Mario Volpe presenta “China Prosit”

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I pro e contro nel fare affari con la Cina

I rapporti tra il tessuto commerciale della Campania e la preponderanza dei prodotti cinesi sono diventati sempre più fitti e dinamici. Questo è stato il tema affrontato lo in Casina Pompeiana alla conferenza “Napoli e il Mezzogiorno sulle rotte della nuova via della seta” da cui hanno tratto spunto una serie di riflessioni intorno al libro “China prosit”, di Mario Volpe, presentato durante l’incontro.

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Moderatore dell’evento è stato Salvatore Principe di “Diogene Edizioni” con la partecipazione del doganalista Vincenzo Fumo, di Marco Molino de “Il Sole 24 ore” e di Jun Quin, Presidente dell’Associazione Culturale “Ciao Cina”.
L’importazione di prodotti cinesi in Italia ha raggiunto, oramai, livelli massicci ed esponenziali. Quali sono i pro e i contro di questo fenomeno? Fumo ha così illustrato le possibili spiegazioni: «Il mercato cinese ci fornisce grandi opportunità ma va preso con le pinze. Molti commercianti cinesi circa venti/trent’anni fa avevano inquinato il nostro sistema logistico ed economico e distrutto la micro economia campana. Ciò che più ci preoccupa è che sono traslucidi nel fare affari, nel senso che non sono trasparenti e spesso non fanno scontrini e fatture».
Per Fumo, dunque, fare affari con i cinesi è un’arma a doppio taglio e per non costituire un pericolo per l’economia campana – come già è successo i decenni scorsi – è necessario che questi non evadano le tasse.
Il doganalista è una figura che si interpone tra l’importatore, l’esportatore e l’Agenzia delle Entrate; pertanto Fumo e la sua società a conduzione familiare attiva da oltre trent’anni sanno bene che la manopodera cinese a basso costo conviene e il Mezzogiorno può trarre grandi vantaggi da questa. «Il popolo associa il prodotto cinese alla bassa qualità – ha proseguito Fumo – ma i cinesi sono in grado di produrre di tutto, da oggetti di scarsissima qualità a prodotti di elevata manifattura, come articoli di fissaggio che hanno il certificato dell’Università Federico II di Napoli».

Ma cosa distingue la Cina in termini commerciali dalla Thailandia e dai restanti Paesi dell’Indocina? Le mire espansionistiche.

I cinesi – come ha fatto notare sempre Fumo – sono “esplosivi” nel senso che si espandono dovunque e sono molto abili e duttili ad infiltrarsi in altre economie. Le popolazioni del Sud Est Asiatico, invece, restano ancorati alle loro terre; non avvertono la necessità di estendersi in altri territori. E questo aspetto è illustrato brillantemente da Mario Vitale nel suo libro, in cui si legge: «La nuova via della seta è un concetto, un nuovo modo di fare rapporti commerciali (…) ed auspica, attraverso l’integrazione culturale, di abitare».

Sui tratti culturali della Cina è intervenuto Jun Qin che ha evidenziato come Confucio, funzionario dell’Imperatore, costituisca un pilastro di riferimento per la popolazione cinese. «”Ciao Cina” è un’associazione no-profit – ha chiosato Qin – ed io non mi occupo di economia. Confucio è un esempio di vita per noi cinesi, un po’ come lo è Gesù per i cristiani». Qin ha poi sottolineato che i cinesi hanno uno spirito di devozione nei confronti dell’autorità e rispettano le gerarchie; chi è di grado inferiore rispetta chi lo è di superiore; come l’alunno rispetta il maestro; la moglie il marito e i figli i genitori. Questo vale anche nei rapporti commerciali, anche se il discorso diviene più articolato dal momento che per secoli la Cina è stato un Paese molto povero ma, nel contempo, molto esteso e denso; Qin, dunque, crede che ci siano grandi potenzialità di collaborazione tra Cina e Italia.

Il giornalista Molino ha sottolineato, invece, il senso di paura che permea l’Italia intera nei confronti della Cina: «Vogliamo fare affari con la Cina ma temiamo di essere invasi. Da operatore di comunicazione invito a saper leggere tra le righe». Un riferimento storico menzionato da Molino è stato il Memorandum fra il porto di Trieste e CCCC, il colosso cinese presente anche a Genova. Con l’apertura di attività cinesi a Trieste, saranno favoriti in Cina dei prodotti italiani.
Anche per Molino, dunque, non si può negare la realtà. «Il 67% del porto del Pireo – sempre Molino – appartiene alla COSCO» e anche nel porto di Napoli la situazione è analoga; i container della MSC sono solo secondi a quelli della cinese COSCO.
«Non dobbiamo avere un atteggiamento di sudditanza – ha asserito lo scrittore Mario Volpe – bisogna capire la cultura cinese».

Dai suoi numerosi viaggi condotti in Cina, Volpe ha tratto diversi spunti ed informazioni per la stesura del suo libro. Ciò che in modo particolare è emerso dalle sue approfondite considerazioni è che i cinesi sono una popolazione dedita in modo certosino a lavoro; inoltre, per lo scrittore l’Italia sta assistendo a una trasformazione a cui non era abituata. L’esempio posto da Volpe sull’America di Trump è calzante, in quanto anche gli USA si sono resi conto che la Cina è una potenza mondiale, oltre che militare. Daltro canto, l’Italia è più lenta nel rendersi conto di questo. «La Cina ha dimostrato coi fatti – ha concluso Volpe – ciò che noi in Italia abbiamo solo teorizzato.
Io sono un convinto sostenitore dell’UE perché solo con il sostegno dell’Europa possiamo confrontarci con l’imponente Cina. L’Italia – da un punto vista geografico – è equiparabile a una singola provincia cinese».

di Sara Ramondino

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