Maria Falcone: «Le idee di Giovanni Falcone aiuteranno i giovani a migliorare»

Maria Falcone alla Federico II di Napoli - Photo credit Federica Lauletta

Giovanni Falcone vive

 

La parabola della vita e dell’operato di Giovanni Falcone ha segnato la storia degli italiani ed è destinata ad essere ricordata al di là del tempo. Questo perché le idee, lo “spirito di servizio” e paradossalmente anche l’uccisione del magistrato hanno sancito la nascita di un senso di rivincita contro la criminalità organizzata e di un processo di diffusione della legalità e della giustizia che ancora oggi è vivo più che mai.

“Falcone vive? Cosa resta dopo 25 anni dalla strage di Capaci” è stato il titolo del convegno tenutosi lo scorso novembre presso l’Università Federico II di Napoli. A parlare con i numerosissimi giovani presenti all’incontro, oltre al sindaco Luigi De Magistris, al direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Lucio De Giovanni e ad altri docenti, c’era Maria Falcone, sorella del giudice. «Sono felice di essere a Napoli – ha dichiarato – sarebbe stato molto più semplice affrontare lo sconforto dei giorni che hanno succeduto la scomparsa di mio fratello, dove al dolore di una sorella si aggiungeva la disillusione di una cittadina italiana, se avessi saputo che 25 anni dopo mi sarei trovata davanti tanti giovani che ancora credono in Giovanni e nelle sue idee».

 

 

Maria Falcone è presidente dell’associazione “Giovanni e Francesca Falcone”. Da anni è impegnata in campagne per la diffusione della cultura della legalità nelle scuole italiane. «Per sconfiggere la mafia c’è bisogno di una rivoluzione culturale, di creare una società diversa. Mi rivolgo soprattutto ai giovani perché il cambiamento deve partire da loro. Le idee di Giovanni li aiuteranno a migliorare. Io sono veramente preoccupata per una politica che non mette al primo posto i giovani e il loro futuro». Dal 1992, anno della strage di Capaci, la lotta contro le mafie ha portato alla cattura di molti criminali. A questa si è poi aggiunta la lotta all’indifferenza, molto più dannosa. La mafia non è avulsa dalla vita quotidiana e coinvolge tutto e tutti. La rivoluzione culturale di cui parlava Falcone consiste nell’eliminare l’indifferenza che spiana la strada ai mafiosi e nel diffondere il “senso dello Stato”. Far finta di niente non è accettabile, così come non è ammissibile delegare l’adempimento della legalità e della giustizia ad altri. Sono valori talmente necessari che devono essere perseguiti personalmente e quotidianamente. Continuare a parlare di Falcone a 25 anni dalla sua morte non significa commemorarlo. Giovanni Falcone ha messo in discussione la sua vita per migliorare il contesto in cui viveva, ha studiato, ha lavorato su sé stesso e non è stato solo intelligente, ma anche attento alle problematiche della società di quel periodo, interesse che l’ha spinto a ricercare le cause e a iniziare a combatterle. «Quando parlavi con mio fratello capivi che aveva una visione che andava avanti di secoli. Noi tutti se lavoriamo per migliorare noi stessi possiamo diventare come lui. Giovanni Falcone deve significare la voglia di fare e di essere prima di tutto cittadini perché lui è stato prima di tutto un cittadino».

Non c’è bisogno di encomi o celebrazioni. Giovanni Falcone è un modello e le sue idee vanno realizzate per vincere una battaglia che lui stesso ha cominciato e che è costata la vita a troppe vittime innocenti. Per tutti questi motivi Falcone vive e vivrà per sempre ed è grazie a lui se i cittadini italiani onesti riescono ancora a coltivare la speranza.

«Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini. Ognuno deve fare la sua parte, piccola o grande che sia»

Giovanni Falcone

 

di Mara Parretta
Foto di Federica Lauletta

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017