I menù ospedalieri andrebbero aggiornati sulle evidenze scientifiche in ambito nutrizionale

Nonostante le correlazioni tra cancro ed alimentazione siano ormai certe, è sconcertante il fatto che i dirigenti sanitari ed amministrativi degli ospedali e delle case di cura continuino ad ignorare queste evidenze scientifiche

674

Gnocchi di patate, purè di patate, frittata di patate, panino bianco, clementine (agrume). Quanto di peggio possa mangiare una persona sana. È invece il pasto che viene servito in un ospedale napoletano al piccolo paziente oncologico nella foto. Nonostante   la   Medicina   faccia   passi   avanti   per   quanto   concerne   la   diagnostica   e   le   terapie farmacologiche, per combattere le malattie, ancora poco si fa in termini di prevenzione primaria. Ed un buon modo sarebbe proprio iniziando ad applicare le linee guida di una corretta alimentazione.

Fa’ che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo” sono le celebri ed illuminanti frasi  pronunciate   da   Ippocrate, padre   della   Medicina   che, già   400   anni   a.C.,   aveva   compreso l’importanza dell’alimentazione per la salute ed il benessere psico-fisico dell’individuo. Anche il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (World Cancer Research Fund) sostiene che l’adozione di un corretto stile di vita potrebbe evitare la comparsa di un terzo dei tumori. A tal fine, nel 2007, a conclusione di un’opera colossale di revisione di tutti gli studi scientifici sul rapporto tra alimentazione e cancro, a cui hanno collaborato oltre 150 ricercatori, epidemiologi e biologi provenienti dai centri di ricerca più prestigiosi del mondo, e stato redatto un decalogo della salute.(https://www.airc.it/cancro/prevenzione-tumore/alimentazione/stili-di-vita-anti-cancro). In sintesi, sarebbe opportuno, oltre che mantenersi snelli ed attivi, limitare il consumo di alimenti ad alta densità   calorica (cibi   industrialmente   raffinati, precotti   e   preconfezionati, che   contengono elevate quantità di zucchero e grassi) ed evitare il consumo di bevande zuccherate. Limitare il consumo di carni rosse (ovine, suine e bovine, compreso il vitello) ed evitare il consumo di carni conservate e/o processate (carni in scatola, salumi, prosciutti, wurstel, salsicce, impanati). Limitare il consumo di bevande alcoliche e di sale. Una corretta alimentazione, che dovrebbe basarsi prevalentemente su cibi di provenienza vegetale con un’ampia varietà di verdure non amidacee (quali sono le patate) e di frutta, con cereali non industrialmente raffinati e legumi in ogni pasto, consentirebbe al paziente di recuperare le forze, affrontare meglio le terapie, ottimizzare l’effetto dei farmaci, combattere le infezioni e fortificare il sistema immunitario.

Ma, nonostante le correlazioni tra cancro ed alimentazione siano ormai certe, è sconcertante il fatto che i dirigenti sanitari ed amministrativi degli ospedali e delle case di cura continuino ad ignorare queste evidenze scientifiche e seguitino a servire ai pazienti cibi che nemmeno una persona sana dovrebbe mangiare, figuriamoci poi un bambino, e, per giunta, malato oncologico.

A tal proposito   abbiamo   consultato   un esperto nel campo   della   nutrizione oncologica,  il  Dott. Armando D’Orta, al quale abbiamo sottoposto il menù in questione ed abbiamo chiesto se fosse corretto proporre un alimento come la patata, ricca di amidi e con un alto indice glicemico, in ben 3 portate di cui, ben 2 (gnocchi e purè), frutto di un procedimento industriale ed abbiamo chiesto il suo parere anche riguardo un’altra presenza fissa nel menù ospedaliero, in particolar modo quando bisogna tenere “leggeri” i pazienti dopo un intervento è la pastina in brodo (spesso fatta con il dado). Un errore che molti, soprattutto gli anziani, ripetono anche a casa, convinti che mangiare “il cibo da ospedale” porti benefici alla salute.

«La pastina in brodo è spesso e volentieri usata nelle mense ospedaliere. Ha il pregio di essere molto digeribile, ma lo svantaggio di essere un cibo sostanzialmente povero, in pratica amido e basta. È certamente indicata in tutti i pazienti che devono essere sottoposti (o che lo sono già stati) ad un intervento chirurgico addominale, che soffrono di particolari patologie gastrointestinali, ma se ne dovrebbe limitare l’uso giusto in questi casi».

Un altro luogo comune è la convinzione che per preservare il calcio delle ossa serva mangiare latte e formaggi quando in realtà è proprio il contrario, ci può spiegare il perché?

«In realtà la questione è controversa. Se esaminiamo la letteratura troviamo metanalisi che correlano positivamente l’assunzione di prodotti caseari con il rischio di fratture, altre che invece affermano l’esatto opposto. Quello che certamente sta venendo fuori è che sebbene siamo immersi e pieni di calcio, l’osteoporosi aumenta sempre: abbiamo milioni di donne con calcoli renali e ossa tuttavia fragili. Il problema dunque non è il calcio in sé, ma la vitamina D, sempre più carente».

La carne, sia bianca che rossa, è un altro alimento che compare con molta frequenza nei menù ospedalieri,  anche   sotto   forma   di carne   processata   come   il prosciutto   cotto.   Per quale   motivo andrebbe fortemente limitata la carne rossa ed evitata quella processata?

«Facciamo un distinguo: una cosa è la prevenzione, un’altra la malattia. In un paziente malnutrito, ricoverato, modo defedato, ben venga l’uso delle carni, bianche e rosse. Parlando di prevenzione, dobbiamo attenerci alle raccomandazioni dell’OMS e dell’ACS (American Cancer Society) che ne richiedono una limitazione. Le carni conservate andrebbero limitate invece a priori, il prosciutto cotto, essendo una carne conservata, non può prescindere dall’aggiunta di molecole conservanti; tra queste, alcune sono puramente naturali (come il sale della salamoia), mentre altre sono registrate nell’elenco degli additivi alimentari. I conservanti più utilizzati nel prosciutto cotto sono i nitriti e i nitrati (E240-E259), ma non mancano: glutammati (E620-629), polifosfati (E450-459), latte in polvere e/o caseinati, e ascorbati (E300-E309)».

È corretto pensare che il purè di patate, le sottilette o il dado siano da ritenersi cibi spazzatura sotto il profilo nutrizionale?

«Parlando   del   dado   e   sottilette   assolutamente   si.   Il   purè   di   patate (se non è quello industriale) non   è   prettamente   un   cibo spazzatura, ma va comunque usato con moderazione e intelligenza, trattandosi di amidi puri ad alto indice glicemico».

Nella dieta del paziente oncologico che ruolo hanno le poliammine e la solanina ed in quali alimenti sono contenute?

«Le poliammine sono dei composti organici che presentano uno o più gruppi amminici (—NH2). Negli   esseri   viventi   alcune   poliammine   —   dai   nomi   come   minimo   suggestivi, putrescina, cadaverina, spermidina e spermina — svolgono funzioni di grande importanza e sono essenziali in un gran numero di processi fisiologici. Tre poliammine, putrescina, spermidina e spermina, sono il prodotto di una via metabolica strettamente regolata e intensamente studiata, sia per capire il ruolo di questi composti nella normale fisiologia, sia per valutare un loro potenziale coinvolgimento nella genesi di diverse malattie degenerative, in particolar modo il cancro: elevati livelli di poliammine sono infatti caratteristici in cellule tumorali.Una   delle   principali   fonti   di poliammine   del   nostro   organismo   sono   alcuni   cibi, gli agrumi ad esempio, (arance, mandarini, clementine, ad eccezione dei limoni) e per questo motivo è stato suggerito di consumarne con cautela se si è malati di cancro, sebbene la questione resti controversa. Il termine solanacea invece deriva dalla Solanina, sostanza prodotta da alcune piante di questa famiglia, per difendersi contro funghi e insetti (autentici pesticidi naturali). Tale sostanza è tossica anche in modeste quantità. Nella patata la solanina si concentra in particolare nelle foglie e nel fusto. Se viene lasciata alla luce e comincia a diventare verde, la quantità di solanina cresce molto: in questo caso è meglio buttarla, o comunque eliminare la parte verde. La solanina, si accumula disolito sotto la buccia. Le patate germogliate, vecchie o rugose, hanno parecchia solanina. Inoltre, non dimentichiamo che le patate hanno un alto indice glicemico: tenere bassa la glicemia, ci aiuta tenere bassa l’insulina e quindi i fattori di crescita.Nel pomodoro e nella melanzana, la sostanza si riduce man mano che i frutti maturano. Il verde ci fa capire se c’è solanina. Il problema è che oggi si fa un abuso di solanacee. Mi capita spesso di sentir persone che affermano di mangiare molte verdure per poi scoprire che si tratta esclusivamente di solanacee   e   lattuga.   Non   è   un   caso   che, spesso, le   intolleranze   alimentari sono   legate   a   cibi appartenenti alla famiglia delle solanacee. Basta dunque non farne uso quotidiano. Per i malati oncologici, il prof. Berrino suggerisce di essere prudenti ed evitare pomodori (crudi), melanzane, peperoni in quanto ricchi di poliammine, sostanze indispensabili alla proliferazione cellulare».

 Qual è il modello di menù ideale per il malato ospedaliero e per il bambino?

«L’alimentazione nella malattia oncologica è questione complessa e controversa. Sebbene linee guida generali   e   sempre   applicabili   possano   essere   tracciate   in   termini   di   prevenzione   primaria   e secondaria, l’approccio dietetico nella malattia in atto andrebbe rigorosamente disegnato in funzione di una serie di parametri: stato nutrizionale “anabolico-catabolico” del paziente e bilancio azotato; stadio della malattia e comorbilità; immunofenotipo; diagnosi istologica; terapie radio-chemio inatto e/o eseguite. Ciò considerato, vien da sé che nessun alimento risulta rigorosamente escluso “a priori”, ma trova indicazioni specifiche così come si prescrive un farmaco, quando se ne avverta la necessità. La linea guida dunque non possiede e non vuole avere etichetta: non è vegan, vegetariano, alcalino, paleo, gerson, mediterraneo o quant’altro. Può tuttavia essere ognuna di queste cose quando la situazione lo richieda: essa altro non è che l’insieme della moderna (e antica) letteratura, unita alla medicina basata   sulle   evidenze, costituita   dalle   molteplici   esperienze   cliniche   e   di   laboratorio   dei   suoi membri. In questa ottica, non esiste, in ultima analisi, nessuna dieta che “curi” il cancro: esiste invece la  Manipolazione Nutrizionale».

informareonline-dott-armando-d'orta
Il  Dott. Armando D’Orta a “Le Iene”

 La nostra speranza è che il Ministero della Salute prenda atto di questa situazione che, presumiamo,riguardi la maggior parte degli ospedali italiani e che obblighi i dirigenti sanitari ad adottare un menù che rispetti le linee guida di una corretta alimentazione. Che gli stessi si attivino per sensibilizzare i pazienti ed i loro familiari sull’importanza di una sana nutrizione perché le persone vanno negli ospedali per curarsi e non per peggiorare la loro prognosi e/o ammalarsi di altre patologie. E, dato che i pazienti si affidano e si fidano dei propri oncologi, questi devono essere aggiornati sulle recenti evidenze scientifiche in ambito nutrizionale per poter inserire accanto ai protocolli terapeutici  farmacologici, anche quelli relativi   alla   sana   alimentazione   come   ulteriore   arma   di   contrasto   alla progressione delle patologie.

 

di Mina Iazzetta

Print Friendly, PDF & Email