Matteo Garrone è un regista romano di fama internazionale, autore di nove film e premiato tre volte ai David di Donatello, due a Cannes e una agli European Film Awards. La sua filmografia evidenzia il legame con alcuni territori campani, soprattutto con il litorale domitio che il regista ha scelto come set per ben 3 film. L’ultimo di questi è stato ambientato a Pinetamare (Castel Volturno): “Dogman”, per il quale è stato premiato Marcello Fonte come miglior attore all’ultimo Festival di Cannes. Informare ha incontrato il regista prima della proiezione avvenuta al Duel Village di Caserta: «Sono arrivato al Villaggio Coppola ormai quasi 20 anni fa, nel 2001 , tramite uno dei miei più cari amici, anche se sono sempre stato legato a Napoli perché mia nonna è napoletana. Per me i luoghi sono dei personaggi, servono ad accompagnare il mondo interiore del personaggio che racconto e quindi la loro scelta non è mai casuale».

 

DA L’IMBALSAMATORE” A DOGMAN

 

Il background per Garrone è un elemento fondamentale, che parla a volte anche di più dei personaggi. Il regista racconta fatti di cronaca, problematiche sociali o episodi reali, reinterpretandoli con un taglio quasi documentaristico e mantenendo sempre un certo distacco rispetto alla vicenda narrata, permettendo allo spettatore di calarsi nel personaggio, nella sua interiorità e di vivere la storia quasi in prima persona. Ed è proprio grazie alla crudezza di un racconto senza filtri che la morale, apparentemente celata, si rivela evidente e sconvolgente. A tutto questo il luogo da il suo contributo fondamentale, infatti «“L’Imbalsamatore” era un film che si ispirava al genere noir, di solito ambientato in luoghi che sono sospesi, fuori dal tempo, metafisici: «quando ho visto il villaggio Coppola ho capito che quello era il posto ideale per girarlo. C’è stato subito un rapporto di grande amore reciproco con quel luogo perché aveva una grande forza espressiva».

Garrone ha anche scelto Castel Volturno per il famoso episodio di “Gomorra”, in cui i protagonisti Marco e Ciro si dilettano a sparare nell’acqua: «erano due personaggi che in qualche modo cercavano o pensavano di poter essere invincibili, confondevano la realtà con la finzione quindi necessariamente doveva essere un luogo aperto, senza confini, dove non c’era quasi l’orizzonte e c’era un senso di libertà. Contrapposta invece alla storia di Totò che è un ragazzino che cerca di entrare in una sorta di clan quindi era necessario cercare un luogo dove si sentisse il cemento, dove si sentisse una dimensione più carceraria ed infatti abbiamo ambientato la storia di Totò a Scampia, alle Vele». Recentemente, dopo già due esperienze, è invece ritornato per girare proprio “Dogman”. «È stata una scelta combattuta perché avevo paura che avendo girato già due volte potesse essere una ripetizione. In “Dogman” era fondamentale che ci fosse una dimensione di villaggio, quasi una specie di western contemporaneo. Non doveva essere una città o una metropoli dispersiva, ma un luogo dove il protagonista Marcello sentiva il peso del giudizio degli altri dal quale far dipendere le sue scelte».

Perché consideri il Villaggio Coppola una “scenografia a cielo aperto”?

«Per vari motivi. Girare al Villaggio Coppola è comodissimo, non ci sono problemi di spostamenti di traffico, il set è tutto lì, ci spostiamo con una grande facilità. C’è il mare, il sole, un’ottima luce. Anche se c’è stato un piccolo trauma. Mi ricordo che quando arrivai due giorni prima delle riprese di “Dogman” invece di trovare la piazza già allestita con la scenografia trovai 8 ruspe che stavano lavorando ad una fognatura e rimasi scioccato. Poi la luce e il meteo mi hanno fatto sempre dei bellissimi regali. Quindi è un luogo per me magico, che mi vuole bene e che mi porta anche fortuna».

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

«Adesso mi dedico a “Pinocchio” per la prossima primavera. In realtà “Dogman” è stato un riscaldamento in vista di Pinocchio perché sono slittate le riprese per un problema tecnico. Avevo da tempo la sceneggiatura che continuamente cambiavo. È stato un film che ha avuto un grande impatto sul pubblico e che mi sta dando tante soddisfazioni anche grazie alla scelta fortunata di Marcello, il protagonista del film».

di Mara Parretta
Foto di Gabriele Arenare

Tratto da Informare n° 183 Luglio 2018