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In un presente che inizia a preoccuparsi del futuro, il tema della salvaguardia ambientale occupa i tavoli della politica. Le osservazioni di chi, invece, da anni studia le criticità ambientali e sanitarie dei territori, risultano illuminanti per un’analisi su questioni che oggi sono prioritarie. Per questo abbiamo scelto di intervistare il Dott. Gaetano Rivezzi, presidente regionale di ISDE Campania, International Society Doctors for the Environment.

Qual è la struttura della Società Scientifica ISDE – Medici per l’Ambiente?

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«È una Società scientifica internazionale leader in tematiche come Salute e Ambiente, affiliata all’OMS e alla Federazione degli Ordini dei Medici, ramificata in tutte le regioni italiane. Abbiamo iscrizioni annuali e triennali che accolgono medici ed altre figure professionali come biologi, chimici e veterinari che, approfondendo queste tematiche, vogliono impegnarsi nei loro territori. Non siamo molti, ma presenti dove esistono criticità di Tutela della Salute e dell’Ambiente. Il direttivo si interfaccia con molte istituzioni regionali, oltre che con le università e la magistratura, e fornisce una collaborazione gratuita ad associazioni ambientaliste e comitati civici».

Ambiente – Salute, quale correlazione?

«Dove gli impatti ambientali sono maggiori – come nei siti di interesse Regionale e Nazionale – è ormai accertato che il rischio di patologie oncologiche in età più precoce aumenta del 10%, con una frequenza di tumori giovanili molto elevata. C’è ormai una consapevolezza scientifica nazionale che meriterebbe una risposta virtuosa da parte delle organizzazioni politiche e delle amministrazioni locali. La Campania, per esempio, per superare il dramma della Terra dei fuochi dovrebbe attivare una massiccia Prevenzione Primaria sia Sanitaria che sociale ed essere un modello di sostenibilità ambientale».

Recovery Plan: 68,9 miliardi destinati all’Ambiente, cosa fareste per tutelare la salute dei cittadini?

«Bisognerebbe agire in piena sinergia con i governi regionali e nazionali e le Agenzie Ambientali e sanitarie rivoluzionando gli attuali distretti sanitari di prevenzione in veri e propri “Ecodistretti”. Noi come ISDE, oltre alla messa in sicurezza dall’inquinamento, puntiamo alla massima sostenibilità ambientale e con il nostro programma “Medici sentinella”, avvicinare la classe medica alle problematiche di Salute e Ambiente. Il progetto prevede una formazione dei medici di medicina generale e Pediatri di base, pronti ad assumersi il ruolo di supporto alle istituzioni per la tutela ambientale del territorio».

In Campania ben 2,5 milioni di cittadini hanno subìto la piaga trentennale della “Terra dei fuochi”…

«La Terra dei fuochi fa parte della nostra storia, il sostegno ai movimenti popolari di protesta è stato continuo, la nostra conoscenza epidemiologica è stata un’arma per divulgare le ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità sui siti altamente inquinanti dei comuni delle Province di Caserta e Napoli, che vanno dal litorale domitio alle campagne Nolane. Le nostre azioni sono state multidisciplinari, abbiamo indagato e denunciato centinaia di illegalità. Attualmente interagiamo spesso con le Forze dell’Ordine e la Magistratura, con i comitati e le amministrazioni comunali, sperando in un’inversione di rotta e in una migliore qualità della vita».

A Castel Volturno tiene banco la questione di un nuovo impianto di smaltimento rifiuti pericolosi di certo impattante, lei in qualità di presidente ISDE è prontamente intervenuto…

«Gli incentivi pubblici attirano speculatori industriali e manca, molto spesso, il controllo sullo sviluppo degli impianti. Le autorizzazioni devono essere rigorose ed è assolutamente necessario considerare le migliori conoscenze scientifiche. Come ISDE, considerata una massiccia petizione dei cittadini, siamo intervenuti di nostra volontà gratuitamente inviando nostre osservazioni per la massima tutela della Salute. Trattare e stoccare in queste zone grandi quantità di rifiuti pericolosi e non, è assurdo. Servono piani per ogni singolo rifiuto, trattamenti speciali per quelli pericolosi evitando ogni miscelazione delle numerose sostanze altamente tossiche, preservando il ciclo alimentare, atmosferico e quello delle acque. Ad esempio, perché non occuparsi, prioritariamente, a Castel Volturno della bonifica dei corsi d’acqua e ristabilire, prima che sia troppo tardi, il meraviglioso equilibrio terra – mare?».

di Pasquale Di Sauro

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°214
FEBBRAIO 2021

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