Meloni e i bambini palestinesi al Meyer: questione di incoerenza

Martina Amante 21/03/2024
Updated 2024/03/21 at 10:41 AM
4 Minuti per la lettura

All’Ospedale pediatrico Meyer sono attualmente ricoverati due bambini di Gaza arrivati in Italia domenica scorsa con un velivolo C-130 dell’Aeronautica militare. Uscendo dall’ospedale pediatrico la premier Meloni ha ricevuto un omaggio dai vertici del Meyer e si è fermata per fare delle foto con i bambini. Quella al Meyer, ha poi spiegato Meloni, era una “visita privata” ai due bambini di Gaza lì ricoverati, e voleva contribuire a “tenere alta l’attenzione sul ruolo che l’Italia sta giocando in questa delicata fase, soprattutto sulla materia umanitaria”.

Il personale sanitario contesta Meloni: “Esterrefatti dalla strumentalizzazione dei bambini palestinesi ricoverati”. Una fotografia con la parte “fortunata” della storia, con quelli che sono riusciti a scappare, strappati via dalle loro famiglie e dalle loro case. A Gaza dal 7 ottobre sono stati uccisi 12.300 bambini. I feriti sono migliaia e le operazioni chirurgiche avvengono nella grande maggioranza dei casi senza anestesia e con gravi rischi di infezioni.

I tagli del governo Meloni all’UNRWA

In questo contesto viene aggiunto forse un problema di comunicazione? O semplice incoerenza dal momento in cui il governo Meloni – quello che si fa fotografare negli ospedali pediatrici – ha tagliato i finanziamenti all’UNRWA, agenzia ONU che si occupa di aiutare i profughi palestinesi. I tagli ai finanziamenti dell’UNRWA da parte dei Paesi donatori avrà un impatto sugli aiuti salvavita dei palestinesi a Gaza e nella regione. Si stima che siano oltre un milione gli sfollati palestinesi che si rifugiano nei 154 centri di accoglienza dell’UNRWA o nei dintorni. L’agenzia e le organizzazioni umanitarie hanno continuato a lavorare in circostanze quasi impossibili per fornire cibo, vaccinazioni e acqua potabile. I Paesi che sospendono i fondi rischiano di privare ulteriormente i palestinesi della regione di queste forniture di base.

“Siamo profondamente preoccupati dalla decisione di alcune delle nazioni più ricche del mondo di sospendere i finanziamenti all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi”, dice ActionAid. “Questa scelta rappresenta una condanna per milioni di palestinesi a Gaza e nella regione circostante, intensificando una crisi umanitaria già catastrofica. I tagli ai fondi per l’Unrwa avranno anche conseguenze regionali più ampie per i rifugiati palestinesi presenti in Siria, Giordania e Libano”.

Perché sono stati sospesi i finanziamenti?

Questa la denuncia sottoscritta e diffusa da una ventina delle maggiori ONG internazionali, INTERSOS la sola italiana, impegnate nel disperato tentativo di alleviare le sofferenze del popolo palestinese a Gaza. La denuncia è una risposta alla posizione assunta da diversi Paesi donatori dell’UNRWA, tra cui l’Italia, di sospendere i finanziamenti all’Agenzia, un congelamento dei fondi che mette in seria difficoltà l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel proseguire il suo impegno nella Striscia di Gaza. La decisione dei Paesi donatori fa seguito alla denuncia di Israele secondo cui 12 dipendenti dell’Agenzia sarebbero stati coinvolti negli attacchi del 7 ottobre.

UNRWA ha comunque reagito prontamente. Nove dei dodici dipendenti indicati da Tel Aviv sono stati licenziati; uno risulta morto sotto i bombardamenti e due non sono ancora stati identificati. Inoltre, l’ONU ha aperto un’indagine. L’indagine, trasparente e indipendente, sarà condotta dall’Ufficio dei servizi di supervisione interna delle Nazioni Unite (Oios), la più alta autorità investigativa del sistema Onu. 

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