Marianna: “‘A Capa ‘e Napule”

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“Le curiosità di Napoli” è cosi intitolato il libro di Camillo Albanesi, giornalista, studioso e ricercatore delle storie popolari del mezzogiorno napoletano tra il 700’ e 800’.

Questo libro ci parla di tutte le intricate vicende e curiosità che sono radicate da secoli nella storia della città di Napoli e ognuna delle quali possiede dietro di sé una storia lunga e diversa da tutte le altre. A tal proposito avete mai sentito nominare l’espressione: “Me pare donna Marianna, ‘a capa ‘e Napule?”. Ebbene, quest’ultima deriva proprio dalla statua, della quale oggi si conserva solo la testa, di “Marianna ‘a Capa e Napule”, trattata proprio in uno dei capitoli di questo libro.

Chiarisco subito i fatti dicendovi che non dovete offendervi se amici, parenti o chiunque altro si rivolga a voi con questa stessa frase, in quanto secondo gli antichi la statua era simbolo di bellezza, sapienza e intelligenza. Si tratta di una misteriosa testa di donna che poggia su un basamento di piperno collocata in Palazzo San Giacomo. Oggi quest’ultimo è sede del municipio, ma un tempo era sede di un ospedale dedicato all’apostolo San Giacomo. Questa testa marmorea è forse uno dei reperti più antichi conservati nella città, risalente almeno all’epoca classica, come ci suggeriscono le sue fattezze e in particolare l’acconciatura dei capelli, quando Napoli era greca e si preparava a diventare uno dei luoghi più importanti della Magna Grecia.
Nel corso della storia essa si è trasformata in un vero e proprio amuleto per i napoletani ed è diventata parte integrante della loro vita: basti pensare che quando c’erano feste cittadine le donne la adornavano con fiori e gioielli per farla partecipare a tutti gli eventi allegri. La statua probabilmente venne ritrovata tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento e qualunque sia la sua origine sappiamo che ha dimorato in Piazza Mercato attraversando la storia di Napoli, dalla rivolta di Masaniello ai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale.
Quando si sono verificati eventi brutti, gli stessi hanno lasciato impronte di violenza e vandalismo sul volto della statua: di solito Marianna perdeva il naso che, una volta cessati i tumulti, veniva puntualmente rifatto spesso da mani inesperte che conferivano alla statua un aspetto ridicolo; inoltre, la verniciavano con soluzioni biancastre che cancellavano su di essa i segni del tempo, l’unica bellezza della quale poteva vantarsene. L’ultimo restauro del naso venne eseguito nell’Ottocento e la statua si presenta come ad oggi noi la conosciamo. La statua può essere vista durante le visite gratuite che il Comune organizza periodicamente a Palazzo San Giacomo.

di Palmina Falco

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