Mare e Miniere 2019 chiude a Villacidro con due concerti imperdibili

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La programmazione annuale di Mare e Miniere si conclude a Villacidro con la sessione autunnale dei seminari e due serate imperdibili con il progetto speciale LINGUAMADRE, dedicato a Pier Paolo Pasolini e il concerto di Francesca Incudine

La programmazione annuale di Mare e Miniere 2019 si conclude a Villacidro con due concerti imperdibili che andranno in scena nel cortile di Casa Dessì. Si comincia il 20 settembre alle ore 21,30 con “LINGUAMADRE Il canzoniere di Pasolini”, produzione originale che vedrà protagonisti Duo Bottasso, Elsa Martine Davide Ambrogio.

Nata dall’idea del giornalista e studioso di canzone d’autore Enrico de Angelis e sviluppata insieme alle direzioni artistiche dei tre partner. La produzione ha debuttato in prima assoluta il 25 luglio a Loano (SV) nell’ambito del Premio Loano 2019. Seguendo il filo tematico della “madre” – come figura centrale di molta poesia popolare, e come lingua – la produzione ha ridato suono e voce alle poesie raccolte da Pasolini e contenute nel Canzoniere italiano pubblicato nel 1955, un viaggio – fino ad allora mai tentato – attraverso la poesia popolare italiana e le sue molte lingue, proprio nel momento in cui in Italia, alla soglia del boom economico, si avviava la lenta erosione del dialetto come “lingua madre” di buona parte della popolazione.

Per quest’operazione di “archeologia creativa” sono stati scelti quattro giovani musicisti, tra i talenti più interessanti del nuovo folk italiano: il piemontese Duo Bottasso, la cantante friulana Elsa Martin, e il polistrumentista calabrese Davide Ambrogio, che hanno riletto l’opera attraverso le lenti della contemporaneità, senza filologismi, ma con il senso estetico e le procedure sonore di chi oggi suona e interpreta in maniera creativa musiche di tradizione orale, creando partiture originali dove forme più progressive si alternano ad atmosfere più liriche ed evocative.

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Un’impresa musicale – lontana da ogni filologia in cui le voci di Elsa Martin e Davide Ambrogio dialogano con violino, tromba e organetto del duo Bottasso; gli arpeggi di chitarra lasciano spazio agli ostinati di lira, il mantice dell’organetto si fa strumento ritmico, i bordoni della zampogna supportano, dialogano, accompagnano le poesie popolari scelte tra cui indovinelli, canti della terra, ninne nanne, canti della resistenza, temi fanciulleschi e canti della guerra.

Il giorno seguente, 21 settembre ore 21.30, il cortile di Casa Dessì ospiterà il concerto di Francesca Incudine, voce tra le più interessanti della scena world italiana, che porterà in scena i brani di “Tarakè”, disco con il quale si è aggiudicata la Targa Tenco 2018 per il miglior album in Dialetto.

Secondo episodio discografico della siciliana, “Tarakè” nasce da un’urgenza di cambiamento, dalla ricerca di nuove strade e dalle conseguenti cadute. Inquieta, come il titolo del suo disco, Tarakè: una parola che deriva dal greco e significa scompiglio, turbamento, ma che si trasforma quando incontra il suffisso “akos” (rimedio), diventando “tarassaco”, il nome di un fiore che ha in sé il problema e la sua soluzione. È quel fiore conosciuto anche come soffione, che pare esaudisca i desideri quando, grazie ad un alito, i suoi semi si disperdono nel vento. “Così, come quei piccolo semi, sono venute fuori – racconta Francesca Incudine – l e canzoni di questo disco. Undici piccole guerriere che raccontano di coraggio e di come le cose cambiano solo se veramente vogliamo che cambino. Undici quadri sonori per restituire un po’ di ciò che ero e di ciò che voglio essere, rispondendo ancora una volta ad una promessa fatta a me stessa: quella di essere autentica”.

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E, seguendo la traiettoria dei batuffoli di tarassaco, Francesca Incudine è partita alla ricerca di storie e di emozioni da raccontare, per lo più in siciliano, nelle tracce del disco: le operaie della Triangle Waist Company di New York morte in fabbrica avvolte dalla fiamme; i dubbi di Colombo e Gutierrez che, in una immaginaria conversazione, si interrogano sulle ragioni del viaggio; il dramma dell’immigrazione e il coraggio dell’umanità; la voglia di cambiamento; la forza dell’amore quando è appartenenza e non possesso; la capacità di trasformare le “cadute” in danza; il tempo che passa vissuto con la leggerezza dell’infanzia. È un disco che racconta l’impegno di vivere Tarakè, ma lo racconta con la delicatezza e la levità dei semi nel vento. Si potrebbe dire che è colorato ad acquerelli, come l’immagine di copertina firmata da Stefania Bruno.

Le due serate  di mare e miniere faranno da corollario alla sessione autunnale dei Seminari di canto e musica popolare che si terrà dal 20 al 22 settembre sempre a Villacidro presso il Palazzo Vescovile, e nel corso dei quali saliranno in cattedra Elena Ledda e Simonetta Soro per lo stage di canto popolare, mentre Marcello Peghin e Mauro Palmas terranno rispettivamente i corsi di chitarra e mandola.

 

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