Quando scoprì di avere “il brutto male”, cinque anni fa, non avrebbe mai pensato che sarebbe riuscita a fare amicizia con “lui”, collocandolo nel pianeta di Kemioland, dove lei stessa avrebbe fatto sosta per un po’ di tempo, improvvisandosi kemionauta e rendendo, così, tutto un po’ giocoso. Maura Messina ha avuto un’amica: la scrittura. Ogni giorno, dopo le sedute radio, quando “non si prendeva sonno neanche a pagarlo”, buttava giù qualche riga, scrivendo, a mò di appunti, la sua esperienza giornaliera. È così che nasce Diario di una kemionauta, ora alla sua seconda edizione. Il libro ha avuto un successo incredibile, soprattutto tra chi, come lei, aveva ed ha bisogno di un “supporto” morale nel corso di queste esperienze dolorose che, come nel suo caso, «arrivano dalla sera alla mattina».
«Il campanello d’allarme è stata una febbricola persistente» mi racconta. “Non andava via con nessun farmaco e non avevo sintomi”. Dopo le analisi del sangue ed il ricovero per accertamenti, arriva la conferma del medico: «Ero incredula. Ho riso e mi sono guardata intorno, credendo che il dottore non stesse parlando con me. Mi sembrava una situazione paradossale».

Maura Messina
Maura Messina

Fu Mario, un suo caro amico, ad incoraggiarla a scrivere e, successivamente, a mettere insieme i suoi appunti e pubblicare un testo: «Scrivere mi avrebbe aiutato ad ingannare il tempo e a tirare fuori le emozioni. In quel periodo mi sono stati negati i colori ad olio, una mia grande passione. Ed è proprio per sopperire alla pittura che ho incontrato una nuova amica: la scrittura».
L’esperienza vissuta ha cambiato la sua percezione della vita e del tempo: «Mi sveglio ogni giorno entusiasta di avere ancora del tempo da vivere; sono sempre stata una persona ottimista e positiva ma adesso, se possibile, lo sono ancora di più. Ho imparato che il tempo ha un valore incommensurabile».
L’obiettivo di Maura, che, tra i tanti riconoscimenti per il valore etico del suo Diario, ha ricevuto anche una lettera da parte del Cardinale Crescenzio Sepe, è quello di diffondere un messaggio di fiducia e speranza a chi si trova ad affrontare “il brutto male”: «Vorrei condividere un pensiero che ho maturato quando ho metabolizzato la diagnosi. Non possiamo sapere come andrà a finire, ma una cosa è nelle nostre mani: scegliere con che spirito vivere il tempo che ci è rimasto. Ho sempre pensato che se mi fossero rimasti pochi minuti o una vita intera, non ne avrei sprecato un solo secondo piangendomi addosso».

di Teresa Lanna

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