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Marito violento, bufera alla Procura di Benevento. Il Pm: “Non è stupro, l’uomo deve vincere le resistenze”

Valeria Marchese 21/12/2021
Updated 2021/12/21 at 11:51 AM
3 Minuti per la lettura

La procura di Benevento ha richiesto l’archiviazione di una denuncia fatta da una donna nei confronti del marito violento. Ciò che ha fatto molto parlare di questo caso, è la motivazione di tale richiesta: sul documento firmato dal pubblico ministero Flavia Felaco, viene riportato che «sembra arduo sostenere che sia provata la consapevolezza della non consensualità al rapporto sessuale, considerato anche comune negli uomini dover vincere quel minimo di resistenza che ogni donna tende a esercitare».

L’uomo che vince le resistenze e fronteggia intrepido tutte le avversità che gli si presentano davanti, con l’unico fine difendere la sua proprietà e il suo nucleo familiare. Questo è il disegno della Procura di Benevento, la quale sostiene che le donne impegnate in relazioni a lungo termine, «nella stanchezza delle incombenze quotidiane», tendono a esercitare una resistenza «quando un marito tenta un approccio sessuale ». Una relazione che stava quasi giungendo a capolinea, messa in discussione sempre da lei che stava «meditando la separazione».

Un’altra dichiarazione che emerge dalla Procura mette in rilievo un assetto quasi difensivo:  «da noi nessuna sottovalutazione del seppur minimo approccio costrittivo nei rapporti interpersonali tra uomo e donna».

La vicenda è stata anticipata dal Fatto quotidiano ed è stato poi oggetto di discussione di molti quotidiani, locali e non, a seguito anche di altre dichiarazioni in merito rilasciate da Aldo Policastro, responsabile della procura che con una nota ha sottolineato che l’opposizione all’archiviazione presentata dalla donna “è all’esame dell’ufficio”, riprendendo l’impegno esercitato dalla Procura dal 2017 nell’affrontare il tema della violenza di genere.

La situazione dunque potrebbe presentare variazioni. Prosegue così il vertice dell’ufficio: «La richiesta assunta ha ritenuto che non ricorresse il quantum probatorio necessario a ritenere sussistenti gli elementi costitutivi dei reati contestati. L’ufficio si determinerà all’esito dell’esame degli atti e dell’opposizione».

Nel frattempo però, è bufera sui social: dopo la ricondivisione della notizia da parte di alcune testate di informazione online, sono state scatenate le reazioni più varie.

Ad esprimersi sul tema anche un’esponente del partito di Italia Viva, Silvia Fregolent, per la quale «le motivazioni» sono  «francamente allucinanti. Se il fatto non sussiste venga detto chiaramente, mentre minimizzare significa non solo offendere la dignità delle donne ma mettere a rischio la vita delle persone».

Anche Laura Ravetto, responsabile dipartimento Pari opportunità della Lega, riferisce il suo dissenso in merito al linguaggio utilizzato dalla Procura: «per combattere davvero la problematica strutturale di una società, dove l’uomo può percepire la donna come oggetto e proprietà e decidere di annientarla se quella donna sceglie di lasciarlo, non basta solo la preparazione giuridica. Serve la cultura del rispetto per una lotta senza tregua alla cultura del ‘se l’è cercata’».

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