Mario Venuti e le sue nuove sonorità: il sound brasiliano è il nuovo orizzonte dell’artista

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Capurso, un ridente centro nell’area metropolitana di Bari, reso particolarmente caratteristico dalla bellissima Reale Basilica di Santa Maria del Pozzo che, con l’annesso convento alcantarino, fu realizzata su progetto dell’architetto barese G. Sforza fra il 1750 e il 1770 e, al cui interno, è conservata un’icona bizantina della Madonna ritrovata nel 1705. Una cornice che rappresenta a pieno i gioielli nascosti del nostro Bel Paese, quale scenario migliore per incontrare un grande volto della musica italiana: Mario Venuti. Con lui abbiamo spaziato dalla musica ai temi della legalità, per un viaggio alla scoperta delle sue nuove sonorità.

Fra gli interpreti del video della canzone “Il pubblico sei tu” compare Giuseppe Cimarosa, cugino del superlatitante Matteo Messina Denaro e figlio di un ex fedelissimo del boss. Giuseppe ha detto no al sistema mafioso e il suo rifiuto assume una valenza enorme visto lo stretto grado di parentela con il boss mafioso. C’è un motivo particolare per cui hai voluto Giuseppe nel tuo video?

«Innanzitutto perché Giuseppe è un amico. A me interessava l’utilizzo del cavallo e volevamo un cavaliere particolare che avesse anche un valore simbolico. La sua storia personale è apprezzabilissima perché lui, essendo parente di Matteo Messina Denaro, si è affrancato da questa parentela scomoda subendone le conseguenze, anche piuttosto pesanti, a causa dell’isolamento e rifiuto di Castelvetrano, dove esiste questa mentalità mafiosa che porta ad allontanare chi “parla”. Ciò ha aggiunto un valore simbolico anche al significato della canzone: questa è una cavalcata verso la libertà di pensiero, verso il libero arbitrio».

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Il tuo nuovo album è molto particolare…

«Sì, non mi andava di scrivere canzoni nuove e parlando con Tony Canto, che con me condivide la passione per la musica brasiliana, abbiamo pensato di scegliere dei brani conosciutissimi per renderli vicini alle armonie della musica brasiliana. Un mondo tutto a sé, affascinante».

La musica brasiliana, la canzone napoletana e il blues hanno un sentimento che le accomuna: la malinconia mista alla nostalgia.

«È una bella cosa ciò che hai detto! Sicuramente queste musiche portano con sé qualcosa di autentico, hanno dietro una sofferenza che si esorcizza attraverso il ritmo: l’allegria. E la musica brasiliana è un misto di allegria e di tristezza.
Ai momenti malinconici fanno da contralto momenti invece gioiosi, festosi come accade nella musica napoletana e nel blues che, in particolare, dal “lamento” dello schiavo nelle piantagioni evolve diventando anche rock’n roll. Sì, quindi l’autenticità delle musiche nasce realmente dalla sofferenza».

Ha chiosato salutandoci e andando via verso il palco dove lo attendevano, i percussionisti Neney Bispo Dos Santos e Manola Micalizzi, Vincenzo Virgillito al contrabbasso per il soundcheck del concerto serale (poi, come anticipato, rinviato a sabato). In questa sperimentazione bisogna riconoscere il grande lavoro effettuato con Tony Canto anche sulla vocalità: «Ho scoperto quasi un altro me stesso – confessa Mario Venuti – Noi italiani siamo portati al canto spiegato, enfatico a volte, retaggio del melodramma. In Brasile i toni sono più bassi, tranquilli, suadenti. Ho sperimentato dei timbri gravi che credevo di non avere o dei falsetti quasi femminili.
Il modo in cui cantavo spesso arrivava nuovo perfino a me. Divertimento puro».

di Bruno Marfè

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 220 – AGOSTO 2021

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