Marina Abramović: la cucina di Dio

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Torna a Napoli Marina Abramović, nonna della performance, come ama definirsi oggi l’artista serba all’età di 74 anni. “Regina” dell’Arte performativa.

Nell’atmosfera senza tempo del Castel dell’Ovo, fortezza che Virgilio immagina costruita sul fragile equilibrio di un uovo, la Abramović porta in mostra nella Sala delle Carceri, anticamente adibita a galera del castello, la sua “Estasi” dedicata alla figura di Santa Teresa d’Avila.
La mostra che approda a Napoli dopo la tappa del 2019 alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano è curata da Casa Testori con VanitasClub e vede la presenza di un ciclo di tre installazioni video dal titolo “The Kitchen. Homage to Saint Therese”.
Non è nuova a Napoli l’attività della Abramović, che nel 1974 ha tenuto la sua prima performance partenopea alla Galleria Studio Morra, la Rhythm 0: sei ore nelle quali l’artista si è fatta trovare immobile davanti a un tavolo con oggetti di tipo diverso, strumenti di “piacere” e di “dolore”, utilizzabili dal pubblico a piacimento sul suo corpo “passivo e privo di volontà”.

informareonline-Marina-Abramovic_foto-3Fondamentale in questi anni è stato il rapporto con la Galleria Lia Rumma, sodalizio che rinforza la centralità della città partenopea nel sistema dell’arte contemporanea: qui nel 2004 l’artista aveva presentato una mostra dal titolo “Cleaning the Mirror” esponendo tra l’altro le foto e i lavori realizzati l’anno prima, quando era tornata per la prima volta a Belgrado, sua città natale.
Con questa nuova performance, la Abramović aggiunge il suo contributo all’ampia ricerca artistica esistente sulla santa spagnola. Quella della Santa Teresa d’Avila (1515-1582) è una figura femminile oggetto di interesse e di rappresentazione da parte di diversi artisti. Nel diciassettesimo secolo Lorenzo Bernini aveva scolpito l’estasi di Teresa d’Avila trafitta dalla freccia di un angelo; più tardi nel 1993 Louise Bourgeois la rappresenterà senza braccia e senza testa.
Questa volta, l’artista serba decide di concentrarsi su un episodio poco conosciuto: pare che la santa venisse colpita da lievitazione involontaria nella sua cucina mentre era nell’atto di cuocere la minestra, rimanendo sospesa per aria sopra la pentola in ebollizione. La cucina ha un ruolo centrale nella vita di Santa Teresa: nei suoi diari infatti viene raccontato che la santa spagnola godeva di visioni e di estasi mistiche proprio nella sua cucina. E la cucina è anche un luogo della memoria familiare per Abramović, che ricorda come il fumo del caffè turco facesse da sfondo ai racconti della nonna, come in una reminescenza proustiana.
Il titolo Estasi porta ad una riflessione su una sessualità di tipo clericale, ma anche sui simboli del cattolicesimo, ambiti nei quali Santa Teresa d’Avila è figura di rilievo: nei video compaiono elementi come corpo, teschio, e mani. I video proposti documentano la performance realizzata nel 2009 nell’ex convento di suore clarisse di Gijón, divenuto nel 2007 sede de La Laboral Ciudad de la Cultura, e rappresentano le tre tappe che portano all’estasi: Vanitas, Carrying the Milk, Levitation. Marco Anelli, fotografo e amico della Abramović, testimonierà queste tappe.

Nel primo video, Vanitas l’ambientazione è costituita da calcinacci e Marina si presenta avvolta in un abito nero, austero e monacale. Il teschio che tiene tra le mani quasi in segno di protezione, stringendolo senza mai sfiorarlo, è un teschio in ceramica, che non rappresenta solo un memento mori, ma è sinonimo di consapevolezza dell’azione compiuta e ripercorre il concetto del qui e ora, del vivere il presente.
Nel video Carrying the Milk, Marina entra in connessione con Dio e si abbandona al suo volere, mentre del latte cade a gocce continue dalla pentola che l’artista regge tra le mani, bagnando l’abito scuro, durante ore di tensione performativa. Sensuale il rimando all’atto sessuale, l’artista appare concentrata, con gli occhi chiusi e il corpo vibrante in un’estasi infinitamente dolorosa e intensa.
In Levitation si testimonia, infine, l’atto della lievitazione che colpiva la santa nella sua cucina. Per la prima volta Teresa d’Avila durante quelle fasi entrava in conflitto con Dio, che la teneva lontana dal cibo cucinato per sé e per le consorelle.
Le braccia di Santa Teresa, prima in tensione e poi lasciate cadere lungo il corpo in segno di rassegnazione, l’assenza di suoni, rappresentano l’abbraccio silenzioso alla città di Napoli, racconta il curatore.
Giuseppe Frangi, sceglie una frase chiave per questa esposizione: “Attraverso il corpo io vedo l’anima”. Marina, artista certamente accademica, con le sue performance rompe l’orizzonte di attesa del pubblico e ne resta in balia, entra in dialettica con lo spettatore, diviene al tempo stesso soggetto ed oggetto della sua arte. Corpo e anima si uniscono nella performance.

L’artista dedica questa esposizione all’Italia, all’indomani del duro colpo del covid: “L’Italia ha dimostrato grande coraggio e un profondo senso di comunità e umanità. Italia ti amo e il mio cuore è con te”.

di Mina Grasso 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

 

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