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,Antonella Notturno: un valente avvocato che ama praticare la pittura come meditazione

informareonline-antonella-notturno-1Parlaci un po’ di te: come ti sei avvicinata a questa tipologia di arte?

«Da piccola avevo una grande passione per il colore e trascorrevo tanto tempo nel cercare delle tecniche originali.

I miei genitori non apprezzavano molto questo e mi spingevano a studiare seriamente, per cui ho radicato in me l’idea che dipingere fosse una perdita di tempo. Mi sono dedicata agli studi conseguendo la laurea in giurisprudenza.

Ho fatto l’avvocato per molti anni, e ancora lo faccio ma in modalità un po’diversa. Fino a quando non mi sono appassionata alla disciplina orientale praticando yoga e meditazione.

Sono diventata insegnante di yoga dopo alcuni episodi della mia vita che mi hanno portato a farmi delle domande, andare oltre l’apparenza e il materialismo, cercando un senso di unione delle cose, vedere se poteva esserci un senso di congiunzione fra la filosofia orientale e quella occidentale, e l’ho trovata in tante cose.

Attraverso la meditazione ho riscoperto la gioia del colore, perché nella meditazione visualizzavo dei colori e da lì ho ricominciato a dipingere inizialmente per me stessa, esponendo le tele nel mio studio, fino a che una mia cliente che organizzava eventi apprezzò  una mia opera, e mi invitò alla prima mostra collettiva.

Quello è stato il mio debutto al pubblico. Da allora ne sono seguite altre, insieme a  due personali, la prima a Furore esponendo per circa due mesi all’ hotel Bacco; la seconda personale a Maiori, a Palazzo Mezzacapo.

Poi ho partecipato a molte mostre  collettive, spesso finalista del Premio Albatros.

L’energia che viene fuori dalle mie meditazioni si ripercuote  nei miei quadri.

Quando sento lavorare l’energia femminile, io dipingo visi di donne con occhi molto grandi, mischiati a elementi naturali in un’atmosfera surreale, come se la donna fosse l’emblema della vita.

Mentre quando lavoro con l’energia maschile, le mie tele cambiano, sono più astratte, materiche e anche frutto di una ricerca sui materiali, sacchi da caffè, materiali da riciclo, resine.

Sono andata avanti con la mia ricerca essendo una  ricercatrice spirituale libera, attraverso lo yoga che poi è arrivato allo yoga del suono, e quindi le vibrazioni del mantra e  le campane tibetane.

Sono un insegnante di gong, ho studiato le vibrazioni del suono applicate sulla mente umana, sono membro del gong caravan of peace, tra i suonatori che portano la pace nel mondo.

Attraverso  questa disciplina, abbiamo suonato in tutti i posti dove c’è stato molto dolore, come  i posti devastati dalla guerra di Jugoslavia, abbiamo suonato a Sarajevo, sul ponte di Mostar.

A Londra ho rappresentato l’Italia nel record di suonatori di gong, ed è stato molto bello portare la bandiera italiana sul mio gong.

Questi suoni portano pace, benessere, ma possono essere anche un riscatto sociale, uno strumento pedagogico utilizzato con i bambini a rischio sociale, con i diversamente abili.

Lavoro anche con gli anziani, molto entusiasti di questa pratica meditativa, che li rilassa molto e sono curiosi.

Questi suoni arrivano in modalità diversa in base alla persona che hai di fronte, anche il feto risponde a questa stimolazione sonora ed a proposito di questo, avemmo una conferenza all’orto botanico  in occasione di Planta, che è un evento molto conosciuto.

Ho partecipato a diverse edizioni, sempre con il suono in diverse modalità, portando l’esperienza dei diversamente abili, delle donne in gravidanza, e un’altra volta parlando degli effetti benefici dei bagni di gong.

Un’ altra sperimentazione bellissima che mi ha fatto capire come ci sia una continuità fra i colori, l’arte, la musica e il suono, è l’aver lavorato con delle persone anoressiche che hanno dipinto nel bagno di gong, e quello che esce fuori durante il bagno di gong ti porta a scavare dentro di te perchè è un lavaggio interno.

Il suono ti attraversa, entra in tutti i tuoi organi, in tutte le tue cellule, fa un lavaggio ti libera da tutto quello che non ti serve più.

Metaforicamente immaginiamo noi stessi come uno strumento musicale, quando stiamo bene siamo accordati, la nostra musica è una bella musica. Quando non stiamo bene perché abbiamo un problema fisico o perché siamo tristi, oppure ancora abbiamo subito un lutto, un dispiacere grande, la nostra musica non è armoniosa e non è una musica bella.

Il gong ci raggiunge con le sue vibrazioni per accordare quelle stonature, cerca di riportare la nostra musica alla sua bellezza originale che è quella che gli appartiene da sempre, mette cioè equilibrio.

Per questo lo chiamiamo bagno, la sensazione che ci da è quella di essere in un onda di suono perché la vibrazione è così intensa che riempie tutto lo spazio intorno alla persona. E anche se in una sala ci sono venti persone, la persona ha la percezione di essere sola in questa onda di suono.

Lavori su di te, resti connesso con la tua essenza, ed è per questo che puoi fare un lavoro profondo».

Oggi  giorno si parla spesso della violenza in generis: come può secondo te questa tipologia di arte aiutare il mondo ?

«In primo luogo è uno strumento di pace, quindi in poco tempo ti induce in una situazione di calma e di benessere.

Ora già l’essere in una situazione calma è un rimedio efficace contro l’aggressività, quindi potendo proporre questa modalità in un contesto di aggressività, la percentuale si abbassa.

Noi quando siamo aggressivi? quando non stiamo bene, quando viviamo un disagio, o quando siamo abituati all’aggressività dalla nascita, in contesti dove non si è abituati all’ascolto, ma al rifiuto.

Ma se arriva un messaggio diverso, un messaggio di accoglienza, di rilassamento, che non arriva con le parole ma dalle onde celebrali, perché il suono di cui parlo interagisce con le onde alfa, quelle che noi produciamo quando dormiamo, o quando siamo in uno stato di meditazione profonda, quindi per forza arriva.

Questo lo vedi anche nei lavori che fanno verso la pittura, perché anche quello è un nostro linguaggio».

Un progetto futuro che vorresti realizzare?

«Fare un concerto con tutti i suonatori di gong in Piazza del Plebiscito, fare un cerchio grande quanto tutta la piazza e avere degli artisti che dipingono, mentre suoniamo. Dare spazio a un arte senza giudizio, perché in quella maniera esce fuori la natura della persona».

Antonella, ma l’anima di un uomo di che colore è?

«Di tutti i colori. Io ho dipinto una tela che ho chiamato “Di che colore è la pelle di Dio” ed è un Cristo gioioso che ha dei tratti delicati, quasi femminili, perché l’energia di Cristo è in tutti.

Siamo abituati a vederlo in una forma maschile, ma la cristianità non ha sesso, appartiene all’umanità. Questa riflessione è venuta fuori dopo un lavoro meditativo molto profondo, ed è un quadro al quale io sono molto affezionata».

di Maria Grazia Scrima

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