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Mentire per l’università, i figli vanno lasciati in pace

Donato Di Stasio 11/12/2023
Updated 2023/12/25 at 3:42 PM
5 Minuti per la lettura

Antonio Della Peruta e Claudia Giannetto: due ragazzi, entrambi di venticinque anni, gli ultimi due casi di giovani universitari caduti nella trappola vorticosa delle bugie sulla carriera accademica, i quali si sommano ai tanti, troppi episodi sempre più comuni dei tempi recenti. Due finali diversi: Antonio, purtroppo, ha deciso di farla finita mercoledì 6 dicembre, lanciandosi nel vuoto dall’Acquedotto carolino, a Maddaloni, il giorno prima della sua laurea (si è scoperto poi che lo studente non fosse in regola con gli esami); Claudia, fortunatamente, giovedì 7 dicembre si è soltanto allontanata dalla sede dove di lì a poco avrebbe conseguito il titolo, almeno teoricamente, perché sulla carta anche per lei pare ci fossero esami mancanti, ritrovata dai Carabinieri a Roma la mattina successiva. Mentire per l’università: una piaga con la quale la società odierna deve tremendamente fare i conti, visto che si tratta di un fenomeno sempre più frequente che interessa studenti e studentesse. Pressioni e menzogne che vengono accumulate al fine di arrivare al traguardo prima e meglio degli altri. Ma perché? È la domanda che si pongono in tanti, a cui non è semplice trovare e dare una risposta.

Mentire per l’università: spesso manca la giusta educazione dei genitori

Iniziare un corso di laurea in qualsiasi dipartimento universitario significa intraprendere un percorso di studi che è esclusivamente personale, e aggiungo incredibilmente formativo, indipendentemente dalla scelta effettuata, dentro il quale nessuno dovrebbe mettere bocca, eccetto per consigli o parole di conforto durante i periodi no. Incontri e lezioni con personalità di spicco del mondo accademico, gruppi di lavoro, esami e preparazione della tesi finale: sono tutti momenti che lasciano qualcosa agli studenti, che li fanno crescere dal punto di vista professionale e della persona e che, pertanto, andrebbero vissuti con assoluta calma e leggerezza. Certo, le fasi buie nel corso di una carriera accademica non mancano, relative per esempio a problemi inerenti il superamento di alcuni esami. Ma è proprio in quegli istanti che bisognerebbe pensare al fatto che l’università non è né una corsa né una gara a chi arriva prima contro altri colleghi, che ogni percorso si rivela essere a sé stante, e che spesso la maggiore attesa e le difficoltà aiutano a formare ancora di più i giovani. E sull’argomento chiamo in causa il ruolo dei genitori: durante un corso di laurea non può e non deve esserci spazio per obblighi e pressioni nei confronti dei propri figli. Questi vanno accompagnati, sostenuti e soprattutto capiti, a maggior ragione nei momenti più complicati del cammino universitario.

I figli all’università vanno aiutati e lasciati in pace

Prima di proseguire una premessa importante: l’articolo non fa assolutamente riferimento ai casi di Antonio e Claudia, dei quali non sono a conoscenza dei dettagli più specifici, ma è una sorta di analisi basata sulla mia esperienza personale dopo lo studio triennale e magistrale. Nel corso degli anni, ho incrociato più volte colleghi che lamentavano una certa dose di pressione da parte dei genitori e mi è capitato, in non poche occasioni, di confrontarmi con studenti che piangevano dopo aver rifiutato un voto alto come 27 o 28 su 30 solo perché gli era stato imposto di prendere il massimo ad un particolare esame. Ogniqualvolta mi imbattevo in casistiche di questo tipo, non potevo fare altro che rimanere basito, non riuscendo a comprendere fino in fondo i motivi precisi che spingevano madri e padri dettare legge e ordini in tal modo. Non lo capisco ancora oggi perché, come detto poche righe sopra, ogni studente ha bisogno dei suoi tempi, ma spesso i genitori si ostinano a farsene una ragione. I giovani dovrebbero pensare e seguire solamente le proprie ambizioni, non quelle di mamma o papà. E i genitori dovrebbero costituire per loro la spalla su cui piangere nei periodi difficili all’università, e non essere quelle figure a cui mentire e da cui scappare.

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