Massoneria: le pagine di storia del Grande Oriente D’Italia

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Intervista al Gran Maestro della massoneria Stefano Bisi

La massoneria resta un argomento di grande interesse, diviso tra chi è interessato ad approfondire i valori e le tradizioni celate dietro queste secolari obbedienze e chi, invece, è interessato allo studio della massoneria deviata e del suo coinvolgimento nella cronaca politico-giudiziaria del nostro Paese. Il Grande Oriente d’Italia (GOI) è una delle obbedienze massoniche più antiche: istituita nel 1805 a Milano, ha annoverato tra i suoi componenti nomi dal calibro di Giuseppe Garibaldi e Giosuè Carducci. Tra i vari nomi c’è però anche quello di Licio Gelli, alla guida della loggia massonica P2 (Propaganda 2), in cui vi erano importanti esponenti dell’imprenditoria, della politica e delle forze militari uniti dall’obbiettivo di sovvertire l’assetto politico-istituzionale della nostra Repubblica. Un pezzo di storia importante, per questo è decisivo comprendere cos’è realmente la massoneria e cos’è cambiato d’allora. Di questo e molto altro ne abbiamo parlato con Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia dal 2014.

Quali sono gli ideali che muovono il Grande Oriente d’Italia e come vengono messi in pratica?

«Libertà, uguaglianza e fratellanza sono i valori fondanti del Grande Oriente d’Italia. Sono particolarmente attuali in questo periodo, perché senza fratellanza non c’è libertà. Crediamo che ognuno debba dare il proprio apporto per il bene comune, come la questione delle mascherine: per tutelare la salute di tutti, compresa la mia, la devo indossare».

Questi valori come vengono messi in pratica nelle logge, quali sono le attività che svolgete?

«Durante i lavori rituali ogni fratello può parlare e gli altri devono ascoltare, così facendo miglioriamo noi stessi, studiamo il valore dei simboli che ci circondano e che sono presenti in un tempio massonico. Migliorando ciascuno di noi diamo un contributo al miglioramento dell’umanità».

Secondo lei quale apporto ha avuto la massoneria sulla storia d’Italia?

«I singoli massoni hanno dato un apporto importante al Risorgimento italiano, quindi alla costruzione dell’Unità nazionale. Un massone in particolare, Meuccio Ruini, ha dato un apporto fondamentale alla costruzione della Costituzione della Repubblica italiana. Proprio nei giorni scorsi abbiamo trovato dei documenti che dicono che nostro fratello Cevolotto è stato colui che ha proposto l’articolo 1 della nostra Costituzione».

Qual è il rapporto che lega i fratelli? C’è un rapporto di vicendevole sostegno?

«Qualsiasi associazione, proprio perché è un’associazione, ha dei vincoli tra le persone che ne fanno parte e questi vincoli non sono contrari alle leggi della Repubblica italiana»

Spesso si identifica la massoneria con un potere oscuro, capace di influenzare la politica e talvolta anche le mafie. Cosa ne pensa del ruolo “oscuro” che ha avuto la massoneria nella storia d’Italia e cos’è cambiato da allora?

«Qualsiasi associazione di uomini, qualsiasi istituzione, ha delle pagine bianche, delle pagine grigie e delle pagine nere nella sua storia. La storia del Grande Oriente d’Italia ha ad esempio la pagina nera della P2. Bisogna dire che i massoni per primi si accorsero che quella era un’organizzazione diversa e non una vera e propria loggia, tant’è vero che Gelli fu espulso dal Grande Oriente d’Italia prima ancora che la magistratura facesse le sue indagini. Ripeto, qualsiasi organizzazione può avere delle pagine nere o bianche o grigie: nella Chiesa cattolica ci sono casi di preti pedofili, ma ciò non rende la Chiesa un’istituzione negativa».

Quindi secondo lei non c’è stato un vero e proprio cambiamento, la linea è sempre stata quella con l’eccezione ovviamente di alcuni casi “neri”, come lei ha affermato?

«Cerchiamo di migliorarci giorno dopo giorno, cercando di essere uomini che vivono il loro tempo, ma non vogliamo essere schiavi del tempo. I nostri sono rituali antichi che continuiamo ad adottare con tranquillità nei nostri tempi».

Avete un sistema per controllare che determinate logge non vengano utilizzate per fini di potere, insomma per evitare gli errori di alcune logge del passato?

«Si, ci sono i nostri controlli all’ingresso: chi chiede di entrare nel Grande Oriente d’Italia deve presentare il certificato del casellario giudiziario e dei carichi pendenti, oltre a documenti formali che ci vengono rilasciati dai tribunali. Da questi presupposti valutiamo se una persona o un “bussante”, così come li chiamiamo nel nostro gergo massonico, ha le caratteristiche per entrare a far parte del Grande Oriente d’Italia. Durante la vita massonica ci sono gli organi, “ispettori”, che devono vigilare sulle attività e su quello che fanno i fratelli, su come si comportano, su eventuali guai giudiziari che possono avere. In tal caso sono obbligati a riferirlo in una delle 860 logge presenti sul territorio nazionale. Sono quindi obbligati a dire se un fratello ha un guaio giudiziario.
A quel punto, vedendo di quale vicenda si tratta, il Gran Maestro (cioè io in questo caso) ha il diritto e il dovere di sospendere il fratello dall’attività massonica».

Cosa risponde a coloro che accusano quest’antichissima obbedienza massonica di peccare in trasparenza?

«Noi siamo trasparenti quanto qualsiasi altra associazione di uomini, che cosa ci viene chiesto? Ecco, la domanda va ribaltata: che cosa vogliono affinché noi diveniamo trasparenti?»

Molti avanzano la proposta di rendere pubblico i nomi dei fratelli…

«A chi avanza tale richiesta rispondo che a nessuna organizzazione è chiesto di pubblicizzare l’elenco dei propri associati, le faccio un esempio: un indagato chiedeva a quale corrente della magistratura appartenesse il magistrato che lo stava indagando, gli fu risposto che non poteva essergli data la risposta perché si sarebbe violatala la privacy del magistrato. Ricordo che la legge sulla privacy è stata approvata dal Parlamento italiano e non dai fratelli del Grande Oriente d’Italia»

State avendo un aumento degli iscritti?

«Si, siamo attualmente 23000 fratelli e questo dimostra la vitalità del Grande Oriente d’Italia. Facciamo tante attività rituali ed esterne e molti cittadini italiani maggiorenni e di sesso maschile, dal momento che possono entrare solo uomini, entrano in contatto con Il Grande Oriente d’Italia. Entrare non è semplice, non si entra con un click, ma si deve seguire un iter che può essere anche molto lungo. Nel mio caso, ad esempio, durò quasi 4 anni».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°208
AGOSTO 2020

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