore dei beni culturali. Ma spesso il contenuto si ferma all’immagine dai colori e le prospettive impattanti.

Meraviglie nascoste di Santa Maria Capua Vetere e dintorni” invece va oltre, e fa vera divulgazione scientifica del nostro territorio casertano. L’occhio è caduto recentemente su alcune foto e la loro descrizione che spiegavano la storia di un rudere a Capodrise, svelato come Chiesa di San Donato, non considerato come un vero e proprio bene, a causa forse dell’allestimento della piazza in cui ha sede che lo relega all’abbandono.

La curiosità ci ha spinti ad intervistare l’autore della pagina fb che, lontano dalla volontà di competere, è voluto restare anonimo.

Da quale esigenza è scaturita la necessità di avviare questo ottimo progetto di divulgazione, capace di incuriosire chi la segue e spingerlo a frequentare il proprio territorio con occhi diversi?
La chiesa di San Donato intorno al 1960.

«La zona di Santa Maria Capua Vetere e dintorni ha una storia ricca di eventi interessanti ed ha molti luoghi storici da approfondire, spesso non aperti al pubblico ed a dir poco stupefacenti e suggestivi. Quando si è voluto approfondire personalmente a scopo di curiosità, ci si è resi conto che si trattava di una impresa davvero difficile. Su internet si parla pochissimo di questi argomenti. La stragrande maggioranza delle informazioni è presente in modo frammentario in siti obsoleti di difficile consultazione. La documentazione più interessante, cioè le fotografie, è merce davvero rara. Inoltre, la divulgazione in merito avviene principalmente tra gli addetti ai lavori; quindi la massa viene tagliata fuori. Il risultato è che gli abitanti stessi della zona non sono a conoscenza dell’esistenza di luoghi monumentali o archeologici appartenenti alla loro stessa città. Queste mancanze sono diventate così inaccettabili da spingermi a colmare il vuoto. Pertanto si è creata una pagina fb, i cui post pubblicati riportano le informazioni e le foto presenti nei libri di settore, legati agli ambienti universitari e dei beni culturali».

La pagina sta avendo molto successo, le condivisioni raggiungono non solo professionisti del settore culturale, ma anche cittadini che potenzialmente potrebbero essere turisti e fruitori di questi beni nascosti – o spesso solamente dimenticati. Cosa andrebbe fatto per avviare una riscoperta di questi beni? Chi sarebbero gli attori da coinvolgere? 
Ciò che resta degli affreschi della chiesa di San Donato

«Gli addetti ai lavori pensano che le persone non siano interessate ad informazioni storiche o a beni culturali minori; di conseguenza non investendo nella divulgazione molti luoghi, vere e proprie meraviglie nascoste, vengono tenuti chiusi al pubblico. Eppure l’interesse delle persone esiste ed è incredibilmente alto, la stessa pagina fb ne è una prova. Pertanto è indispensabile che chiunque abbia il potere di aprire al pubblico dei beni culturali investa per tenerli aperti ad i visitatori, anche con un piccolo biglietto per rientrare delle spese, d’altronde l’interesse già esiste. Ovviamente non serve a nulla aprire alle persone dei luoghi se non si fa una campagna di comunicazione per rendere noto alla massa che il sito sia aperto e che sia interessante da visitare, con le immancabili foto delle meraviglie che si vanno a vedere. Quindi, per attirare i visitatori bisogna raggiungerli e farli incuriosire soprattutto con contenuti visivi».

Qual è il futuro di Meraviglie nascoste?

«Ci sono ancora molte meraviglie nascoste della zona da mostrare e raccontare, pertanto per il momento si continuerà sulla stessa linea. Successivamente si pubblicheranno post con contenuti brevi corredati da poche foto di grande impatto per catturare l’attenzione».

Ringraziamo per la disponibilità l’autore e invito i lettori a seguire gli aggiornamenti della pagina per farsi trasportare nella scoperta di queste meraviglie nascoste; il passato è in mezzo a noi e costruisce il nostro presente: ignorarlo è il peggior danno che causiamo a noi stessi.

 

di Francesco Cimmino

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