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Mare Libero: la battaglia degli attivisti per la liberalizzazione delle spiagge 

Gennaro Alvino 10/07/2024
Updated 2024/07/10 at 1:05 AM
5 Minuti per la lettura

Arriva l’estate e porta con sè tutta la fatica, le gambe stanche si fermano tremanti all’ombra per sfuggire al calore. Quanto è cosa dura trovare frescura tra le più afose strade di questa città. Napoli, sinuosa cartolina eternamente legata al binomio mare-sole, si ritrova distrattamente a resistere al puntuale arrivo della bella stagione. Le cartoline sono però carta straccia e Napoli, città di sole e di mare, si trova oggi ad esser privata del suo bene più prezioso. Schiava della sua bellezza e delle sue contraddizioni, la nostra città si ritrova imprigionata nell’istantanea di un’immagine, succube di un solo desiderio: avere la città libera ed il mare libero.  

MARE LIBERO A NAPOLI 

Il tema di Mare Libero a Napoli nasce da una ormai storica questione circa l’accesso limitato ed osteggiato alle spiagge cittadine, occupate quasi interamente da stabilimenti privati e concessioni balneari. La scarsità di spiagge libere, le manifeste speculazioni e la totale mancanza di controlli e trasparenza circa l’assegnazione delle concessioni balneari ha portato ad un crescente malcontento nella popolazione che ha così deciso di unirsi in collettivi e comitati per rendere di nuovo, finalmente, libero il mare di Napoli. «Mare Libero è una realtà nata tre anni fa come reazione alle continue privazioni e privatizzazioni del mare che in questi ultimi decenni hanno reso praticamente impossibile l’accesso alle spiagge – dice Mario Avoletto, uno dei portavoce di Mare Libero ai microfoni di “Informare” – questo per noi è inaccettabile perché il mare, come sancito anche dalla legge italiana, è un bene comune» spiega. «Secondo una legge del 2006, e noi ci siamo battuti affinché ciò venisse riportato nel piano strategico del Comune di Napoli, l’accesso al mare è garantito a tutti e, soprattutto, da ogni punto: quindi anche dai lidi privati. Non è possibile che il gestore di un lido ti impedisca di accedere alla spiaggia obbligandoti poi a pagare il fitto di un ombrellone. Noi chiediamo che almeno il 70% della spiaggia venga reso accessibile, certamente non abbandonato ma gestito dal Comune o da enti locali. Ciò potrebbe inoltre rappresentare un’ottima occasione di sviluppo e di occupazione» ribadisce Avoletto.  

LE CONCESSIONI IN ITALIA 

«In Italia le concessioni sono attualmente scadute e, secondo la legge Bolkestein, direttiva dell’Unione Europea del 2006, le concessioni su beni pubblici in uso demaniale devono essere assegnate attraverso gare pubbliche, trasparenti ed europee. L’assegnazione di un bene poi, come indicato dalla legge sopracitata, può avere una durata che va dai 5 ai 99 anni, sappiamo tuttavia esserci in Italia delle concessioni balneari centenarie che in modo non propriamente legale sono tramandate di padre in figlio. L’attuale governo non sta facendo nulla per far rispettare queste normative europee permettendo alla lobby dei balneari, fra le quali spiccano le figure della Santanchè e di Briatore, di speculare su un bene comune sottraendolo di fatto alla comunità» spiega la voce di Mare Libero. «Noi siamo dei comitati di attivisti, provenienti già da decenni di mobilitazioni sul territorio, stanchi di vedere una politica incapace o addirittura non interessata a garantire determinati diritti ai cittadini. Agiamo a difesa del mare con attività di denuncia cercando di riappropriarci delle spiagge con azioni e mobilitazioni collettive, abbiamo inoltre uno staff di urbanisti, avvocati ed esperti del settore che si occupano delle questioni più tecniche. Noi non facciamolo solo contestazione ma proponiamo delle linee di iniziativa anche sul piano deliberativo ed abbiamo una visione strategica incentrata sulla difesa e sul rilancio dei beni comuni all’interno un paradigma più ampio che è quello della giustizia climatica, sociale ed ambientale». Conclude poi: «Per noi la battaglia per il mare non è solo un fronte concreto e specifico ma anche simbolico perché è parte di una battaglia più ampia contro l’eccessiva turistificazione della città. Partendo dalla difesa dell’acqua e del mare vogliamo estendere la nostra lotta a qualsiasi altro bene comune garantendo così una vita dignitosa a tutti e porre le basi per costruire una visione alternativa di questa città. Mare Libero e Napoli Libera!».  

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