Mattia Fiore, una delle personalità artistiche più rappresentative del nostro tempo e già membro dell’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma. 

Mattia Fiore: artista per inseguire la vita

Tonia Scarano 17/08/2023
Updated 2023/08/16 at 10:25 PM
7 Minuti per la lettura

«Per me pittura e vita sono una cosa sola, i miei dipinti diventano lo specchio della mia esistenza in un processo armonico in cui tutta l’opera è volta all’espressione dei sentimenti e riflette, attraverso il colore, le emozioni che provo di fronte al mondo. Sono un artista la cui ricerca si esprime in una pittura segnico gestuale, astratta e lirica. Nelle mie tele l’atto creativo è declinato su diversi supporti tra cui elementi di uso comune, come sacchi di juta grezza unita da vistose cuciture e pregiati teli di lino provenienti da corredi nuziali di fine Ottocento». 

Mattia Fiore artista di origini campane che spazia attraverso la sua arte in campo nazionale e internazionale, come e dove nasce la tua vocazione artistica? Quanto incide il tuo territorio di provenienza sullo sviluppo della tua personalità artistica? 

«Sono nato a Caivano, in provincia di Napoli. È indubbio che il luogo di provenienza possa incidere sullo sviluppo della personalità artistica quantunque l’artista sia animato da una forte passione, determinazione, resilienza. La mia voglia di “produrre arte” ha preso forma durante gli anni della scuola secondaria di primo grado. Il mio insegnante di disegno mi regalò i suoi colori e i suoi pennelli, insieme a libri d’arte e con una curiosità insaziabile ho portato a termine la realizzazione di un buon numero di paesaggi naturalistici, figure accademiche e ritratti. Ho proseguito gli studi tecnico-scientifici e non ho mai abbandonato l’interesse per la pittura, il mio daimon, ciò per cui sono nato e che mi rende felice. All’inizio del mio percorso artistico ho avuto modo di frequentare gli ambienti artistici di alcune città campane, sono poi seguite le esperienze artistiche in quasi tutte le regioni italiane, dove ho partecipato a diverse mostre personali e collettive. Infine, attraverso la mia esperienza artistica romana sono entrato a far parte dell’Accademia Internazionale di Arte Moderna e dell’Accademia di Romania in Roma. Dopo questa prima fase, ho esposto le mie opere anche in mostre allestite presso numerose istituzioni e sedi espositive nazionali e internazionali. Ritengo sia essenziale che il territorio debba permettere all’artista stesso di riuscire a vivere attraverso la propria attività senza dover fare altri lavori per sostenersi economicamente. In tutta la nostra penisola e, in particolare, nel Sud si registra una scarsa attenzione nel supporto agli artisti in termini di disponibilità di spazi espositivi gratuiti adibiti a luoghi museali, di acquisizioni di opere da parte di enti pubblici, e di sponsorizzazione degli eventi artistici. Occorre sollecitare l’amministrazione pubblica e la classe dirigente affinché pongano in atto una serie di interventi strutturali di carattere economico e legislativo atti a favorire la ricerca artistica. Purtroppo, la sensibilità artistica e culturale della classe dirigente appare spaventosamente rattrappirsi. Sono sempre impegnato in ambito accademico e di valorizzazione dell’Arte, non solo nel territorio campano ma anche in ambito internazionale. I prossimi appuntamenti mi vedranno impegnato insieme ad altri artisti Effettisti nella presentazione e promozione dell’Effettismo, la prima corrente di pittura contemporanea dai tempi della Transavanguardia internazionale sorta per il riscatto dell’arte italiana, ideata e fondata da Franco Fragale e portata avanti oggi dalla figlia e allieva dott. avv. Francesca Romana Fragale».  

Attraverso le tue opere si può ammirare un’esplosione di colori, opere che invocano la vita o ne rifuggono? Cosa esprimono tanti colori? 

«Tonalità cromatiche intense, estrema sensibilità e amore verso la propria terra, la natura, la vita e l’arte: tutto questo è racchiuso nella mia arte. Il colore predominante è la vita e quello che essa ci dona in ogni suo istante. Il colore è la mia forza, avido e materico che cattura e rapprende la luce, ma anche esuberante ed impetuoso che deflagra e fiammeggia sulla tela. I colori e le linee anziché mezzi per raffigurare gli oggetti, diventano strumenti per esprimere emozioni e sensazioni. Nella mia pittura il colore vuole rivestire la stessa funzione del suono nella musica e raggiungere direttamente i sensi, senza alcun bisogno di narrare vicende o raffigurare immagini, come nella musica jazz si saldano caos, improvvisazione e libertà estrema. La mia poetica si potrebbe riassumere così: sognare coi colori in una rapsodia».  

Cos’è l’arte? Quale credi sia il contributo che l’arte possa dare alla società e all’essere umano stesso? 

«La parola arte deriva da due termini del sanscrito che significano sia “muovere” che “suscitare” e ciò rientra nel ruolo attribuito sia all’arte sia all’artista. Quest’ultimo può avere un valore fortissimo e far riflettere su ciò che accade nel mondo. Svolge una funzione terapeutica e educativa: dona conforto e cura all’anima, costruire un mondo degno di essere vissuto con persone che scelgono di praticare la tolleranza religiosa e civile, di vivere in amore e in piena armonia, invece che nell’odio e nella disputa. Costituisce anche un importante strumento di stimolo e di crescita per lo sviluppo economico e sociale di una comunità. 

L’arte è un bene comune di cui deve prendersi cura la collettività. Questa mission non può essere affidata al privato, né tantomeno al dio mercato. Non bisogna mai smettere di pensare all’arte, così come alla cultura, come uno strumento di democrazia, patrimonio collettivo e diritto di tutti. L’Italia vanta i tre quarti del patrimonio archeologico e culturale del mondo. Questa grande risorsa costituisce per il nostro Paese “La grande bellezza”, che bisogna promuovere e salvaguardare in tutte le sue forme».   

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