Maresca e Minieri: Carditello per la legalità

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È sabato 17 ottobre. Ha piovuto ed il cielo continua a minacciare tempesta. Non vedo lampi, ma sento il fragore dei tuoni che si infrangono al suolo. Vi sorprendereste se vi dicessi che il rumore viene dall’interno e non dall’esterno? Se la risposta è sì, vuol dire che quel sabato voi non eravate alla Reggia di Carditello e stavate facendo altro. Ed è un peccato, perché le roboanti parole di Salvatore Minieri, giornalista e scrittore, avrebbero potuto scuotervi dallo stato di torpore in cui siamo abituati a stazionare. Quel giorno alla Reggia di Carditello sono stati presentati due libri: “Venga il tuo regno” di Salvatore Minieri e “La mafia è buona!” di Catello Maresca. Due interpreti d’eccezione per argomenti che richiedono una competenza eccezionale – intesa sia come qualità d’eccellenza, sia come fuori dall’ordinario perché non comune. Ma andiamo per ordine.

L’evento è stato aperto dalle parole dell’Ing. Roberto Formato che ha ribadito come la presenza di Maresca e Minieri a Carditello sia un memorandum per chi aveva pensato di fare del Real Sito un castello privato. Ovviamente non parliamo di nuova nobiltà, ma di una feccia che si crede tale e che i due ospiti continuano a combattere: camorristi, se vogliamo renderli un prodotto nostrano, o mafiosi, per renderli internazionalmente riconoscibili. Partendo da qui, Maresca e Minieri hanno conversato dei rispettivi libri, incrociando argomenti ed imbeccandosi a vicenda.

“Venga il tuo regno” affronta la questione dello sviluppo di nuove mafie, più infide perché meno riconoscibili. Lo sfruttamento inumano compiuto dai grandi marchi, di cui tutti o quasi tutti, oggigiorno, siamo clienti e l’eclissi di tali condizioni attraverso l’outsourcing. Numeri alla mano, Minieri ha fatto notare che in Colombia 63 sindacalisti di Coca Cola sono accompagnati da scorta e che H&M, in alcune fabbriche, paga gli operari 36,80 euro ogni due mesi. Il giornalista ha continuato il suo “j’accuse” invitando i presenti a spendere, così come sempre, i propri soldi nei centri commerciali, covo di grandi brand, con chiaro intento antifrastico.

Ed agganciandosi al discorso sulla responsabilità dei cittadini, il magistrato Catello Maresca ha ricordato come anche per le autorità giudiziarie sia fondamentale il loro aiuto. «Dobbiamo smettere di disinteressarci delle nostre cose» ha detto il magistrato «il criminale non ha ostacoli se i cittadini non se ne preoccupano». La falsa credenza che la mafia sia buona, non a caso questa frase è stata scelta come titolo del libro, induce le persone ad assecondarla. Le mafie si inseriscono negli spazi vuoti lasciati dallo Stato e, purtroppo, qui al Sud ce ne sono ancora tanti. Ma la mafia riesce anche a creare quel vuoto che sarà lei stessa a colmare, dimostrandosi vicina a chi si trova in difficoltà, dopo aver provocato la difficoltà. Catello Maresca è però diplomatico. Se le parole di Salvatore Minieri sono sferzate ventose che smascherano l’inganno con la furia buona di chi ancora si batte per un mondo migliore, Maresca raggiunge lo stesso obiettivo grazie ad un eloquio più disteso.

Con il passare dei minuti, il tema si amplifica e va verso riflessione di carattere generale, toccando anche nodi oscuri della cronaca contemporanea. Ne viene fuori che la vera scommessa dei nostri territori è lo sviluppo economico, come migliore antidoto alla criminalità. Solo il lavoro e la prospettiva di un futuro luminoso possono ridurre la manovalanza della camorra. E per quanti nomi siano stati fatti, per quante aperte denunce siano state pronunciate, non sono i singoli che si vogliono attaccare. Maresca e Minieri hanno scavato fino alla radice del problema. Ma rubando a Salvatore Minieri una frase, che lui stesso ha mutuato da Sciascia: «Non siamo qui per fare l’elenco dei buoni e dei cattivi, ma noi da una parte e loro dall’altra».

di Marco Cutillo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°211
NOVEMBRE 2020

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